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 2017  gennaio 19 Giovedì calendario

Mediaset, l’apertura di Pier Silvio. «Vivendi faccia una proposta»

LONDRA La famiglia Berlusconi «è totalmente unita, ripeto, to-tal-men-te» nella difesa di Mediaset contro la scalata di Vivendi. Ma è aperta «a qualsiasi proposta che crei valore e abbia senso industriale» per risolvere con un compromesso il braccio di ferro con Vincent Bolloré. «Anche se dopo quello che è successo, devo ammetterlo, sono un po’ scettico». Pier Silvio Berlusconi esce allo scoperto per la prima volta nella battaglia per salvare le “sue” tv dall’assedio francese. Cologno ha presentato ieri a Londra in un hotel in Waterloo Place (ogni riferimento è puramente casuale) il piano industriale al 2020. E l’ad ha colto la palla al balzo per aprire a un’intesa con Parigi fissando però i paletti – rigidissimi – per l’accordo. Il primo è semplice come la matematica: per negoziare bisogna essere in due. «E ad oggi noi non abbiamo ricevuto alcuna proposta», ammette a margine dell’incontro con gli analisti. C’è stato un breve incontro «di cortesia» con il numero uno di Vivendi Arnaud de Puyfontaine «dove mi ha fatto solo un vago accenno a un accordo societario in Italia con Tim». Poi basta. Qualsiasi proposta arrivi, poi, due cose sono chiare: la prima è che l’addio dei Berlusconi a Mediaset è inimmaginabile. «La Fininvest – dice secco Pier Silvio – ha smentito con chiarezza ogni ipotesi di questo tipo». La seconda è che bisogna trovare una quadra che «consenta di fare gli interessi di tutti gli azionisti e non di uno solo».
Rimettere insieme i cocci non sarà facile. La ferita del “tradimento” francese su Premium brucia ancora molto ad Arcore. «Avevamo raggiunto un’intesa bilanciata e produttiva per tutti e due», ricorda l’ad. La cessione della pay-tv a Bolloré e lo scambio azionario tra i due gruppi «erano l’unica forma di strategia industriale possibile tra noi e Vivendi». Invece non se n’è fatto niente. Il raider bretone ha cancellato l’accordo vincolante, i due rivali sono finiti alle carte bollate e alla sfida in Borsa. E a pagare il conto, per ora, è soprattutto Mediaset. I costi – altissimi – dei diritti per la Champions League pesano come un macigno sulla tv a pagamento «che ha entrate per 600 milioni e costi di 800», come sintetizza un analista. E il futuro, non a caso, prevede un probabile ridimensionamento di Premium. L’asta sui diritti per il pallone si farà solo «su basi opportunistiche». E la pay-tv dovrà imparare a camminare anche senza sport. Dimagrendo, affittando spazi e offrendo canali a terzi. Obiettivo: regalare 200 milioni di utili operativi in più (o 200 milioni di rosso in meno, dipende dai punti di vista) ai soci.
«La rottura con Bolloré ci ha costretto a riscrivere questa parte del piano – ammette Pier-Silvio – ma il resto è rimasto uguale e lo avremmo fatto con o senza Vivendi». Il Biscione punterà su più produzioni proprie per i programmi di punta, su un’offerta diretta sul digitale e su un ventaglio di intese internazionali come quella di Studio 71, l’alleanza con Prosiebensat e Tf1 nei video online. «Scommettiamo sul nostro core business – dice il figlio dell’ex premier —. Con quello che abbiamo creato in questi anni siamo una forza unica nel panorama delle televisioni europee, visto che siamo leader su video, internet e radio».
Il mercato un po’ ci crede, visto che ieri ha spinto al rialzo dello 0,86% i titoli. Tutti però sanno per pensare davvero al futuro è necessario chiudere in un modo o nell’altro la partita Vivendi. Cosa farà Mediaset se i francesi chiederanno di entrare in cda? «Convocheremo l’assemblea e conteremo i voti – dice Pier Silvio —. Io credo che fino a quando c’è un azionista forte come Fininvest non succederà un granché».
Arcore è fredda pure sul possibile coinvolgimento di Telecom Italia per superare l’impasse. «Un incrocio tra tv e tlc ha senso solo per chi si occupa di telecomunicazioni – sostiene Piersilvio -. Noi volevamo avere accordo con Telecom su Premium, come fanno tutti per aumentare la banda larga». Una strada in teoria “praticabile” anche alla luce del nuovo piano illustrato. Si vedrà. Di sicuro, per ora, Bolloré – un po’ provocatoriamente – ha convinto l’ex monopolista a produrre tv in proprio con Tim Vision. L’ad di Mediaset, sul tema, ha un solo messaggio: «Auguri…».