Il fatto del giorno
di Giorgio Dell'Arti
Esce a luglio il film dei Simpson...
• Questo film dei Simpson, sono cartoni animati o ci sono attori in carne ed ossa?
Cartoni animati. Groening, in caso di attori veri, non saprebbe come distribuire le parti. L’unico attore che ha citato, una volta che gli hanno chiesto sugli eventuali interpreti umani, è William H. Macy, per Ned Flanders, il furbo vicino di casa di Homer. Groening il film non lo voleva fare.
• Chi sarebbe questo Groening?
Ma come non lo sa? Matt Groening, è quello che ha inventato i Simpson e li disegna. Gli avevano detto che alla Fox volevano mettere dei cartoni animati dentro il Tracey Ullman Show e andò a sentire di che si trattava. Stava facendo anticamera, e passa un tizio che gli chiede: «Che hai portato?». Groening: «Io? Niente». Quell’altr «Come, niente? I boss s’aspettano che gli mostri qualcosa». Groening, a un tratto affannato, prende un quadernetto che aveva in tasca e disegna in tutta fretta una famiglia media americana, marito moglie e tre figli. Non fa in tempo a finire che lo chiamano. Entra e James Brooks guarda lo schizzo. «Che mestiere fa il padre?», chiede. Groening, che non ci aveva pensato, improvvisa: «Lavora in una centrale nucleare». Grande risata. Nascita dei Simpson.
• Che anno era?
Si dice che adesso sono vent’anni, perché la prima apparizione è nel Tracey Ullman Show del 19 aprile 1987 (l’episodio si intitolava Good Night). La prima serie è invece cominciata il 17 dicembre del 1989, in prima serata sulla Fox, la tv di Murdoch, che ne va pazzo. Da noi è arrivato nel ’91 all’interno di Paperissima.
• Perché hanno quelle facce gialle?
Uno studioso dei Simpson, Guido Michelone, ipotizza che si tratti di una citazione di Yellow Kid (cioè il Ragazzo Giallo), disegnato da Richard Outcult nel 1895 per il supplemento del New York Herald. Il giallo è il giallo primario della quadricromia, con leggere sfumature tendenti al limone, o al cadmio chiaro, o al cromo chiaro... Molto studiato. Sa che i Simpson sono un cartone coltissimo, studiatissimo, pieno di citazioni. Per esempio nella sigla d’apertura la piccola Maggie a un certo punto viene valutata alla cassa. Il prezzo risulta di 847,63 dollari. Beh, il numero è esatto perché quello è quanto mediamente spendeva ogni anno una famiglia per mantenere un bambino nel 1989. Per realizzare un episodio ci vogliono sei-otto mesi, 250 persone, dodici scrittori solo per il soggetto. La trama si deve poggiare su questi tre capisaldi: problema, complicazione del problema, soluzione. Gli interventi elettronici sono ridotti al minimo, i Simpson sono ancora lavorati a mano su grandi fogli di acetato. Approvati i disegni, si manda tutto in Corea – dove la manodopera costa meno – a realizzare l’animazione intermedia, che consta di quattordicimila tavole. Siccome si deve procedere a 25 fotogrammi al secondo, quando ci rimettono le mani gli americani il numero delle tavole raddoppia. In questa fase i doppiatori stanno vicino ai disegnatori in modo che il movimento delle labbra dei personaggi sia il più possibile vicino a quello reale. Ci sono casi di sequenze ridisegnate perché questa somiglianza non era soddisfacente. La musica è un problema, perché il ritmo è talmente serrato e il montaggio così stretto che Alf Clausen, l’autore della colonna sonora, ha a disposizione molto spesso due-tre secondi per far sentire qualcosa «prima che si cambi registro e si vada da qualche altra parte». Clausen ha detto che per la musica gli autori del programma fanno spesso gli sbrigativi: «Ehi, Alf, sappiamo che ci dovrebbe essere della musica qui. Fa’ qualcosa».
• Soldi a palate, no?
Un solo episodio costa mezzo milione di dollari. Murdoch un paio d’anni fa fece sapere di averci guadagnato fino a quel momento più di un miliardo. Groening aveva detto che la serie sarebbe finita nel 2008, con l’episodio numero 365 (un episodio per ogni giorno dell’anno, esclusi i bisestili). Senonché il 26 febbraio 2006 è uscito il 367° episodio (e sono andati a posto anche i bisestili). Adesso arriva il film. È possibile, naturalmente, che a questo punto Homer e la sua famigliola siano eterni. [Giorgio Dell’Arti, Gazzetta dello Sport 11/2/2007]
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