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 2007  febbraio 11 Domenica calendario

VARI ARTICOLI E APPUNTI VARI: I DIARI DI MUSSOLINI VISTI DA DELL’UTRI. L’ULTIMO ARTICOLO - DI LUCIANO CANFORA - DIMOSTRA INCOFUTABILMENTE CHE SONO FALSI

Corriere della Sera, 11/2/2007
Nel giorno in cui il comune di Giulino di Mezzegra si divide se intitolare o meno la sua piazza a quel «28 aprile 1945», giorno in cui Benito Mussolini lì fu scoperto e ucciso dai partigiani, viene alla luce parte di quanto il duce portava con sé in quel suo ultimo viaggio verso la Svizzera. In una valigetta, presa da uno dei partigiani che catturarono il duce, non c’era l’«oro di Dongo» bensì cinque diari sui quali il capo del fascismo annotava quotidianamente le sue riflessioni. Hanno visto questi cinque diari il senatore di Forza Italia Marcello Dell’Utri e l’onorevole Alessandra Mussolini. L’uno in veste di bibliofilo, l’altra come nipote del duce.
«Nella scorsa estate sono stato chiamato a Bellinzona da un notaio, e lì ho visto i cinque diari di Mussolini», racconta Dell’Utri. «Si tratta di cinque agende giornaliere, annotate quotidianamente, che vanno dal 1935 al 1939. Sono le agende della Croce Rossa dell’epoca. Le ho sfogliate e lette per qualche ora, e ho provato una grandissima commozione».
Dell’Utri ricostruisce la storia di questi diari. «Erano conservati in casa di una persona da poco deceduta. Era un partigiano che arrestò Mussolini e si impossessò di parte del materiale che il duce portava con sé. un personaggio conosciuto, e non faccio il nome», continua. «Le agende erano nella valigia. Forse ce n’erano anche altre, che sono sparite. Queste sono in Svizzera da un notaio perché i due figli di chi le possedeva abitano qui, e credo che lo stesso possessore divenne cittadino svizzero alcuni anni dopo il 1945».
Dell’Utri non ha dubbi sull’autenticità. «Sono in ottimo stato di conservazione. C’è una perizia che attesta la loro autenticità. La grafia di Mussolini, inoltre, è chiara e riconoscibile, anche se nei diari è un po’ frettolosa. Gli appunti sono quotidiani sino al dicembre del ’39, alla vigilia dell’invasione tedesca della Polonia. Ora – prosegue – ci sono alcuni problemi con gli eredi, ma presto questi diari saranno ceduti e pubblicati. Il notaio è in contatto sia con case editrici di lingua tedesca che con una italiana».
Passiamo ai contenuti. Ci sono sorprese? «Sì», risponde.
Sui rapporti con Hitler e Churchill?
«Non so, su questo non ho letto nulla. Ma ho letto e annotato solo qualche pagina in poche ore». Sorprese su cosa, allora? «Di certo i diari chiariscono ulteriormente la volontà del duce di evitare la guerra. Il suo atteggiamento di fronte la guerra, fino al ’39, è negativo: scrive chiaramente che non la vuole». Poi? «Racconta di personaggi con tanto di nomi e cognomi e ci sono giudizi sorprendenti sui alcuni gerarchi fascisti. Giudizi negativi». Nel complesso «le riflessioni del duce appaiono di estrema importanza».
Conferma tutto Alessandra Mussolini. «Abbiamo visto le cinque agende insieme e non ho dubbi sull’autenticità. Da questi diari emergono tutti i tentativi fatti dal nonno per evitare la guerra. Inoltre intuiva che intorno a lui il regime stava franando. Sono documenti importanti perché consentiranno di interpretare la figura di Mussolini con maggiore obiettività».
Dell’Utri, a margine di un convegno a Udine organizzato dai Circoli del Buon Governo, ha rivelato anche un appunto del diario. del 10 febbraio 1939, giorno della morte di Pio XI, e riguarda il possibile successore. « stato un papa straordinario, devo ammetterlo. Non posso prevedere chi sarà il nuovo papa, ma spero in un Pastor Angelicus». Quel giorno Mussolini, oltre al commento sulla morte di papa Ratti e sui patti Lateranensi, annotò anche qualche riflessione personale. «Il Duce è il Duce e ha imparato ad essere invulnerabile e ineccepibile. Il Duce sta su un alto piedistallo e nessuno lo può criticare. Ma quando scende dal piedistallo è uno come tutti gli altri. Razzola come tutti gli altri, nel modo più semplice e umano».
Non è la prima volta che emergono diari di Mussolini. «Diversi anni fa – racconta lo storico inglese Denis Mac Smith, che non esclude la possibilità che questi siano autentici – un contadino mi contattò per mostrarmi dei diari del duce. Li studiai tutta una notte e devo dire che potevano anche essere autentici, ma non li trovai affatto interessanti». Possibilista sull’autenticità è lo storico della Resistenza Claudio Pavone; più scettico Giovanni Sabbatucci, che con disincanto ricorda: «Ne sono usciti tanti di diari di Mussolini e quasi tutti si sono rivelati falsi».
Pierluigi Panza

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la Repubblica, 12/2/2007
ROMA - Fiero nemico dei tedeschi, negoziatore di una pace che non verrà, sferzante con Starace, implacabile con se stesso: «Non valgo più niente».
L´oramai affascinante giallo storico sul tesoro che Benito Mussolini custodì fino a Dongo, alle soglie della sua fine fisica, ha da ieri subìto un nuovo e inedito sviluppo. I diari di cinque anni, dal 1935 al 1939, sarebbero nelle mani, e da oltre un anno, del senatore Marcello Dell´Utri. Avrebbero anche superato sia l´esame calligrafico che il test sulla identità storica della carta e dell´inchiostro in possesso del Duce e oramai sulla rampa di lancio della pubblicazione in grande stile da parte di una casa editrice italiana (Mondadori) e di una seconda straniera. Dell´Utri, vero, è un noto bibliofilo, ma perché proprio sulle sue mani si sarebbero adagiate le celebri agendine che la Croce Rossa donava agli uomini più in vista dello Stato, e che il Duce avrebbe utilizzato per illustrare le sue giornate e i suoi pensieri, è domanda né inutile né impertinente. Spiega il senatore di Forza Italia: «Sono amico di un antiquario che le ha scovate. Sono stato contattato da lui e mi sono recato in Svizzera per prenderne visione. Ho conosciuto la persona che le possiede, figlio di uno dei partigiani che a Dongo arrestarono il Duce. Quest´uomo le ha conservate come una reliquia, poi alla morte gli eredi hanno pensato di trovare soddisfazione economica». Le agendine costano: «Avessi avuto i soldi le avrei acquistate sicuramente. Non potendomelo permettere ho indicato agli eredi una casa editrice, e lei può capire quale, che potesse pubblicarle. stata comunque un´emozione fortissima avere tra le mani questi diari che fanno scoprire un´identità nuova di Mussolini».
Da un anno le fotocopie sono deposte nello studio di Dell´Utri e le carte autentiche nel forziere di un notaio di Bellinzona che le custodisce prima che un atto tra vivi le destini altrove. Da un anno Alessandra Mussolini, la nipote, trattiene alcuni dei fogli: «Ho solo chiesto che le memorie vengano pubblicate integralmente, senza stralci, senza salti». comunque da almeno cinque mesi che Mondadori tratta per l´acquisto: data infatti al 23 settembre scorso l´annuncio (riportato con dovizia di particolari sul sito abruzzese www.ilcapoluogo.it) del rinvenimento di questo tesoro da parte di Dell´Utri. Era a Sulmona quel giorno e confidò ai giovani del circolo di cui è padre nobile il valore storico delle agende e il relativo imponente carteggio commerciale. Poi due sere fa la riproposizione della scoperta, questa volta al circolo dei giovani di Udine.
Dalle carte si solleva un Mussolini sprezzante con il suo luogotenente di più alto rilievo, Starace. Bollato come persona politicamente irresponsabile, dal debole equilibrio psichico. Un Mussolini ostile nei confronti della grande borghesia italiana, fermo a tenere fino all´ultimo fuori l´Italia dal conflitto mondiale, la seconda grande guerra.
Nei diari emergono dettagli così rilevanti da suggerire l´idea di un uomo nuovo. Se fosse tutto vero, Mussolini avrebbe lottato strenuamente contro la guerra ("I tedeschi... questi cani"). Spietato e improvviso censore del suo preminente ego ("Non più libero nella libera scelta, ma succube..."), feroce, come detto, con Starace ("è pazzo"), impietoso con gli industriali (parassiti?), severo anche con il Vaticano, che esortava a scegliere per il meglio il successore di papa Pio XI: «Desidero un Pastor Angelicus e non un politicante o un intrigante. Lo siamo già noi».
Ma è tutto vero? Qui riprende la lunga storia del tesoro, o dei tesori dell´ultima straziante ora: catturati, trafugati, custoditi e ritrovati. Già tredici anni fa, nel 1994, il Sunday Telegraph annunciò il rinvenimento. Li aveva un misterioso uomo d´affari italiano che avrebbe scovato i manoscritti in una cassapanca nella casa di suo padre partigiano. Fu scettica la famiglia Mussolini, scettici gli storici. I dubbi convinsero il quotidiano inglese a rinunciare.
Oggi le carte sono riesumate, restituite alla storia. Integre e autentiche. Sono. Forse è meglio dire sarebbero (Antonello Caporale)


Corriere della Sera, 12/2/2007
Nel secondo dopoguerra, con una cadenza decennale, spunta qualcuno che dice di avere i veri diari di Mussolini. Avvenne nel 1957, con i «falsi» costruiti molto abilmente da Amalia e Rosa Panvini e venduti alla Mondadori; nel 1967, quando i diari annotati su agende della Croce Rossa, proprio come quelle di cui ha parlato l’altro ieri il senatore Marcello Dell’Utri, furono offerti da emissari londinesi ad Angelo Rizzoli; avvenne alla metà degli anni Ottanta quando spuntò anche il falso diario di Hitler; infine nel 1994, quando il «Sunday Telegraph» anticipò alcuni brani di Mussolini, scritti sempre su agende della Croce Rossa, riguardanti gli stessi anni dei diari depositati secondo Dell’Utri dal figlio di un partigiano presso un notaio di Bellinzona, in Svizzera: 1935-1939.
Questa ripetitività dovrebbe rafforzare lo scetticismo, invece nella comunità degli storici accanto ai dubbiosi c’è un nutrito gruppo di «speranzosi», di esperti cioè convinti dell’esistenza dei diari di Mussolini e del fatto che prima o poi verranno fuori.
La posizione degli scettici è ben rappresentata da Giovanni Sabbatucci, il quale si chiede perché mai «documenti così importanti dovevano restare per più di sessant’anni, dalla fucilazione di Mussolini a Giulino di Mezzegra, nell’aprile 1945, nascosti. Nei passi del diario trapelati si parla di un duce critico verso i tedeschi nel 1939, quasi pacifista, dei suoi giudizi molto positivi su Pio XI, nel giorno della scomparsa del papa, dei suoi attacchi ai gerarchi. Questi ultimi due elementi ci possono stare, quanto al primo mi vien da osservare: ma andiamo, aveva da poco firmato il Patto d’acciaio. Questi diari devono essere stati scritti da qualcuno che ha un chiaro intento apologetico».
Lo storico Eugenio Di Rienzo osserva invece che se si tratta di un falso, come tutti i falsi è basato su qualcosa di vero: «la riottosità a entrare in guerra era molto diffusa in tutta la nomenklatura fascista». Altra ipotesi, per Di Rienzo, è l’autenticità: «testi scritti da Mussolini a scopo difensivo, da utilizzare in vista di un eventuale processo».
Secondo Francesco Perfetti, direttore della rivista «Nuova Storia Contemporanea», bisogna fare tre considerazioni. «La prima – dice lo studioso – è che siamo certi dell’esistenza dei Diari di Mussolini.
Ne esistono prove dirette, come una pagina regalata al caporedattore del Popolo d’Italia,
Giorgio Pini, o un’altra al figlio Romano riguardante il giorno della sua nascita, o i cenni contenuti nei colloqui con il giornalista tedesco Emil Ludwig. Ecco la seconda considerazione: il fatto che si parli soltanto di cinque agende rende più plausibile la circostanza. Non ci troviamo, come in casi precedenti, davanti a materiale riguardante tutti gli anni al potere. La terza osservazione concerne i brani trapelati dai diari: la presa di distanza dai tedeschi nel 1939 non mi meraviglia affatto, tutta l’Italia quell’anno era contraria alla guerra. Così mi appaiono logici il giudizio positivo su Pio XI e la critica dei gerarchi, a cominciare da Achille Starace, vera macchietta del regime». evidente, conclude Perfetti, che dietro tutta questa vicenda, «c’è il tentativo da parte di qualcuno di monetizzare, di fare l’affare. Ma mi chiedo se i proventi delle vendite di un simile diario, ammesso che sia autentico, possano mai compensare i costi delle perizie. Non soltanto quella calligrafica, che in questi casi è sempre la meno attendibile, ma quelle sui materiali e sui fatti citati nei diari».
La vicenda dei diari, secondo un altro storico, Paolo Simoncelli, biografo di De Felice e suo collaboratore, è strettamente intrecciata con quella di un’altra «araba fenice» della storiografia contemporanea: il carteggio Churchill-Mussolini. «Sono convinto – afferma Simoncelli – che a Giulino di Mezzegra Mussolini fu fucilato due volte. Una prima volta dagli inglesi, che gli sottrassero il compromettente carteggio con Churchill, una seconda volta, ormai morto, dai partigiani. Ho motivo di ritenere che Churchill avesse chiesto a Mussolini di entrare nella guerra che nel 1940 sembrava vinta dai nazisti per farlo sedere al tavolo della pace e, in cambio di concessioni coloniali, convincere l’alleato a un comportamento ragionevole. Non so se quelli di cui parla Dell’Utri siano autentici, ma è possibile che copia dei diari di Mussolini così come una copia del carteggio con Churchill sia ancora da qualche parte. Lancio due ipotesi alle quali stavo lavorando con De Felice: Mussolini affidò copia delle sue carte segrete al ministro Carlo Alberto Biggini, il quale poi le consegnò a padre Agostino Gemelli, che le avrebbe messe al sicuro in Vaticano. L’altra pista è che alcune carte di Mussolini consegnate all’ambasciatore del Giappone presso la Rsi, Hidaka, si siano fermate in Svizzera».
Dino Messina

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Corriere della Sera, 12/2/2007
Tre allievi di Renzo De Felice, il grande storico del fascismo scomparso nel 1996, ricordano il racconto divertito del loro maestro, che negli anni Sessanta riuscì a smascherare alcuni falsi diari di Mussolini. Il racconto dei testimoni, oggi tutti affermati cattedratici, Giovanni Sabbatucci, Francesco Perfetti e Paolo Simoncelli, coincide, ed è il seguente.
Alla fine degli anni Sessanta, De Felice fu interpellato da un editore, probabilmente Angelo Rizzoli, con una domanda di carattere molto riservato: lei ci deve dire se questi diari che ci vengono proposti a Londra sono più o meno falsi. De Felice si mise al lavoro e sulle prime gli sembrò che gli episodi riportati fossero tutti veri o plausibili, sia quelli attinenti ai fatti pubblici sia quelli di carattere strettamente privato. «Un primo dubbio – racconta Perfetti – a De Felice venne osservando la curvatura di una "i" diversa da come solitamente la scriveva Mussolini».
Ma non bastava, occorreva la prova del nove. «L’intuizione fondamentale – dice Simoncelli – fu quando De Felice si rese conto che compariva troppo spesso l’espressione "era una bella giornata". Possibile che a Roma facesse sempre bel tempo? Andò a controllare i registri dell’areonautica militare e osservò che le condizioni metereologiche quasi sempre erano diverse da quelle riportate nei diari. Lo storico potè rispondere con sicurezza all’editore: "Lasci perdere"».

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Corriere della Sera, 12/2/2007
Prova scientifica e prova testimoniale sono quelle che Marcello Dell’Utri e Alessandra Mussolini portano per sostenere l’autenticità dei diari di Mussolini depositati in Svizzera. Fotocopie di alcune pagine di diari del duce, plausibilmente riconducibili alle stesse cinque agende della Croce Rossa viste da Dell’Utri, circolano da anni. Tant’è che il «Corriere della Sera» ne pubblicò alcuni stralci (diversi da quelli emersi ora) già nel 1994. Anche allora ci si interrogò sull’autenticità. E lo storico Brian Sullivan, che aveva effettuato la perizia per conto dei proprietari e di una casa d’aste, giunse alla conclusione che le parti viste da lui fossero autografe di Mussolini ma false, poiché scritte dal duce in data posteriore a quella segnata per costruire un passato che ne attenuasse le responsabilità. Anche in anni successivi a giornalisti ed esperti vennero mostrate alcune fotocopie di questi diari per cercare conferme o per collocarli sul mercato. Fin quando vennero presentati anche a Marcello Dell’Utri circa un anno e mezzo fa, epoca nella quale il senatore di Forza Italia mostrò alcune fotocopie anche ad Alessandra Mussolini in un albergo di Roma.
Dell’Utri, che si sta occupando di ulteriori accertamenti, sostiene l’autenticità degli scritti. «C’è una perizia grafica, calligrafica, anche della consistenza della carta e dell’inchiostro del tempo e la perizia, asseverata da un notaio, dice che è tutto autentico sotto questo profilo, per così dire, organolettico». Quanto alle perplessità e i dubbi già manifestati dagli storici sui diari del duce, Dell’Utri afferma che «è giusto che gli storici manifestino perplessità, altrimenti che storici sarebbero?».
Per Alessandra Mussolini sono i ricordi e l’affettività a renderli autentici. «Quei diari sono veri e sono una bella, emozionante scoperta. Lì dentro c’è un altro Benito», racconta. Eppure già altre volte sono circolati diari falsi. «Certo ci sono stati diari falsi e manipolati, però questi non lo sono. La scrittura è sua, ma non basta. Dell’Utri ha fatto fare perizie, tipo quelle che fanno i Ris, sull’inchiostro e sulla carta e anche per verificare se c’erano interpolazioni nei documenti. Comunque si verifichino bene».
Ma quello che li rende per lei attendibili sono i contenuti. «C’è scritto quello che raccontava nonna Rachele del nonno: la forte contrarietà a Hitler e alla potenza tedesca che voleva la guerra e osservazioni critiche sui gerarchi, a Starace che sostiene essere il popolo italiano incline alla guerra. Il nonno appare non obnubilato e vittima di una situazione».
Sono anche le annotazioni personali, le abitudini di vita, che per la Mussolini rendono autentiche quelle pagine. «Si nota la velocità dei colloqui, il suo disamore per pranzi, cene e lungaggini. L’auspicio – conclude – è che non escano stralci che possano far comodo a questo o quello ma l’insieme dei testi. Vorrei che la pubblicazione servisse a rasserenare il clima».

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La Stampa, 12 febbraio

...I diari di Mussolini, autentici o presunti che siano, giravano da un po’ la provincia italiana, in fotocopia, al seguito di Marcello Dell’Utri. Prima del clamoroso annuncio di Udine, ne aveva parlato almeno altre due volte: a Sulmona, nel settembre scorso, e a San Casciano dei Bagni, nel Senese, in luglio. Era presente Leonardo Mattioli, che ne riferì sul mensile Centritalia.
Dell’Utri aveva letto ai presenti le pagine datate 28, 30 e 31 agosto 1939, in cui traspariva la preoccupazione del duce per l’atteggiamento della Germania nei confronti della Polonia. Mussolini riportava i dispacci dell’ambasciatore italiano a Berlino, dicendosi «indignato» per l’atteggiamento di tedeschi, e annotava che, a differenza di quanto sosteneva Starace, segretario del Fascio, «gli italiani non sono inclini alla guerra». Ieri, a una riunione dei «Circoli della libertà» a Trieste, ha aggiunto nuovi particolari: come un’affermazione a proposito della guerra, in cui Mussolini sosteneva che «non possiamo e non dobbiamo prendere le armi, che poi non abbiamo»... [...] i falsi diari di Mussolini scritti negli anni 50 a Vercelli da Rosa e Amalia Panvini: le due rifilarono all’americano Life e al Corriere della Sera ottomila pagine di memorie «autentiche». L’inglese Sunday Times sborsò la bella somma di 71.400 dollari. l terreno dei diari (si pensi a quelli altrettanto falsi, di Hitler, che ingannarono il prestigioso Spiegel) è molto pericoloso. E la presenza in questa nuova vicenda di un notaio di Bellinzona rievoca un’altra coincidenza più recente: sempre dalla cittadina svizzera partirono alla fine degli anni 80 cinque agende (proprio come quelle di Dell’Utri) contenenti diari di Mussolini per lo stesso arco di tempo, dal ”35 al ”39. Il Daily Teleghraph ne pubblicò stralci nel ”94, lo storico Denis Mack Smith e il professor Brian Sullivan dell’Institute for National Strategic Studies di Washington li dichiararono autentici. Non lo erano, a quanto pare. L’analogia fa riflettere. Anche il tono delle pagine allora rese pubbliche è simile a quanto ora trapela. C’è una nota riferita al 4 marzo 1939, per esempio, in cui Mussolini scrive: «Hitler vuole la guerra, non ha paura di nulla ed è certo della vittoria. Non vuole perdere la grande occasione che la storia gli offre. Posso convincerlo a cambiar strada e approvare i miei piani? No. una delle molte cose che non posso fare» (Mario Baudino).

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La Stampa, 12/2/2007
...A proposito di dubbi, è vero che non voleva entrare in guerra a fianco di Hitler?
«Questo si evince chiaramente. A un certo punto scrive: ”Non possiamo e non dobbiamo prendere le armi, che poi non abbiamo”, e inoltre aggiunge che l’alleato di oggi potrebbe diventare il nemico di domani. Forse aveva già intuito come sarebbe andata a finire».
Per quanto tempo ha avuto le agende per le mani?
«Un paio d’ore ed è stato molto emozionante. Però la grafia di Mussolini non è bella tonda anche se abbastanza comprensibile. In molti passaggi si fa fatica a decifrare le sue annotazioni» (Dell’Utri alla Stampa)

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La Stampa 12/2/2007
Alessandra Mussolini elenca le ragioni della sua emozione multipla, che poi è l’emozione di tutti gli appassionati di storia, quella dei non pochissimi desiderosi di rimettere le vicende fasciste in capitoli un po’ meno demoniaci e soprattutto è l’emozione specifica della nipote: «Dovete capirmi, quelli sono i diari di mio nonno. E la cosa più bella è stata di trovare nella sua prosa e nelle sue considerazioni il Benito che mi raccontarono nonna Rachele e mio padre Romano. Un uomo appassionato, tormentato, che amava la famiglia, e che non scriveva soltanto di politica ma anche dei suoi affetti. Che adorava osservare e descrivere. Ci sono anche dei brani lirici, notevoli. Del resto non si può negare che fosse uno capace di usare la penna». Lei, naturalmente, non è scossa dalla cautela degli storici («Non devono essere cauti, prima bisogna che leggano i diari»). persuasa che siano veri, e non «per un capriccio». Quando li ha visti per la prima volta, ha avuto la sensazione che fosse quella buona, «ma sono stata zitta, in accordo con Marcello Dell’Utri, perché prima c’erano da fare parecchie verifiche. Ora ci sono delle perizie calligrafiche, sulla carta e sull’inchiostro. E se ne deduce che non sono dei falsi».
Alessandra è a casa sua, a Roma, in via Nomentana a poche decine di metri da Villa Torlonia, la residenza capitolina del Duce. Strilla a Romano, il figlio, impegnato in imprese ardite in salotto, e racconta del pomeriggio di un anno e mezzo fa in cui Dell’Utri le telefonò: «Aveva tutto un tono misterioso, carbonaro, che infatti gli ho dovuto dire, ”a Marce’, ma me voi spiega’?”. Niente, non voleva dirmi niente, se non che bisognava ci vedessimo al più presto. Ci siamo incontrati pochi giorni dopo in un albergo di Roma. Ha tirato fuori dei documenti, delle fotocopie, e mi ha dato la notizia. stato un momento incredibile, per me fantastico, indimenticabile». Si sono messi a leggere delle paginette. Alessandra dice che la grafia le parve subito quella del nonno, sebbene Dell’Utri riuscisse a interpretarla meglio di lei.
Dell’Utri le ha lasciato copie di alcune pagine, e Alessandra si rifiuta di mostrarle: «No, non è il momento. Ci sono ancora parecchie cose da fare, e poi non voglio assolutamente che i diari escano a pezzi, con stralci scollegati dal contesto. O tutto intero, o niente». Ammette di avere spesso ripreso in mano le copie, di averle lette e rilette, «in particolare nei passaggi più privati, da cui emerge un uomo sentimentale, affettuoso, e noi lo sapevamo benissimo. A volte invece è duro, altre ironico. Ci sono molti giudizi sui suoi gerarchi, giudizi non raramente severi. Aveva capito chi lo avrebbe tradito e chi gli sarebbe rimasto fedele». Ci sono riflessioni, spiega Alessandra, sull’alleanza coi tedeschi, per la quale, pur avendola voluta e favorita, Mussolini conservava una periodica preoccupazione. E tutto ciò, spera Alessandra, sarà utile per descrivere, di nuovo, un nuovo Duce (Mattia Feltri)

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Corriere della Sera, 14/2/2007
MILANO – Quattro anni fa vennero chiamate a esaminare i presunti diari di Mussolini. A Bellinzona, per le annate che vanno dal ’35 al ’39, quelli con le notazioni sarcastiche sui gerarchi, sui desideri di pace del Duce e sulla sua scarsa inclinazione all’alleanza con la Germania. Quelli, insomma, che ora Marcello Dell’Utri afferma di avere riportato alla luce. Cinzia Altieri, Laura Guizzardi e Verisa Garavi sono perite grafologhe nei tribunali di Milano e di Busto Arsizio. La storia che raccontano in diversi punti entra in conflitto con la versione diffusa da Dell’Utri.
«Prima di accettare l’incarico – ricorda Altieri – chiedemmo una visione preliminare, tutte insieme. Fu una cosa molto macchinosa: appuntamenti saltati, il divieto di fotografare le pagine come pure, in precedenza, ci era stato assicurato, una giornata convulsa di lettura per la prima campionatura, ovvero la descrizione dello stato fisico e della composizione dei quaderni sempre con due gorilla a controllarci. Una situazione angosciante: prevalse la curiosità, in un caso normale ce ne saremmo andate di corsa». A questo primo esame le tre grafologhe erano andate preparate: uno studio sulle numerose altre volte in cui pareva che questi inafferrabili diari stessero per riapparire e la raccolta al Vittoriale di una quarantina di campioni della grafia mussoliniana: «La prima impressione – spiega Guizzardi – era quella di una grafia estesa e spontanea, apparentemente genuina, con un andamento fisiologico nella scansione temporale. La scrittura a pennino presentava variazioni nell’inchiostratura e le agende sicuramente erano della stessa mano. Attenzione, falsificare un testamento è semplice: se viene male si butta e se ne fa un altro, per un diario è diverso».
Un elemento ulteriore per approfondire la ricerca stava nella valutazione dei saggi precedenti: «Spesso approssimativi, come quando si fa riferimento alle notazioni climatiche, o poco seri come certi appunti sulla grafia della "i" che, da soli, non bastano certo a sostanziare una perizia». A questo punto – era il febbraio 2004 ed era già circolato il nome della Mondadori come possibile acquirente – le tre grafologhe presentarono un progetto che prevedeva accertamenti chimici e analisi approfondita della scrittura sugli originali o, quantomeno, su copie fotografiche di ottima qualità. Insiste Altieri: «Un giudizio, ancora, era impossibile. Non sembravano esserci motivi per ritenerli falsi come altri li avevano giudicati anche se colpiva un prevalere della componente emotiva negli appunti mussoliniani». Ma al passaggio cruciale, il lavoro sugli originali, il team milanese non è arrivato mai. Quello che hanno potuto avere, al massimo, sono state fotocopie di non eccelsa qualità. L’incarico si arresta. Ma non si arrestano i rapporti con chi le ha avvicinate e con chi possiede i documenti. E qui arrivano i contrasti con la ricostruzione presentata da Dell’Utri e anche con un servizio che apparirà sul prossimo numero de l’Espresso e anticipato ieri («I diari non sono autentici» in base a tre perizie: fisico-chimica, grafologica e storica). Secondo Altieri, Guizzardi e Garavi una perizia vera e propria sui diari non è stata ancora possibile: «Dell’Utri parla a volte di perizia asseverata, a volte di primo sommario esame grafologico». Intanto il proprietario vero – il figlio di un partigiano stabilitosi a Campione – pare si sia lamentato di non avere ancora visto un euro, sospettando, dietro il clamoroso annuncio, una manovra al ribasso nella trattativa economica (Enrico Mannucci)

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Corriere della Sera, 14/2/2007
Nella discussione accesasi con la nuova ondata (terza o quarta dal 1957) di «autentici» diari di Mussolini, si è persa di vista la testimonianza, imprescindibile e autorevole, di Duilio Susmel, risalente al 1979, contenuta nel primo volume di appendici all’Opera
omnia di Mussolini. Susmel mostrò che i «volumi» costituenti il diario erano in tutto diciotto: lo attesta Silvestri e lo ha messo per iscritto come affermazione dello stesso Mussolini. Partendo da questo dato di fatto e connettendo tutte le attestazioni sparse nelle opere di Mussolini medesimo ( Colloqui con Ludwig e Parlo con Bruno) e nelle testimonianze più affidabili, Susmel concluse che Mussolini non tenne il suo diario negli anni 1933, 1934, 1939, 1941 e 1942. Ne consegue che le reiterate scoperte che ci portano ogni tanto – era già accaduto nel 1994 – brani dal diario del 1939 rischiano di muoversi sul terreno della fantasia. Susmel fornisce inoltre la preziosa testimonianza di Renato Tassinari, già deputato e direttore del quotidiano Il Littoriale,
molto dettagliata anche per quel che attiene alla forma materiale dei diari.
Tassinari infatti li custodì a lungo ed ebbe modo di sfogliarli. Dichiarò: «Si trattava sempre di annotazioni brevissime, secche, precise. Mussolini prevalentemente registrava visite di personaggi. Non c’erano mai commenti aspri». E soggiunse che le agende contenenti il diario erano «rilegate in pelle e di diverso colore l’una dall’altra; di formato medio, avevano un’intera facciata per ogni giorno; sul frontespizio, lungo i margini, era visibile un fregio dorato composto di foglioline d’alloro e, nel mezzo, un fascio littorio pure in oro». Susmel infine registra questa cruciale testimonianza di Vittorio Mussolini: «Questa mattina ho saputo con assoluta certezza che i diari di mio padre sono giunti, come era nei suoi piani, all’ambasciata giapponese di Berna». Dunque sembra superfluo fantasticare di cattura partigiana dei diari avvenuta a Dongo (Luciano Canfora)

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La Repubblica, 14/2/2007
ROMA - I diari di Benito Mussolini presentati nei giorni scorsi dal senatore Marcello dell´Utri «non sono autentici». Lo rivela nel prossimo numero, in edicola venerdì, il settimanale L´espresso che a fine 2004 ebbe a disposizione le cinque agende.
L´espresso ha reso noto di aver «commissionato tre perizie: una fisico-chimica svoltasi all´Università di Parma, una grafologica affidata al direttore della Scuola superiore di grafologia di Bologna e una perizia storica svolta da uno dei massimi storici internazionali del fascismo».
«Queste tre perizie, peraltro, vengono - aggiunge il settimanale - dopo che, negli anni passati, a partire dal 1990 i presunti diari di Mussolini erano già stati oggetto di numerosi esami in Italia e all´estero, con esiti controversi». Nel numero in edicola venerdì, si racconta anche l´origine, gli sviluppi e i retroscena della storia delle cinque agende.
«L´Espresso fa il suo lavoro e in questo non lo contesto, ma io ho molti indizi per dire che i diari di Mussolini siano autentici perché conosco bene la loro storia e nome e cognome di quelli che li custodivano da sessanta anni»: il senatore Marcello Dell´Utri si mostra comunque tranquillo. «Una perizia sulle agende è stata già fatta con esito positivo - sottolinea il senatore di Forza Italia -, ma certo la firma ce la devono mettere non solo i periti ma gli storici».


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Corriere della Sera, 16/2/2007
Q uesti «Diari» di Mussolini sono costruiti maldestramente sulle pagine del «Popolo d’Italia». Possibile che non sia venuto in mente agli inventori di andare, perlomeno, a confrontare i dati del giornale con le udienze effettivamente concesse dal Duce?
Esse sono nel fondo Segreteria particolare del Duce e si trovano all’Archivio Centrale dello Stato, a Roma. Già la
tranche dei Diari sfoderata a fine giugno 1994 peccava in questo senso. E ora ci risiamo.
Su «Libero» dello scorso tredici febbraio sono state pubblicate, in facsimile,
alcune pagine di questa nuova tranche.
Ciò permette – nonostante la difettosa trascrizione fornita dal giornale ”immediate verifiche.
Partiamo dai giorni quattordici gennaio e quindici gennaio 1935, erroneamente nel facsimile attribuiti al 1937. Basta andare a guardare il «Popolo d’Italia» del quattordici e quindici gennaio ’35 e vi si trovano i vari argomen