Avvenire, 19 gennaio 2017
Italiani «rimandati» in cultura finanziaria. La ricerca
Un’indagine condotta dalla Banca d’Italia relativa al 2008 vedeva solo il 43% dei capifamiglia in grado di rispondere correttamente a domande semplici come la lettura di un estratto conto o le distinzioni tra differenti tipologie di mutui. «Modeste», secondo i rilevamenti 2016 della Consob le conoscenze finanziarie degli italiani riferite alle decisioni di investimento: il 40% ha contezza di alcune nozioni di base, ma il 60% non mostra alcuna conoscenza neppure dei servizi previsti dalla normativa. Un problema enorme, quello del basso livello di alfabetizzazione finanziaria, poiché coinvolge moltissime scelte dei cittadini, compreso il sistema pensionistico e la previdenza complementare.
Ciononostante l’Italia continua ad avere uno dei livelli più bassi tra le economie avanzate e per questo il tema dell’educazione finanziaria è così attuale. Le raccomandazioni Infe (Foro internazionale dell’Ocse per l’educazione finanziaria) sottolineano la necessità di una Strategia Nazionale di Educazione Finanziaria; come primo passo per la sua attuazione le Autorità di vigilanza – Banca d’Italia, Consob, Covip e Ivass – con il Museo del Risparmio, la Fondazione per l’Educazione Finanziaria e al Risparmio e la Fondazione Rosselli, d’intesa con il Ministero dell’Economia e delle Finanze e il Ministero dell’Università, dell’Istruzione e della Ricerca hanno effettuato una rilevazione delle iniziative di educazione finanziaria nel triennio 2012-2014.
Nel complesso sono state censite 206 iniziative, promosse da 256 soggetti tra cui banche, assicurazioni e fondi pensione: quasi due terzi dei programmi hanno coinvolto nel triennio meno di 1.000 persone e solo una iniziativa su dieci si è rivolta a più di 10.000 partecipanti. sessantasei iniziative, pari al 32 %, sono state classificate come ’educazione’ e 140, il 68%, come ’sensibilizzazione’. Il numero inferiore di programmi educativi si motiva presumibilmente per il maggiore impegno richiesto in termini di risorse umane e finanziarie. Di queste, 99 iniziative sono state rivolte agli studenti e 107 agli adulti; gran parte degli interventi più importanti ha avuto diffusione nazionale e numerose state le iniziative – soprattutto di sensibilizzazione – a carattere locale concentrate prevalentemente nelle regioni settentrionali, dove è più forte l’associazionismo e la presenza di intermediari locali. In totale nel 2014 appare raddoppiato – rispetto al 2012 – il numero di persone coinvolte in programmi di educazione finanziaria (da 563.665 a 1.154.624 persone); oltre 700.000 sono stati beneficiari di interventi di educazione.
Nonostante sia interesse del singolo cittadino acquisire competenze e conoscenze sempre maggiori, tra le principali difficoltà segnalate dai promotori c’è quella di far conoscere ai potenziali beneficiari l’esistenza delle iniziative e catturare il loro interesse. Per quanto riguarda gli studenti invece forte criticità viene della mancanza di inserimento dei temi di educazione finanziaria nelle attività curricolari. È tempo che anche l’Italia si doti di una legislazione specifica in materia e per questo il presidente della Commissione Finanze della Camera, Maurizio Bernardo. ha affermato: «È nostra intenzione lavorare per accorpare le diverse proposte di legge che giacciono nei due rami del Parlamento e tradurle in un unico emendamento da inserire nel testo di legge che riguarda il mondo delle banche e del risparmio».