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 2007  febbraio 11 Domenica calendario

Francesco Sibilla, di anni 57. Originario di Taranto, un figlio di 24 anni studente di medicina a Pisa, giudice di pace a Torino dove da qualche tempo l’aveva raggiunto la moglie Maria Lucia

Francesco Sibilla, di anni 57. Originario di Taranto, un figlio di 24 anni studente di medicina a Pisa, giudice di pace a Torino dove da qualche tempo l’aveva raggiunto la moglie Maria Lucia. Sempre puntuale in ufficio, pagato a cottimo come tutti i suoi colleghi, guadagnava tra i 737 e i 1.613 euro netti al mese e alcune sue sentenze avevano destato clamore: due anni fa fu criticato perché aveva annullato l’espulsione di un clandestino romeno spiegando che nel 2007 la Romania sarebbe entrata nell’Unione europea; altre volte s’era inimicato le amministrazioni comunali cancellando le multe degli autovelox che giudicava mal tarati. Giovedì scorso venne a sapere che il Csm l’avrebbe licenziato per le sue sentenze «poco logiche, spesso redatte in modo confuso, con affastellamento e ripetizione di argomenti». Allora andò a comprarsi una 7.65, il giorno dopo si presentò in ufficio ma salutò l’impiegata all’ingresso "con un semplice buongiorno, mi parve strano perché di solito lui, così garbato, scambiava sempre qualche parola”. Entrò nella sua stanza, scrisse una e-mail ai magistrati che l’avevano cacciato via, posò sul tavolo tre fogli tutti uguali in cui forniva il numero di telefono della moglie e si sparò un colpo alla testa. Nessuno, nella palazzina quasi deserta, sentì il rumore. Verso le 8 entrò nella stanza il collega Giovanni Pomero che lo trovò accasciato sulla sua scrivania. Mattinata di venerdì 15 febbraio, in una stanza nella bassa palazzina che a Torino ospita una sede distaccata del Palazzo di Giustizia.