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 2017  gennaio 19 Giovedì calendario

APPUNTI SULLA VALANGA CHE HA TRAVOLTO L’ALBERGO

LA POLEMICA
Lo spazzaneve che non è mai arrivato
e gli altri dubbi sui soccorsi
«Ma quegli uomini sono valorosi»
Un sopravvissuto racconta: «Tutti i clienti dell’hotel erano pronti a partire alle 15» ma il mezzo che doveva liberare la strada non si è visto. «Quando ho dato l’allarme non mi hanno creduto». Delrio e Curcio: «Abbiamo affrontato una situazione eccezionale»
di Claudio Del Frate
La colonna dei soccorsi avanza a fatica verso l’hotel Rigopiano shadow
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I clienti dell’hotel Rigopiano già pronti ad abbandonare la struttura ma che restano bloccati perché non arriva lo spazzaneve. Il primo allarme subito dopo la valanga a cui non viene dato tempestivo credito. La prima colonna di soccorsi che resta bloccata perché manca il gasolio. Come quasi sempre accade, ci si comincia a porre l’interrogativo se tutto abbia funzionato nelle ore immediatamente successive alla tragedia dell’hotel ai piedi del Gran Sasso. Polemica troncata però sul nascere dal numero uno della Protezione Civile Fabrizio Curcio («In azione uomini valorosi che hanno lavorato in condizioni al limite») e dal ministro Graziano Delrio («Situazione eccezionale). Vediamo di mettere a fuoco quanto emerso fino a questo momento.


L’attesa vana dello spazzaneve
Una delle prime testimonianze emerse questa mattina è quella di Quintino Marcella, titolare di un albergo a Silvi Marina, sulla costa pescarese dell’Adriatico. È il messaggio vocale Whatsapp che gli giunge da Giampiero Parete, suo collega e amico che si trova all’hotel Rigopiano: la voce di Parete urla e trema, parla subito di una valanga di enormi proporzioni che ha sepolto e travolto il resort e di lui che si è miracolosamente salvato perché poco prima era uscito.
PUBBLICITÀ

inRead invented by Teads



«Ma quando ho dato l’allarme all’inizio non volevano credermi; la dirigente della prefettura di Pescara per due volte mi ha risposto: “Non è successo nulla”» ha detto Marcella, aggiungendo un altro particolare: «Giampiero e tutti gli altri ospiti dell’albergo avevano pagato ed avevano raggiunto la hall, pronti per ripartire non appena sarebbe arrivato lo spazzaneve. Gli avevano detto che sarebbe arrivato alle 15, ma l’arrivo è stato posticipato alle 19. Avevano preparato già le valigie, tutti i clienti volevano andare via». Ma i mezzi tardano ancora e alle 22 la valanga piomba su Rigopiano.


Soccorsi e rifornimenti a piedi
Le prime immagini che arrivano dal luogo della tragedia danno subito una dimensioni di quello che sta accadendo: da un lato mostrano la fatica e l’abnegazione dei soccorritori, dall’altro gli ostacoli aggiuntivi con cui devono fare i conti: i primi di loro arrivano a Rigopiano con gli sci ai piedi, più tardi le immagini dall’alto riprese dall’elicottero dei Vigili del Fuoco mostrano la colonna dei soccorsi che avanza tra due mura di neve lungo la strada non ancora sgomberata. Valanga o non valanga, la strada che raggiunge la località era del tutto impraticabile. A un certo punto la turbina che apre la colonna rimane a secco di gasolio e deve essere rifornita grazie a uomini che trasportano taniche di carburante a piedi.
shadow carousel
«Valanga seppellisce un hotel»: le ricerche all’hotel Rigopiano sui siti internazionali

«Valanga seppellisce un hotel»: le ricerche all?hotel Rigopiano sui siti internazionali

«Valanga seppellisce un hotel»: le ricerche all?hotel Rigopiano sui siti internazionali

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«Valanga seppellisce un hotel»: le ricerche all?hotel Rigopiano sui siti internazionali
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Curcio: «Uomini valorosi»
Sui social e non solo partono le polemiche, nella discussione entra anche l’ex capo della Protezione Civile Guido Bertolaso che con riferimento al dopo sisma parla di «Stato assente» e di «punto più basso» raggiunto nella gestione dei soccorsi. Poco dopo gli risponde a distanza il capo della Protezione Civile Fabrizio Curcio: «L’hotel Rigopiano è stato raggiunto alle 4.30 del mattino da uomini valorosi perché, di fronte a situazioni veramente al limite, hanno raggiunto la struttura mettendo in sicurezza due persone e adesso stanno lavorando per portare i mezzi che ancora fanno fatica ad arrivare. Ma stanno già lavorando nella verifica delle condizioni che sono proibitive anche per il soccorso tecnico» dice facendo il punto della situazione su quanto sta avvenendo nella località abruzzese.
Delrio: «Situazione eccezionale»
Poco più tardi alle parole di Curcio si aggiungono quelle di Graziano Delrio, che interviene sull’argomento a margine della presentazione del nuovo contratto per gli Intercity: «Più che di un ritardo nei soccorsi dovuti alla viabilità si può parlare di una situazione eccezionale e ringraziare le migliaia di persone che da ore stanno a lavoro per aiutare tutti. Sono stati mobilitati tutti i mezzi. Il sistema di protezione civile credo meriti semplicemente un grazie. Quando cadono decine di alberi sulle strade e metri di neve è evidente che le condizioni di soccorso sono molto difficili». «È il momento — aggiunge — di stringerci tutti insieme intorno a coloro che hanno perso i loro cari e di non fare polemiche e fare uno sforzo comune».
Venticinque chilometri d’inferno
La colonna dei soccorsi ha dovuto affrontare condizioni proibitive per raggiungere il luogo della tragedia: da Penne, ultimo centro abitato di una certa dimensione, a Rigopiano, ci sono circa 25 chilometri. I primi mezzi erano partiti da Pescara alle 18 di mercoledì ma una volta imboccata la strada verso il Gran Sasso ci si è resi conto che il percorso non era stato liberato dalla neve e che lo spessore aumentava di 20 centimetri ogni 500 metri mano a mano che si saliva. I mezzi, tra mille ostacoli, sono così arrivati dove era caduta la valanga poco prima delle 11 di oggi, giovedì.
Corriere della Sera
/ CRONACHE

LA POLEMICA
Lo spazzaneve che non è mai arrivato
e gli altri dubbi sui soccorsi
«Ma quegli uomini sono valorosi»
Un sopravvissuto racconta: «Tutti i clienti dell’hotel erano pronti a partire alle 15» ma il mezzo che doveva liberare la strada non si è visto. «Quando ho dato l’allarme non mi hanno creduto». Delrio e Curcio: «Abbiamo affrontato una situazione eccezionale»
di Claudio Del Frate
La colonna dei soccorsi avanza a fatica verso l’hotel Rigopiano La colonna dei soccorsi avanza a fatica verso l’hotel Rigopiano shadow
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I clienti dell’hotel Rigopiano già pronti ad abbandonare la struttura ma che restano bloccati perché non arriva lo spazzaneve. Il primo allarme subito dopo la valanga a cui non viene dato tempestivo credito. La prima colonna di soccorsi che resta bloccata perché manca il gasolio. Come quasi sempre accade, ci si comincia a porre l’interrogativo se tutto abbia funzionato nelle ore immediatamente successive alla tragedia dell’hotel ai piedi del Gran Sasso. Polemica troncata però sul nascere dal numero uno della Protezione Civile Fabrizio Curcio («In azione uomini valorosi che hanno lavorato in condizioni al limite») e dal ministro Graziano Delrio («Situazione eccezionale). Vediamo di mettere a fuoco quanto emerso fino a questo momento.


L’attesa vana dello spazzaneve
Una delle prime testimonianze emerse questa mattina è quella di Quintino Marcella, titolare di un albergo a Silvi Marina, sulla costa pescarese dell’Adriatico. È il messaggio vocale Whatsapp che gli giunge da Giampiero Parete, suo collega e amico che si trova all’hotel Rigopiano: la voce di Parete urla e trema, parla subito di una valanga di enormi proporzioni che ha sepolto e travolto il resort e di lui che si è miracolosamente salvato perché poco prima era uscito.
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«Ma quando ho dato l’allarme all’inizio non volevano credermi; la dirigente della prefettura di Pescara per due volte mi ha risposto: “Non è successo nulla”» ha detto Marcella, aggiungendo un altro particolare: «Giampiero e tutti gli altri ospiti dell’albergo avevano pagato ed avevano raggiunto la hall, pronti per ripartire non appena sarebbe arrivato lo spazzaneve. Gli avevano detto che sarebbe arrivato alle 15, ma l’arrivo è stato posticipato alle 19. Avevano preparato già le valigie, tutti i clienti volevano andare via». Ma i mezzi tardano ancora e alle 22 la valanga piomba su Rigopiano.


Soccorsi e rifornimenti a piedi
Le prime immagini che arrivano dal luogo della tragedia danno subito una dimensioni di quello che sta accadendo: da un lato mostrano la fatica e l’abnegazione dei soccorritori, dall’altro gli ostacoli aggiuntivi con cui devono fare i conti: i primi di loro arrivano a Rigopiano con gli sci ai piedi, più tardi le immagini dall’alto riprese dall’elicottero dei Vigili del Fuoco mostrano la colonna dei soccorsi che avanza tra due mura di neve lungo la strada non ancora sgomberata. Valanga o non valanga, la strada che raggiunge la località era del tutto impraticabile. A un certo punto la turbina che apre la colonna rimane a secco di gasolio e deve essere rifornita grazie a uomini che trasportano taniche di carburante a piedi.
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«Valanga seppellisce un hotel»: le ricerche all’hotel Rigopiano sui siti internazionali
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«Valanga seppellisce un hotel»: le ricerche all’hotel Rigopiano sui siti internazionali
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«Valanga seppellisce un hotel»: le ricerche all’hotel Rigopiano sui siti internazionali
«Valanga seppellisce un hotel»: le ricerche all?hotel Rigopiano sui siti internazionali
«Valanga seppellisce un hotel»: le ricerche all’hotel Rigopiano sui siti internazionali
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Curcio: «Uomini valorosi»
Sui social e non solo partono le polemiche, nella discussione entra anche l’ex capo della Protezione Civile Guido Bertolaso che con riferimento al dopo sisma parla di «Stato assente» e di «punto più basso» raggiunto nella gestione dei soccorsi. Poco dopo gli risponde a distanza il capo della Protezione Civile Fabrizio Curcio: «L’hotel Rigopiano è stato raggiunto alle 4.30 del mattino da uomini valorosi perché, di fronte a situazioni veramente al limite, hanno raggiunto la struttura mettendo in sicurezza due persone e adesso stanno lavorando per portare i mezzi che ancora fanno fatica ad arrivare. Ma stanno già lavorando nella verifica delle condizioni che sono proibitive anche per il soccorso tecnico» dice facendo il punto della situazione su quanto sta avvenendo nella località abruzzese.
Delrio: «Situazione eccezionale»
Poco più tardi alle parole di Curcio si aggiungono quelle di Graziano Delrio, che interviene sull’argomento a margine della presentazione del nuovo contratto per gli Intercity: «Più che di un ritardo nei soccorsi dovuti alla viabilità si può parlare di una situazione eccezionale e ringraziare le migliaia di persone che da ore stanno a lavoro per aiutare tutti. Sono stati mobilitati tutti i mezzi. Il sistema di protezione civile credo meriti semplicemente un grazie. Quando cadono decine di alberi sulle strade e metri di neve è evidente che le condizioni di soccorso sono molto difficili». «È il momento — aggiunge — di stringerci tutti insieme intorno a coloro che hanno perso i loro cari e di non fare polemiche e fare uno sforzo comune».
Venticinque chilometri d’inferno
La colonna dei soccorsi ha dovuto affrontare condizioni proibitive per raggiungere il luogo della tragedia: da Penne, ultimo centro abitato di una certa dimensione, a Rigopiano, ci sono circa 25 chilometri. I primi mezzi erano partiti da Pescara alle 18 di mercoledì ma una volta imboccata la strada verso il Gran Sasso ci si è resi conto che il percorso non era stato liberato dalla neve e che lo spessore aumentava di 20 centimetri ogni 500 metri mano a mano che si saliva. I mezzi, tra mille ostacoli, sono così arrivati dove era caduta la valanga poco prima delle 11 di oggi, giovedì.

REPUBBLICA.IT
In uno scenario apocalittico, un paradiso naturale trasfigurato in un gelido inferno bianco, uomini e macchine scavano da ore tra neve e macerie nella speranza di trovare altri superstiti della valanga che ha investito ieri l’hotel Rigopiano, nel comune di Farindola, sul versante pescarese del Gran Sasso.

Nonostante il silenzio si ostini a rispondere alle loro invocazioni, per i soccorritori ci sono i margini per salvare delle vite. Lo ribadisce il capo della Protezione Civile Fabrizio Curcio, dopo aver fatto il punto della situazione. "E’ la speranza il motore dei soccorsi. Senza la speranza i soccorritori non lancerebbero il cuore oltre l’ostacolo". E non continuerebbero a scavare "per tutta la notte", come garantisce Curcio. Perché bisogna tener viva quella speranza, anche se l’area della catastrofe ha sin qui restituito solo corpi senza vita. Tre estratti questa mattina, un quarto localizzato, mentre Titti Postiglione, capo dell’ufficio emergenze del dipartimento della protezione civile, nel corso di un aggiornamento, invita a considerare "due le vittime accertate".

Resta fermo a due anche il numero degli scampati: Giampiero Parete e Fabio Salzetta, che al momento della valanga si trovavano all’esterno e da lì sono riusciti a lanciare l’allarme. I resti delle prime tre vittime sono in corso di trasferimento in elicottero all’aeroporto d’Abruzzo, da dove saranno portati in obitorio per gli accertamenti del medico legale.

Il numero dei dispersi è incerto ma sicuramente importante. Secondo il sottosegretario regionale con delega alla Protezione civile, Mario Mazzocca, nell’hotel erano presenti almeno 34 persone: "Quelle registrate in Questura ufficialmente sono di meno, ovvero 22 clienti e otto dipendenti. Ma è verosimile che vi fossero almeno quattro ospiti non residenti in albergo". Per il sindaco di Farindola Ilario Lacchetta, invece, erano in hotel 24 persone, di cui, precisa, almeno quattro bambini.

La massa ghiacciata di proporzioni spaventose, un fronte di oltre 300 metri, si è staccata dai 2.400 metri della parete del monte Siella a seguito del sisma che ha nuovamente e ripetutamente infierito ieri sul Centro Italia. Ed è precipitata giù senza trovare negli alberi una sufficiente resistenza. Nei pendii superiori, ha sdraiato un intero bosco. Ma un altro dato rende l’idea della sua forza d’urto: l’hotel Rigopiano si è spostato di dieci metri.

"Uso un’espressione un po’ impropria: al Rigopiano vi è stata un’implosione verso l’interno - descrive ancora Curcio. "L’intervento all’hotel Rigopiano è ai limiti del possibile - aggiunge il capo della Protezione Civile, evidenziando anche la precaria sicurezza in cui operano i soccorritori -. Abbiamo parlato con tutti gli operatori sul territorio e l’idea è supportare chi sta lavorando sul posto. E’ uno scenario critico. I tecnici definiranno cosa fare anche in base a quelle che sono le condizioni: con il giorno c’è un certo livello di sicurezza, mentre la notte quelle condizioni cambiano. Cercheremo di fare il possibile anche la notte".

Valanga su hotel Rigopiano, le immagini dall’elicottero della Polizia
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I primi a raggiungere nella notte l’area del disastro e a penetrare tra le macerie sono stati dieci finanzieri scialpinisti. Perché anche le vie di comunicazione con l’hotel erano state spazzate dalla valanga. Solo dopo molte ore e tra difficoltà inenarrabili alla fine è giunta a destinazione, preceduta da una turbina spazzaneve, anche la colonna mobile dei soccorritori. Oltre 135 uomini e 20 mezzi di esercito, polizia, carabinieri, soccorso alpino, protezione civile e guardia di finanza. Localizzato il punto dove si trovava il tetto dell’hotel e liberato il piazzale, i mezzi meccanici hanno iniziato a scavare. Si aggirano anche le unità cinofile dei vigili del fuoco, senza registrare segnali di vita sotto la coperta di ghiaccio che si è stesa sull’hotel. I pompieri, di fronte al disastro: "L’albergo è stato spazzato via, non esiste più".

Intanto al Palazzetto dello Sport di Penne, dove è stato allestito il punto di raccolta del Centro operativo comunale, dove si accolgono e assistono i parenti di chi era all’hotel Rigopiano, Curcio presiede il vertice sulle operazioni di soccorso assieme al viceprefetto di Pescara Carlo Torlontano e ai comandi di tutte le forze impegnate. E allo stesso sottosegretario regionale Mazzocca, che si esprime con disagio su una vicenda su cui ora La Procura di Pescara indaga per omicidio colposo: "Per quanto mi riguarda nel 2005 ho vissuto un’emergenza simile, ma allora le Province e i Comuni avevano altre risorse e uomini. Anche l’Anas era una cosa diversa. Oggi è difficile fare fronte a una emergenza straordinaria, senza pari nella storia dell’Abruzzo, con gli uomini e le risorse che abbiamo".

Valanga su hotel Rigopiano, le prime immagini all’interno dell’albergo
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L’area privilegiata delle ricerche è evidentemente quella corrispondente all’interno dell’edificio, ma la zona interessata è molto più ampia, si sviluppa per centinaia di metri e percorre tutta la massa della valanga. Il locale della piscina coperta, che si trovava davanti all’hotel, è sprofondato a un piano sotto il livello dell’ingresso. La piscina è completamente ghiacciata a quasi integra, ma alla sue spalle, da dove arrivavano i clienti, c’è un’unica massa di neve, macerie e detriti di alberi. Distrutta la cupola di vetro che copriva la struttura sotterranea penetrando nell’ampia zona della Spa.

Valanga su hotel, la colonna dei soccorsi bloccata dalla neve
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Le storie dei sopravvissuti. Giampiero Parete, 38 anni, all’hotel Rigopiano con la famiglia, e Fabio Salzetta, manutentore dell’albergo, al momento della valanga si trovavano all’esterno. Sono in buone condizioni fisiche: si erano riparati all’interno dell’auto. "Sono salvo - ha raccontato Perete - perché ero andato in auto a prendere una medicina per mia moglie che aveva mal di testa. Mentre tornavo verso l’hotel ho sentito rumori e scricchiolii e ho visto la montagna cadere addosso all’edificio. Ha travolto anche me, ma parzialmente. Ho visto gran parte dell’albergo ricoperto dalla neve. Ho provato a entrare ma ho rischiato di rimanere intrappolato; allora mi sono aggrappato a un ramo e sono riuscito a tornare verso la macchina. Poi ho incontrato il manutentore dell’albergo e insieme abbiamo lanciato l’allarme. Dall’interno dell’hotel non ho sentito alcun rumore o movimento. I miei due figli e mia moglie sono nell’hotel". Parete, residente a Montesilvano (Pescara), assistito dal personale della Rianimazione dell’ospedale di Pescara e dagli psicologi della Asl, è arrivato in stato di ipotermia, ma il quadro clinico non è preoccupante.

E’ il sindaco di Farindola, Ilario Lacchetta, a riportare la testimonianza dell’altro superstite, Fabio Salzetta. "E’ il manutentore dell’hotel, lo conosco bene. Ci ho parlato anche stamattina, ha detto che non si è accorto di nulla. E’ stato un brevissimo lasso di tempo silenzioso. Si è trovato travolto all’interno del locale caldaia, un vano in cemento armato che l’ha protetto da tutto. Immediatamente liberatosi ha provato a cercare aiuto e a sentire se ci fossero voci, ma non...Ha trovato solo l’altra persona che era in difficoltà come lui".

Hotel Rigopiano, la testimonianza: "Il cuoco disperato mi ha chiesto aiuto su WhatsApp, ma non mi hanno creduto"
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"Non credevano all’allarme". A dare l’allarme sul disastro dell’hotel Rigopiano è stato proprio Giampiero Parete, con una telefonata all’amico ristoratore e suo datore di lavoro, Quintino Marcella, che a sua volta ha chiamato i soccorsi. Senza essere creduto. Questo il suo racconto: "Ieri, alle 5,30, ricevo una telefonata via WhatsApp del mio cuoco che sta lì in vacanza con sua moglie e i suoi figli, uno di 6 e una di 8 anni. Mi dice: aiuto professore, è arrivata una valanga. L’albergo non c’è più, è sparito, è sepolto. Noi siamo fuori, siamo in due, ma tu chiama i soccorsi. Riesco a mettermi in contatto con il Centro di coordinamento della prefettura, ma mi sento rispondere: abbiamo chiamato due ore fa l’albergo, era tutto a posto. Non hanno voluto prendere per vera la mia versione. Io ho insistito: ho chiamato 115, 117, 118, 113, 112. Fino a quando alle 8 si sono messe in moto le macchine". L’uomo assicura di essere rimasto in contatto con il superstite, anche tramite sms: "Mi ha detto: sono tutti morti". "Giampiero - prosegue Marcella - e tutti gli altri ospiti dell’albergo avevano pagato e avevano raggiunto la hall, pronti per ripartire non appena fosse arrivato lo spazzaneve. Intorno alle 15, gli avevano detto. Ma l’arrivo è stato posticipato alle 19. Avevano preparato già le valigie, tutti i clienti volevano andare via"

I dispersi. Fulvio, fratello di Marco Vagnarelli: "L’ultimo contatto con Marco risale alle 16,30 di ieri pomeriggio e ancora la slavina non era venuta giù: poi più nulla". Marco Vagnarelli e la compagna Paola Tomassini, di Castignano (Ascoli Piceno) sono ancora sotto le macerie. "Ci siamo messaggiati su WhatsApp, mi ha scritto che stavano per ripartire, ma c’erano ritardi per via della neve. C’erano dieci auto in fila e stavano aspettando che fosse liberata la strada. Il viaggio di soli due giorni stava per finire: dovevano andar via al mattino ma a causa del maltempo che bloccava la strada sono dovuti rimanere, fermandosi anche a pranzo. Si era impaurito per la scosse di terremoto, ma non per il maltempo. L’ultimo messaggio mio fratello lo ha mandato a mio figlio - riferisce ancora Fulvio Vagnarelli -. Lo ha avvisato che, visto che non riuscivano ancora a ripartire, rientrava in hotel e che, dentro, il telefono non prendeva. Da quel momento non abbiamo più notizie di Marco e Paola".

Oltre alla coppia di Castignano, non si hanno notizie di Domenico Di Michelangelo, 41 anni, di Chieti, poliziotto in servizio a Osimo, della moglie Marina Serraiocco, 37, di Popoli, e del loro bambino. Dispersi anche Emanuele Bonifazi, 31 anni, di Pioraco, dipendente dell’hotel, e Marco Tanda, 25 anni, residente a Macerata. Era con la fidanzata 24enne Jessica Tinari, anche lei dispersa, originaria di Lanciano, in provincia di Chieti. Tra i dipendenti dell’hotel, dispersi il 33enne ternano Alessandro Riccetti e la cuoca Ilaria Di Biase, 22enne di Archi, in Val di Sangro (Chieti). C’è poi un uomo originario di Cosenza, una famiglia di tre persone di Osimo, composta da padre, agente di polizia, madre, commerciante e il loro bimbo di 6 anni; Luciano Caporale, 54 anni, e la moglie, Silvana Angelucci, 46 anni, di Castel Frentano (Chieti), entrambi parrucchieri. Grande preoccupazione anche per la famiglia del 27enne Stefano Feniello, di origini salernitane e residente a Silvi Marina (Teramo). Il giovane, secondo quanto si è appreso, ieri era nell’hotel dove aveva festeggiato assieme alla fidanzata il compleanno.

L’hotel Rigopiano, come era prima di essere travolto dalla slavina
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Sembra che alcuni ospiti siano riusciti ad andar via prima che la slavina si abbattesse sulla struttura ma ancora non è chiaro quanti siano riusciti a mettersi in salvo. Ieri, poco prima della tragedia, la direzione dell’hotel aveva informato che "a causa delle condizioni atmosferiche e delle forti nevicate, le linee telefoniche erano interrotte", invitando i clienti a contattare l’hotel all’indirizzo di posta elettronica. "Aiuto aiuto stiamo morendo di freddo": così una coppia ospite dell’albergo ha scritto ai soccorritori con un sms.


REPUBBLICA.IT
Una valanga, quasi sicuramente provocata dal sisma che ha colpito ieri mattina l’Aquilano, ha investito l’hotel Rigopiano di Farindola, alle falde del Gran Sasso pescarese: l’allarme è stato dato da due clienti. "Purtroppo è accaduta una terribile tragedia sembrerebbe ci siano delle vittime, ma è tutto da confermare" scrive su Facebook il presidente della provincia di Pescara Antonio Di Marco. "A Rigopiano è in atto una bufera di neve. In albergo c’erano oltre 20 ospiti, tra cui almeno due bambini", conclude Di Marco. Sembra che alcuni siano andati via prima che la slavina si abbattesse sull’hotel, ma non si sa quanti siano comunque riusciti a mettersi in salvo e quanti effettivamente si trovino ancora nell’albergo letteralmente sommerso dalla neve.

L’arrivo delle prime squadre di soccorso con gli sci, alle 4.40: luci accese nell’hotel, ma non si sentono voci. E l’albergo è quasi interamente sommerso dalla neve.
Le prime squadre di soccorso sono giunte alle 4.40 all’albergo, dopo aver percorso diversi chilometri sugli sci. La colonna dei veicoli è ancora bloccata e ci vorrà del tempo ancora per liberare la strada. Secondo le prime informazioni, le luci dell’albergo sono accese, ma non si sentono voci dall’interno. L’hotel appare comunque quasi completamente sommerso dalla neve. La distanza da percorrere era di 45 chilometri da Pescara a Farindola e di altri 9 da Farindola fino alla frazione di Rigopiano. Secondo testimoni ci sarebbero almeno tre dispersi. La valanga di dimensioni importanti è venuta giù in un tratto boschivo e per questo particolarmente violenta, investendo auto, bestiame e parte dell’albergo. Secondo quanto appreso dal Soccorso Alpino, alcune persone presenti nell’albergo erano già scese a valle per dare l’allarme.

Linee telefoniche interrotte. Ieri, poco prima che sull’hotel si abbattesse la valanga, la direzione dell’albergo aveva diffuso l’avvertenza che "a causa delle condizioni atmosferiche e delle forti nevicate, le linee telefoniche erano interrotte. E invitava i clienti in arrivo a contattare l’hotel all’indirizzo di posta elettronica. Pochi minuti dopo la diffusione di questo avvertimento, si sarebbe verificata la valanga che ha travolto il resort invernale

Gli sms dei clienti dell’albergo. "Aiuto aiuto stiamo morendo di freddo". E’ il contenuto di un sms dei due clienti (una coppia) dell’Hotel Rigopiano inviato ai soccorritori. Al momento la colonna dei soccorritori è ostacolata da altre slavine che hanno trascinato sulla strada alberi e pietre che devono essere rimossi prima la turbina possa passare. Nel frattempo un gruppo del soccorso Alpino si sta dirigendo con gli sci verso l’hotel, dove è arrivato poco prima delle 4.40. Ma ora c’è da attendere che possano giungere i veicoli della colonna di aiuti.
Valanga su hotel, soccorritore: ’’Allarme via WhatsApp, l’albergo è sommerso’’
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Il disperso a Campotosto. Intanto ha un nome l’uomo che risulta disperso per un’altra slavina ad Ortano, frazione di Campotosto (L’Aquila). Si chiama Enrico ed ha circa 70 anni. Lo afferma un’amica dell’uomo, Adriana Barnabei, ora abitante in provincia di Viterbo, ma originaria di Ortolano e che ha appreso di quanto accaduto dalla sorella di Enrico, che vive ancora nel paese. "Enrico è scappato dopo la prima scossa. E fuori, è stato travolto dalla slavina". La donna racconta che l’amico, che definisce "un amicone, un uomo di compagnia", vive da solo, non si è mai sposato, è pensionato, ha lavorato come operaio alla centrale idroelettrica di Provvidenza. E proprio lì vicino, in un gruppo di case al di sopra di Ortolano, c’è l’abitazione di Enrico. Dal momento dell’accaduto sono partiti i soccorsi, "ma sono molto difficili - sottolinea la donna -. Lo stanno cercando con preoccupazione. Scavano anche con le mani. Ma ancora non si sa nulla". Adriana afferma che i contatti con i suoi parenti sono molto difficili; nella zona manca la luce.

Sciame sismico. E prosegue lo sciame sismico seguente l’ultima scossa forte del pomeriggio di ieri. Durante la notte, nel nuovo cratere del terremoto, ci sono state diverse scosse di intensità variabile, dai 2.5 ai 3.5 di magnitudo. Le scosse si sono ripetute a distanza di pochi minuti l’una dall’altra. Sono state almeno 65 le scosse di terremoto (considerando solo quelle di magnitudo non inferiore a 2) registrate dalla mezzanotte nel Centro Italia, tra cui due di magnitudo 3.5


REPUBBLICA.IT
ROMA - Non si ferma il terremoto infinito che, insieme alla tempesta di neve, ha stravolto le terre già martoriate del Centro Italia. Nella notte sono state registrate almeno 80 scosse di magnitudo non inferiore a 2, di cui due di magnitudo 3.5, una rilevata dall’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv) alle 2,28 in provincia de L’Aquila, ad una profondità di 10 chilometri. La scossa si è verificata a 3 chilometri da Montereale e 5 da Capitignano. La seconda, sempre della stessa magnitudo si è verificata nella provincia di Rieti alle 2.53, ad una profondità di 8 chilometri, a 4 chilometri da Amatrice. E il maltempo non lascia ancora tregua, nevica abbondantemente un pò dappertutto, e la polizia sconsiglia di mettersi in viaggio verso l’Abruzzo, "in particolare nelle province di Teramo e L’Aquila" se non assolutamente necessario. Il premier Gentiloni: "Tre le priorità immediate: raggiungere tutte le frazioni isolate e salvare vite umane, riallacciare le utenze elettriche, ripristinare la viabilita’ a tutti i livelli".

Maltempo nelle Marche, Colle isolato per la neve: i Vigili del Fuoco creano via d’accesso
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I soccorsi Nel pescarese la massima attenzione dei soccorsi è rivolta alle persone rimaste intrappolate nell’albergo Rigopiano, alle pendici del Gran Sasso, nella frazione marchigiana di Farindola, travolto da una slavina provocata dal terremoto e dalle intense nevicate. Ma sono in corso salvataggi anche in altre zone: i finanzieri del Soccorso alpino hanno raggiunto e messo in salvo un uomo dato per disperso sotto una slavina in località Ortolano, frazione di Campotosto, in provincia de L’Aquila, dove ci sono ancora molti paesi isolati. L’uomo aveva trovato rifugio sotto un capannone pericolante. E in tarda mattinata sono state salvate nove persone, tra cui un bimbo in ipotermia, in varie frazioni del teramano, raggiunte dopo aver liberato la strada dai muri di neve. Nella frazione di Pescia, vicino Norcia, i carabinieri sono riusciti a trarre in salvo due anziani coniugi inglesi rimasti isolati e senza corrente all’interno della loro abitazione a 1100 metri di altitudine sepolta da tre metri di neve. Uomini e mezzi della Protezione civile della Provincia di Bolzano hanno raggiunto Arola, frazione di Acquasante Terme, che risultava isolata da tre giorni. Quattordici persone, tra cui alcuni bambini, sono stati evacuati e trasportati in elicottero ad Ascoli Piceno. Il loro intervento è concentrato nelle Marche, soprattutto ad Ascoli Piceno. E sempre nella provincia di Ascoli Piceno, a Pianoro di Colle San Marco, un intero nucleo familiare che si era rifugiato in auto per sfuggire al terremoto è stato soccorso e portato in salvo dalla polizia quasi quindici ore dopo perchè era rimasto bloccato nella vettura per la quantità di neve caduta. In tutto sono duemila i soldati in attività tra Lazio e Abruzzo, in particolare nelle province di Rieti, Teramo, Chieti e L’Aquila, con mezzi a turbina spazzaneve.


Terremoto, Gentiloni: ’’Un tenaglia senza precedenti tra scosse e neve’’
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Paesi isolati, manca energia elettrica Sia nelle Marche che in Abruzzo molti abitanti, in particolare nei Comuni del cratere sismico, hanno scelto di dormire nelle strutture riaperte dai comuni stessi. Ma sono ancora moltissime le frazioni isolate dalla neve, anche se ora sono in azione i mezzi spartineve e di soccorso. Oltre all’energia elettrica mancano cibi, benzina ed è difficile anche fare una telefonata. In mattinata il premier Gentiloni ha sollecitato Enel e Terna a ripristinare le utenze elettriche: "C’é un sforzo in corso, molto intenso, ma chiedo di moltiplicarlo, con l’obiettivo entro oggi di eliminare del tutto le interruzioni dell’energia elettrica nelle Marche e ridurle considerevolmente in Abruzzo". Ma intanto il sindaco di Belforte del Chienti è andato dai carabinieri e ha denunciato l’Enel per interruzione di elettricità: "Molti cittadini non possono accendere i riscaldamenti e neanche lavarsi. Ci sono quartieri con bambini, anziani e malati con situazioni difficili da gestire. Capiamo i problemi relativi al terremoto e la neve ma un servizio come quello elettrico non può essere interrotto in pieno inverno per un periodo così lungo e infinito", così il marchigiano Roberto Paoloni. La Provincia di Teramo parla anche di ’emergenza sanitaria’ perché "l’assenza di corrente, in alcuni casi da 4 giorni, ha isolato migliaia di persone sepolte sotto la neve; in alcune aree manca l’acqua e c’è un problema di carburante perché i distributori non funzionano". "Non riusciamo a parlare con gli operatori sulle strade, con i sindaci, con i cittadini".

Il terremoto non si ferma: 500 scosse in un giorno. Ancora paesi isolati, soccorsi in affanno. Nel pescarese muoiono due anziani

La città di Amatrice: le macerie coperte dalla neve
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Troppo freddo, due anziani muoiono intossicati a Brittoli, nel Pescarese. Rimasti senza elettricità e riscaldamento da giorni, avevano acquistato un piccolo generatore per scaldarsi ma si sono avvelenati col monossido di carbonio. Così sono morti due anziani coniugi di Brittoli, un 81enne e una 76enne. Lo ha reso noto il sindaco, Domenico Velluto, sottolineando che l’intero paese è senza elettricità da due giorni ed è allo stremo. "Sono due vittime che l’Enel si deve portare sopra la coscienza".

Strade ancora chiuse Molte scuole sono rimaste chiuse e sono numerosissime le strade continuano a restare impraticabili tra le Marche e l’Abruzzo: ancora chiusa causa neve la strada statale 80 "del Gran Sasso d’Italia" tra le province di Teramo e L’Aquila, chiusa anche la strada statale 81 "Piceno Aprutina" tra Cellino Attanasio e Val Vomano, in provincia di Teramo. E non si passa in molti tratti della strada statale 696 "del Parco Regionale Sirente-Velino" e 5 "Tiburtina Valeria" in provincia dell’Aquila". E ancora: impraticabile la strada statale 77 "Val di Chienti" da Sfercia al confine con l’Umbria in direzione Foligno e da Colfiorito a Serravalle del Chienti in direzione Civitanova Marche. Sul tratto stanno operando due turbine e dieci mezzi sgombraneve.

Isolato, senza acqua e elettricità il Cas di Rocca Santa Maria (Te) Senza acqua né corrente elettrica né rete telefonica da più di 48 ore gli ospiti e volontari del Cas di Rocca Santa Maria. All’interno del centro d’accoglienza si trovano attualmente 50 migranti e almeno tre operatori. Nessuno di loro è riuscito a lasciare la struttura per la neve che ha reso impraticabile ogni via d’uscita a partire dalla notte di domenica.

"I sindaci non ce la fanno più" E’ una situazione drammatica: c’è un insieme di circostanze, da un lato il terremoto e dall’altra un’ondata di freddo e di maltempo senza precedenti negli ultimi anni. I sindaci, in questo momento, non ce la fanno più", così l’allarme di Enzo Bianco, alla riunione dell’Anci, l’associazione dei Comuni italiani. "Ci sono comuni e frazioni che sono ancora senza energia elettrica, isolati, è una vera e propria emergenza. Chiediamo ci sia una ordinanza straordinaria di Protezione civile, seria, ben fatta, e chiediamo a tutti di fare la loro parte. Con i mezzi ordinari non ce la si fa, ecco perchè chiederemo che ci sia un provvedimento straordinario".

Terremoto, le popolazioni colpite dal sisma tornano nei centri di accoglienza per la notte
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Dal 24 agosto oltre 47mila scosse nell’Italia centrale Nel Centro Italia prosegue la sequenza sismica: dallo scorso 24 agosto 2016 sono state oltre 47mila le scosse di terremoto. Alle 11 di oggi, fa sapere l’Ingv, sono circa 960 i terremoti di magnitudo compresa tra 3 e 4, 57 quelli di magnitudo compresa tra 4 e 5 e 9 quelli di magnitudo maggiore o uguale a 5, localizzati dalla rete sismica nazionale dell’istituto.

Da ieri la sequenza è molto attiva tra le province dell’Aquila (Montereale, Pizzoli, Capitignano, Campotosto, Cagnano Amiterno) e Rieti (Amatrice) e in quella zona l’Ingv ha localizzato complessivamente circa 500 eventi sismici: circa 55 i terremoti di magnitudo compresa tra 3 e 4, 7 quelli di magnitudo compresa tra 4 e 5 e 4 quelli di magnitudo maggiore o uguale a 5.

Gentiloni a Rieti: "Raggiungere subito le frazioni isolate" "Il primo impegno é raggiungere tutte le frazioni che non sono state raggiunte e salvare vite umane. Il secondo é ripristinare le utenze elettriche, il terzo é ripristinare la viabilita’ a tutti i livelli". Sono le priorità dettate dal premier Paolo Gentiloni appena giunto al centro operativo della Protezione Civile, a Rieti. E ancora, il premier: "Le nostre strutture ci sono, sono presenti, sono impegnate. Chiedo a tutti se possibile di moltiplicare ancora di più questo impegno". "C’è un pezzo di Italia centrale che ha subito disagi incredibili negli ultimi mesi e che negli ultimi due giorni è stata martoriata da una nevicata senza precedenti e dal ripetersi di scosse di terremoto. Questo pezzo di Italia deve sentire che lo Stato è presente. Chiedo alla politica di mostrare sobrietà, rispettando la difficoltà della situazione, l’impegno delle forze civili e militari che stanno lavorando e il dolore delle famiglie che hanno subito delle perdite" sottolinea il presidente del Consiglio.

Isolati da neve nell’Ascolano, appelli corrono su Fb Corrono anche sui social le richieste d’aiuto dall’entroterra della provincia di Ascoli Piceno. Da Pito, frazione di Acquasanta Terme, arriva l’appello su Facebook di un anziano che pubblica un video con muri di neve: "Abbiamo dovuto scavare un cunicolo per uscire di casa in caso di terremoto, siamo senza luce da giorni. Mia moglie è caduta in mezzo alla neve, l’ho aiutata a rialzarsi ma mi ha detto: ’Sono sfinita fammi morire qui’. Siamo disperati, se uno di noi, comprese le altre famiglie qui vicino, si sente male, siamo morti".

Basciano, abitanti bloccati dalla neve: "Non c’è elettricità, sta finendo anche la benzina"
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In una zona di campagna a Venarotta, dopo tre giorni, sono ancora bloccati da frane che ostruiscono le vie d’accesso tre anziani cardiopatici, di cui una disabile, e una famiglia di giovani con una neonata e un bimbo di tre anni. Un parente ha potuto raggiungerli a piedi portando loro i viveri, ma sono senza luce telefono e riscaldamento. Una coppia di anziani che abita a Palmaretta, una minuscola frazione vicino Ascoli, è senza energia elettrica da martedì, senza rete sul cellulare e da ieri pomeriggio anche senza linea fissa. Davanti alla loro abitazione c’è oltre un metro di neve, l’uomo ha tentato di togliere la neve ma da solo non c’è riuscito. Un uomo risulta bloccato nella zona di Giustimana, alla periferia di Ascoli: con lui due anziani di 90 anni di cui uno allettato: sono senza luce e riscaldamento da lunedì notte. Appelli affinché intervenga l’esercito con mezzi idonei arrivano da Montegallo, piccolo comune già duramente colpito dal terremoto, in questo momento sommerso da due metri e mezzo di neve, con alcune delle 23 frazioni isolate. I mezzi a disposizione non sono bastati per fronteggiare la situazione. A Casamurana è rimasto un solo capannone di ricovero in piedi. "Siamo senza luce da due giorni e con una strada impraticabile a causa di neve e alberi spezzati. Aiutateci, nelle zone di montagna dell’Ascolano le nostre aziende agricole stanno morendo in silenzio". "Da domenica scorsa qui a Rosara siamo sepolti vivi, ricoperti da un metro e mezzo di neve, senza energia elettrica, senza cibo e senza medicinali. Stiamo morendo di freddo..lo spazzaneve non è mai passato! E’ un’autentica vergogna - sbotta Cinzia su Facebook -, siamo a 4 km dal centro storico e sembra di stare fuori dal mondo. La carica dei cellulari sta finendo, entro oggi non ci sarà più possibile comunicare con nessuno. Ci sono anziani e per eventuali malori non potremmo allertare. Dovremmo anche lavorare! Volevo che si sapesse in quali condizioni versiamo...fate qualcosa! Mi dispiace se tra un pò non potrò rispondere per mancanza di carica al cellulare".

Il terremoto non si ferma: 500 scosse in un giorno. Ancora paesi isolati, soccorsi in affanno. Nel pescarese muoiono due anziani

Una motoslitta nella frazione di Pescia, comune di Norcia
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Castelli, in provincia di Teramo, sotto tre metri di neve. Sui social, con l’hashtag #emergenzacastelli, emerge la vicenda di un paesino del teramano, Castelli, con gli abitanti bloccati dentro le proprie case senza luce e linee telefoniche, non possono uscire perché ci sono più di tre metri di neve e continuano ad esserci scosse di terremoto. Parenti e amici non riescono a mettersi in contatto con loro da martedì. I pochi e sporadici contatti telefonici o via internet parlano di bambini e anziani con scarsità di viveri e rumori di crolli per le vie del paese. Alcuni mezzi militari sarebbero arrivati stamattina nelle vicinanze ma non riescono a procedere e il paese e molte delle sue frazioni sono ancora isolate. E con l’hasthtag #emergenzabruzzo su twitter compaiono richieste di aiuto in decine di altri piccoli paesi abruzzesi

Regione Emilia Romagna invia 6 squadre di volontari. Sei squadre con 25 volontari sono partite dall’Emilia-Romagna per le Marche e due del Soccorso Alpino regionale con otto uomini impegnati a Campotosto (L’Aquila), vicino al luogo della slavina alle falde del Gran Sasso. Si rafforza così l’impegno della Regione Emilia-Romagna e del suo sistema di volontariato di Protezione civile nel Centro Italia delle comunità terremotate, alle prese ora anche con l’emergenza neve. Tra i luoghi di destinazione, i comuni di Smerillo e Santa Vittoria in provincia di Fermo e Penna San Giovanni nel Maceratese. Ogni squadra è dotata di fuoristrada e di piccole turbine, per la rimozione di neve e ghiaccio. E la Regione Lombardia ha mobilitato un mezzo di elisoccorso.

Chiusi i laboratori scientifici del Gran Sasso. Le quattro scosse di terremoto di ieri hanno colpito anche l’intensa attività scientifica dei Laboratori Nazionali del Gran Sasso dell’Infn. "Non abbiamo avuto danni ma la struttura è chiusa anche se gli scienziati continuano a lavorare da remoto sotto il diretto controllo del direttore Stefano Ragazzi, anche lui evacuato" riferisce Roberta Antolini, responsabile delle relazioni esterne. "Siamo isolati sotto due metri di neve ed i laboratori esterni sono chiusi e quasi inaccessibili, ma nei sotterranei, dove ci sono circa 15 gradi con esperimenti di cui alcuni in presa dati diretta ed altri in fase di test, il lavoro procede via computer. Non sono esperimenti che possono essere spenti ma viene garantito il servizio di guardiania ed il controllo antincendio" sottolinea la Antolini all’AdnKronos. Nei laboratori del Gran Sasso attualmente sono attivi oltre mille ricercatori, di cui la metà stranieri e provenienti da 32 Paesi del mondo.

Valanga ha abbattuto tralicci Enel a Campo Imperatore. Le forti scosse di terremoto di ieri hanno scatenato una slavina che ha sradicato due tralicci in ferro della media tensione e piegato un terzo, lasciando senza corrente tutta la zona di Campo Imperatore. A confermarlo è Fernando Rossi, capo del servizio impianti del Centro turistico del Gran Sasso, società comunale che gestisce la stazione sciistica. "Sono danneggiati i tralicci che alimentano l’albergo, la funivia, le seggiovie, tutta la rete che arriva in quota. Per ora ci siamo solo noi, una decina di operai, e in questo momento cerchiamo di liberare la funivia dalla neve. Ma non ci non manca niente"

Aziende agricole in ginocchio Stando al monitoraggio di Coldiretti sugli effetti congiunti delle nuove scosse sismiche e della neve, sono circa tremila le aziende agricole e le stalle sepolte dalla neve nelle aree colpite dal terremoto, dove si contano "casi di isolamento, nuovi crolli, decine di mucche e pecore morte e ferite, difficoltà per garantire l’alimentazione degli animali ma anche per le consegne con tonnellate di latte che da giorni si è costretti a gettare".

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Ambulanze bloccate

La neve caduta, almeno due metri, ha reso difficilissimi i soccorsi, con le ambulanze bloccate a circa un chilometro dall’albergo. A raggiungere l’hotel i soccorritori del vigili del fuoco e un rianimatore, portati con l’elicottero e un mezzo cingolato dei vigili che può caricare fino a 8 persone. I primi ad arrivare nella notte sono stati gli uomini del soccorso alpino della guardia di Finanza che hanno raggiunto l’albergo con gli sci e le pelli di foca.
LASTAMPA.IT
L’inchiesta

L’ipotesi è omicidio colposo. La Procura di Pescara, pm Andrea Papalia, ha aperto un fascicolo di indagine per fare luce sulle eventuali responsabilità. Le indagini relative alla tragedia di Rigopiano sono affidate ai carabinieri forestali, i quali in queste ore stanno già acquisendo documenti e testimonianze. Tra i documenti già a verbale anche l’allerta valanghe emesso giorni fa dal Meteomont, cioè il servizio nazionale prevenzione neve e valanghe, che indicava livello 4, il massimo è 5, di pericolo nella zona del Gran Sasso. Spetterà alla Procura quindi valutare se il rischio emesso è stato rispettato o valutato, se c’erano le condizioni per far emettere dalla Regione, fino agli enti locali, le ordinanze di evacuazione nelle zone a rischio. La Procura, oltre all’allarme valanghe, dovrà valutare se ci sono state negligenze o colpe in relazione alla morte degli ospiti dell’hotel alla luce delle cause del loro decesso. Nel caso di morte per assideramento, per esempio, dovrà stabilire se i ritardi nei soccorsi potevano essere o meno evitati; se era stato richiesto lo sgombero della strada da parte dei proprietari della struttura, e da qui se la tragedia è da imputare al mancato arrivo o ritardo degli spazzaneve.



La vicenda degli abusi edilizi

L’hotel Rigopiano, intanto, nel 2008 era stato al centro di una inchiesta della procura di Pescara con l’ipotesi di alcuni abusi edilizi nel corso della sua ristrutturazione, che aveva visto amministratori locali alla sbarra assieme agli ex proprietari. L’ipotesi dell’accusa era che in cambio di favori, sette imputati avessero agevolato una sanatoria per consentire all’albergo di superare problemi con l’occupazione di suolo pubblico necessaria per ampliarsi. Il processo si è concluso un’assoluzione «perché il fatto non sussiste», ma in ogni caso i fatti erano già andati prescritti.

PINOTTI
La foto la pubblica su Twitter la ministra della Difesa Roberta Pinotti poco prima delle 11 del mattino del 19 gennaio. “Personale e mezzi specializzati dell’Esercito già operativi nelle province di Teramo e Chieti per #emergenzabruzzo”. Una serie di scatti che immortalano uomini in mimetica mentre spalano la neve per le strade. Peccato che la foto, a quanto pare, con l’Abruzzo c’entrasse poco. E il popolo della Rete se n’è accorto quasi subito. Tantissimi hanno commentato il tweet della ministra ripostando la foto dello stesso militare, nel 2014 a Cortina. E si è scatenata l’ironia: “E’ lo stesso che spalava la neve lì, lasciatelo riposare ogni tanto!” (Annalisa Grandi - foto Twitter)

STELLA
«Oltre a ciò l’inverno fu rigidissimo e seguirono grande carestia, mortalità di uomini, pestilenza di animali...», scrive fra Jacopo Filippo Foresti del sisma pauroso del gennaio 1117. E ancora gelo e nevicate si accanirono sugli scampati al grappolo di terremoti del gennaio 1703 in Abruzzo. E poi su quelli del gennaio 1915 nella Marsica. La neve, scrisse il Corriere , «ha come voluto collaborare con il terremoto schiacciando tetti già indeboliti...». Non bastasse, calarono i lupi aggirandosi «con particolare insistenza intorno alle macerie».

Solo questi racconti riemersi dal passato danno la dimensione epocale di quanto è successo e sta succedendo sul nostro Appennino. Strade bloccate, sfollati con il morale a pezzi e le lacrime gelate sulle guance, soccorsi nel caos, allarmi in un’area sempre più vasta, sfoghi di rabbia contro i ritardi, animali sgomenti che vagano nel nulla...

Non ci sono più i lupi. Ma il senso d’impotenza e di un destino ineluttabile che prendeva alla gola i nostri antenati è rimasto intatto. È vero, bufere di neve così violente sono una fatalità. Lanciata una maledizione a Chione, la dea della neve, però, c’è tutto il resto. E lì tirare in ballo il Fato non ha senso.

A Pieve Torina in provincia di Macerata la neve ha tirato giù una tensostruttura provvisoria adibita ad asilo. Non c’erano bambini, per fortuna. Ma prima di montarla per metterci la scuola d’infanzia si erano presi la briga di controllare, ad esempio in un saggio di Vincenzo Romeo di Meteomont, il Servizio nazionale di previsione neve e valanghe, le serie storiche dove si spiega che sull’Appennino centro-meridionale nevica, e tanto, per una media di 25 giorni e mezzo a inverno?

Fino alle otto di sera sono state registrate, oltre alle quattro scosse di magnitudo 5 o superiore che hanno risvegliato i peggiori incubi, altre 257 botte più o meno violente superiori a 3. E migliaia di minori. E lì neppure, sull’immediato, è possibile far niente: la natura decide, la natura fa. Ma se non si può prevedere «quando» arriveranno nuovi terremoti, gli studi sul nostro passato e le strumentazioni di oggi sono però in grado di ipotizzare «dove» arriveranno. Il sismologo dell’Ingv Gianluca Valensise, per dire, aveva sottolineato due mesi fa: «A sud-est di Amatrice e fino all’Aquila c’è un bel pezzo di crosta terrestre che non ha rilasciato eventi significativi». Insomma, presto o tardi… Qualcuno, allora, avrà toccato ferro. Così come sono ancora troppi quelli che preferiscono evitare certi temi: «Hiiiii! Non portiamo iella». «Non ne possiamo più della cultura della “sfiga”. Basta. È indegna di noi. Della nostra intelligenza. Della nostra storia», è sbottato recentemente Renzo Piano, chiamato a coordinare il progetto Casa Italia, «La natura non è buona o cattiva: se ne infischia di noi. Inutile chiamarla in causa. I terremoti ci sono sempre stati e sempre ci saranno. Ed è stupido fingere che non sia così».

Parole sante. Che dovrebbero spingere un popolo serio a farsi carico del problema. Giorno dopo giorno. Per anni. Anche nei giorni di fiacca. Senza farsi distrarre via via dai guai di Virginia Raggi, dal voto referendario, dall’elezione di Trump… Tutte cose serie, per carità. Anche in Giappone seguono i fatti del giorno. Ma non perdono mai di vista il tema vitale: la fragilità davanti al rischio sismico. Esattamente due mesi fa c’è stato un terremoto di magnitudo 7,4. Titoli sui giornali: «Solo feriti leggeri». Grazie a decenni di prevenzione. Cosa sarebbe successo, da noi?

Sull’emergenza siamo bravissimi. E anche stavolta, grazie agli sforzi e alla generosità della protezione civile, dei militari, dei volontari, stiamo dimostrando come il Paese sappia reagire. È il passo lungo che ci manca. E ci mancherà finché, ad ogni emergenza, ci assolveremo: «Mai successo prima!» Non è vero. Il grappolo di terremoti di tre secoli fa nella stessa area di oggi, come dimostra uno studio di Emanuela Guidoboni e lo stesso Valensise, cominciò nel settembre 1702 e si esaurì, dopo 23 scosse superiori a 6,5 gradi della scala Mercalli (di cui una dell’undicesimo grado!), solo a novembre del 1703. «In questo loco si sta in un inferno aperto sentendosi duecento e trecento volte tra giorno e notte botte come artiglierie», dice una lettera inviata dall’Aquila a Rieti, «e in appresso sono de terremoti grossissimi che ci fan arricciare li capelli». Meglio saperlo per sfidare il problema o meglio toccare il cornetto di corallo?

PICCOLILLO
AMATRICE «Come va? Bella di nonna, qui tutti vengono, promettono, e poi? Le ma-cerie stanno tutte qua, la neve non la san-no leva’, le casette per chi c’ha l’animali non l’hanno date e le bestie le abbiamo dovute vende’ per non farle mori’ gelate e hanno fatto crolla’ tutte le chiese e pure il campanile di Sant’Agostino. Aiutateci». È inferocita Annetta. Con la saggezza dei semplici, mentre spala la neve per rag-giungere le galline, rimette in fila tutto ciò che qui ad Amatrice non ha funzionato dalla notte del 24 agosto. Non sa che c’è anche di più. Le ultime ore che hanno visto le frazioni isolate, mentre le turbine non arrivavano. Per non parlare di quella giun-ta ad Accumoli senza catene e rimasta im-pantanata. «Siamo davanti a un problema gravissimo e inedito, perché all’emergenza terremoto si somma l’emergenza neve. Noi ci siamo dati delle priorità. Siamo ventre a terra per stare vicino alle persone», ha det-to il Commissario straordinario alla ricos-truzione Vasco Errani. Salvini attacca con il suo: «Altro che migranti il governo aiuti i terremotati». I 5 Stelle dal blog di Grillo accusano: «La macchina dello Stato non è all’altezza». Replica il Pd: «Sciacallaggio». Erano stati avvertiti tutti già da martedì se-ra che la situazione era grave. Lo dimos-trano tre mail inviate a distanza di mez-z’ora, dall’una di notte, dal Comune al pre-fetto di Rieti; al Dicomac della protezione civile e al Coi, della Regione Lazio. «Si rap-presenta con urgenza la situazione emer-genziale a causa delle nevicate in corso», si legge nel primo documento firmato dal sindaco, Sergio Pirozzi. «Si profila il con-creto rischio isolamento delle frazioni e la conseguente impossibilità di inviare even-tuali mezzi di soccorso». Si annota che il Pass sanitario crollato «non è stato ancora sostituito con i previsti shelter». Che con «abnegazione» le Forze armate «hanno soccorso alcuni cittadini isolati», ma han-no «av arie nei mezzi». E si chiede l’inter-vento delle turbine. Nella seconda Pec all’1.23 si torna a invocarle. Anche alla luce di una verifica effettuata «dal sindaco a bordo di una pala gommata 190 dell’eser-cito, sulla strada per Campotosto». La terza alle 2.03 allega il censimento dei nuclei fa-miliari per frazione. Perché allora tante famiglie intrappolate? «Intrappolate no. Isolate, ma già tratte in salvo», replica il responsabile del Coi, Fabrizio Cola. «C’è stata tanta neve in un periodo limitato. Noi avevamo due mezzi, previsti dal piano ne-ve, ma uno serviva sulla Salaria, l’altro per l’altro versante. Poi sono arrivati». Sì, ma senza catene. «Vabbè. Qualche defail-lance». Per il responsabile del Coi anche gli altri ritardi sono giustificati. Le casette degli allevatori promesse da subito? «Ne sono state montate 9». Le stalle d’emer-genza? «Completate quelle delle mucche, degli ovini, e i fienili». Le macerie che an-cora ingombrano le frazioni e il corso che taglia in due Amatrice impedendo il pas-saggio alla Salaria? «Ne abbiamo tolte 25 mila tonnellate. È il primo lotto. Ci sono le gare. Atti amministrativi da fare. Non è che le cose si fanno schioccando le dita». Lo sa bene Lara. Ma ieri è dovuta salire col suo pancione sul mezzo dell’esercito. Il bebè stava per arrivare in un’Amatrice lontana dal rinascere. © RIPRODUZIONE RISERVATA

REPUBBLICA
Il M5S rompe il patto di collaborazione con il governo sul terremoto, accusando l’esecutivo di tenere in naftalina le donazioni degli italiani per le zone colpite. E lo fa nella giornata in cui l’Appennino torna a scuotersi. E così l’emergenza terremoto, che negli ultimi mesi aveva ricompattato le divisioni tra maggioranza e opposizioni, è tornata ad essere motivo di scontro politico. «Fin dal 24 agosto il Movimento 5 Stelle ha dato la sua disponibilità a proporre soluzioni per aiutare le popolazioni colpite in tempi rapidi», scriveva Beppe Grillo sul suo blog nell’ottobre del 2016, rispondendo all’appello all’unità rivolto a tutti i partiti dall’ex premier Matteo Renzi e votando il decreto terremoto. Ma ieri la tregua si è interrotta e i pentastellati sono andati all’attacco del governo, colpevole secondo loro di non saper utilizzare gli stanziamenti per la ricostruzione.
«I soldi per il terremoto ci sono: usiamoli» inveiscono i grillini dal blog del fondatore. E aggiungono che la «macchina dello Stato non si sta rilevando all’altezza di gestire questa emergenza».
I 5Stelle attaccano non solo sui finanziamenti stanziati dal governo, ma anche ai 28 milioni di euro raccolti dalla Protezione civile con gli sms solidali, «ancora fermi - spiega la deputata M5S Laura Castelli, che ha presentato ieri un question time alla presidenza del Consiglio - perché per il protocollo stipulato con le società di telefonia si deve aspettare la chiusura della raccolta prevista per il 29 gennaio».
A rincarare la polemica è Luigi Di Maio: «Non voglio più collaborare prendendo in giro i cittadini », dice il vicepresidente della Camera. E indica il crollo del campanile di Amatrice come «l’emblema dei ritardi del governo».
Dura la risposta di Ernesto Carbone della segreteria dei Democratici: «A seconda dei temi di giornata, gli algoritmi dei Cinquestelle reagiscono spargendo il solito veleno della menzogna e dell’infamia. Oggi è il momento di fare sciacallaggio sul terremoto. L’onere se l’ assume orgogliosamente Di Maio, campione delle doppie verità».

LA STAMPA

Il paese è su, perso nel nevischio che turbina vorticosamente attaccandosi al cappotto e ai guanti. Bianco è il cielo, bianca è la terra coperta di neve, bianca di ghiaccio è anche la via Salaria, l’unica strada per far arrivare soccorsi ed aiuti a chi resiste in un posto dove ogni pochi minuti tutto trema da far venire il mal di mare. Salire ad Amatrice non si può, dicono gli uomini della polizia; così come off limits sono le frazioncine isolate in montagna, e i casali agricoli. In quel poco che resta in piedi di Amatrice la nuova sequenza di scosse ha dato il colpo di grazia agli edifici peggio maltrattati dai terremoti di agosto e di ottobre. E così, addio anche al campanile alto 34 metri della quattrocentesca chiesa di Sant’Agostino, all’inizio di Corso Umberto I, già pesantemente danneggiata. Per le scosse, ma soprattutto per la montagna di neve cascata dal cielo, è andato giù anche il poliambulatorio temporaneo presso l’istituto Don Minozzi; per l’assistenza sanitaria adesso i malati devono andare in una chiesa, in attesa di altre soluzioni. Restano isolate sette famiglie a Collecreta, altre sono bloccate a Bagnolo e San Martino. Qualcuno addirittura la notte si è ridotto a dormire nella stalla con le bestie.
Dire che la gente qui è furiosa è un eufemismo. «Che d’inverno nevichi da queste parti è normale - dice un signore che cammina veloce - ma ‘sti scienziati della Protezione Civile, il Commissario Errani, e il sindaco Pirozzi se ne accorgono oggi che nella zona mancano le turbine spazzaneve per pulire le strade?». Errani, Curcio e il sindaco di Amatrice Sergio Pirozzi sono accusati (ma le parole esatte sono irriferibili, ndr) di non aver fatto niente per affrontare un’emergenza neve scontata in un territorio come questo. «Prima hanno fatto propaganda in vista del referendum - dice una donna di quarant’anni, che non vuole che si scriva il suo nome («qui tutti conoscono tutti») - poi hanno fatto passerella. Il peggiore? Il sindaco Pirozzi è stato solo capace di stare in televisione e fare una marea di chiacchiere e promesse». Pronunciare di fronte a un cittadino di Amatrice il nome del Commissario all’emergenza Vasco Errani produce ringhi di rabbia. Quando si parla della protezione civile qualcuno ride: «Ce ne sono di bravi - spiegano - ma spesso tocca a noi soccorrere i “soccorritori”. L’altro giorno abbiamo dovuto tirarne fuori da un fosso quattro, non sapevano portare un 4x4 sulla neve».
A Casale Nibbi, a pochi chilometri da Amatrice, stanotte Amelia, la proprietaria di questa azienda agricola isolata, dovrà dormire in un container insieme ad otto tra parenti e vicini. «Speriamo che il gasolio del generatore duri per un po’ - dice - altrimenti moriremo di freddo. Il bagno non c’è. Se si è fatto vivo qualcuno per sapere come stavamo? Ah ah ah (risata amara). Ho chiesto aiuto sul profilo Facebook del presidente Zingaretti, mi ha risposto “vai a Rieti in albergo”. Ma come ci vado, a Rieti, con l’elicottero? E i container promessi dal sindaco Pirozzi, dove stanno?».
A sentire quelli di Amatrice, la gestione del post terremoto è stato un disastro. Roberto Serafini - che ce l’ha giustamente anche con i giornalisti, oltre che con le autorità e i politici che avrebbero dovuto aiutare le zone terremotate «e non hanno fatto nulla» - aveva una profumeria sul corso di Amatrice. Adesso vive a Perugia, «e il negozio sta sotto due metri di neve e di macerie», spiega. Ma non sarebbero dovuti arrivare degli aiuti economici del governo? «Dovevano: finora io non ho visto un euro». Però certamente avrà recuperato la merce, e riaperto la profumeria… Altra risata amara. «Sono riuscito a entrare in negozio solo tre volte - racconta cupo - per prendere l’ultimo incasso, i miei documenti, e poi cinque scatole di merce. Il resto della roba non ho potuto prenderla. Volevo metterla in un deposito, un container su un mio terreno; mi hanno detto che non potevo, che sarebbe stato un abuso edilizio. Altri hanno costruito delle vere case in giardino, io facevo abuso. E vendere la merce rimasta non si può: se hai un reddito perdi il diritto agli aiuti pubblici. Chi aveva un sito per vendere online ha persino dovuto chiuderlo».

FELTRI

Non può che essere il demonio: s’è stabilito qua ad agosto e non se n’è ancora andato. Scuote la terra da sotto, e la ricopre e la congela dall’alto.

«Un fenomeno sismico nuovo, mai visto», hanno detto gli scienziati dell’Istituto di geofisica. «Non si vedeva tanta neve da trent’anni», dicevano ieri i contadini coi tetti delle stalle crollate e le bestie all’addiaccio. Quale maledizione che non fosse demoniaca potrebbe tanto? Oltre quarantacinquemila scosse da quella del 24 agosto che ha cancellato Amatrice, almeno duecento soltanto ieri, quattro in tre ore sopra i cinque punti di magnitudo. E tre giorni di bufera, quaranta centimetri di neve in 24 ore ad Amatrice, ottanta a mille metri. «Sentiamo le scosse e siamo bloccati in casa come topi», dice il vicesindaco di Campotosto, Gaetana D’Alessio. Lì, come a Montereale, entrambi in provincia dell’Aquila, la neve ha bloccato gli usci. Per scappare, a Campotosto, a Montereale, a Laringo, a Poggio Cancelli, la gente ha scavato tunnel nella neve con le mani. A Capitignano gli sfollati hanno trascorso la notte in un pullman. A Pizzoli tutte le abitazioni sono state sgomberate, si è dormito nel palazzetto comunale. Si va con i mezzi militari per soccorrere gli invalidi e gli anziani. «La situazione è catastrofica», ha detto il governatore delle Marche, Luca Ceriscioli. A Orsogna (Chieti) seicento case sono senza elettricità, e dunque senza riscaldamento, compresa la casa di riposo «Del Sole», ed è ormai soltanto un nome. Le persone che vivono senza elettricità, o con elettricità che va e viene, sono trecentomila, sparse in paesi, frazioni, borghi del Lazio, dell’Umbria, dell’Abruzzo, delle Marche, collegati fra loro da strade impercorribili. «Non vi rendete conto di che cosa voglia dire combattere contro un metro di neve», dice Marco Rinaldi, sindaco di Ussita (Macerata).
Sono sempre quelli i paesi che tornano nelle nostre disarmate cronache. Da centodieci giorni. Amatrice, Accumuli, Norcia, Tolentino, Ussita, Visso, Pieve Torina, anche L’Aquila che non ne viene fuori per davvero da quasi otto anni. Poche settimane fa avevamo visto i terremotati nel loro moduli abitativi, gelida e perfetta terminologia burocratica, spazzati dal vento con la temperatura sotto zero. Abbiamo visto l’accanimento della neve. E abbiamo pensato che sarebbero arrivate altre scosse a completare il tormento e le scosse sono arrivate. Quale razionalità sa incasellare questa storia? A Castiglione Messer Raimondo (Teramo) una mamma e il suo bimbo sono stati estratti dalle macerie in ipotermia. A Nommisci, una delle quarantanove frazioni di Amatrice, una donna incinta è stata liberata da casa e ricoverata in ambulanza sulla Salaria. Non ci sono morti, ma un’intera grande terra, densa di storia e di arte, che viene ammazzata giorno per giorno.
Dalle montagne il terremoto tira giù slavine che isolano i paesi. Isolata Acquasanta (Ascoli) dove il sindaco chiede turbine, pale gommate, camion, ruspe. Nel Teramano isolate Civitella, Valle Castellana, Bisenzi. Isolati i frati di Norcia: «Ci vuole pazienza». Sotto una slavina c’è un disperso a Campotosto. Ad Amatrice ha finito di collassare il campanile della chiesa di Sant’Agostino, ma il sindaco, Sergio Pirozzi, dice che «nonostante le scosse l’emergenza è la neve». Non ci si arriva ad Amatrice, non si arriva da nessuna parte: le strade chiuse, i treni fermi. Colonne di auto ieri uscivano da Teramo dirette alla salvezza versa la costa adriatica. «Abbiamo ancora posti», ha detto il sindaco di San Benedetto del Tronto. Costa santa, costa benedetta, un soffio divino in un buio da Geenna. A Sant’Elpidio gli ospiti del Camping Holiday, bungalow fra giardini sul lungomare, sono usciti alle scosse e piangevano di esasperazione. I loro padri salgono alla montagna per accudire le bestie, ma ieri molti non ce l’hanno fatta. È terra di allevatori, questa. «Le mucche sono fuori, al gelo», dice un contadino di Pieve Torina (Macerata) a cui è crollata la stalla. «Non reggo, non ce la faccio. Sono bloccato in casa da due giorni. La strada è scomparsa sotto la neve», dice un allevatore di Accumoli che non riesce a raggiungere le sue bestie da 48 ore. «Da tre giorni la cisterna non passa a prendere il latte perché le strade sono bloccate. Ancora un giorno e dovrò buttare tutto», dice uno a Faizzone. «Ho trentacinque mucche, dovrei venderne venticinque. Ma chi me le compra?», dice un altro a Moletano.
Soltanto un’oscura metafisica saprebbe tenere assieme ogni cosa, ogni disgrazia, ogni giorno che dà una pena nuova. Non si immagina quanti dettagli abbia il disastro. Il sindaco di Pescara ha lanciato un appello perché qualcuno adotti i cani del canile, almeno per il tempo del gelo: sono novanta e rischiano di morire assiderati. A Teramo oggi saranno liberati centoventi detenuti perché non si riesce a riscaldare il carcere. Stanno chiudendo le ultime fabbriche e le ultime aziende perché lesionate dalle scosse o perché gli operai non riescono ad andare al lavoro. A Montalto delle Marche due sorelle ottantenni sperano di essere raggiunte a casa per avere un po’ di pane: «Il forno del paese è chiuso». E poi arriverà il domani, un altro domani su questa terra che ha perduto madri e figli sotto le rovine, che ha perduto gli amici, la casa, la comunità, il lavoro, gli animali, i negozi, la luce, il riscaldamento, il pane, ed è piombato in un medioevo da alzare gli occhi al cielo per vedere in faccia la maledizione.
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