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 2007  febbraio 11 Domenica calendario

Gentile, educato, seduttivo, sexy il golden boy del cinema italiano scappato a Parigi per sfuggire al troppo successo e per poter vivere la sua storia d´amore con Laetitia Casta: "Una donna vera, che non censura il cuore" Cinque mesi fa è nato Orlando e gli ha cambiato la vita

Gentile, educato, seduttivo, sexy il golden boy del cinema italiano scappato a Parigi per sfuggire al troppo successo e per poter vivere la sua storia d´amore con Laetitia Casta: "Una donna vera, che non censura il cuore" Cinque mesi fa è nato Orlando e gli ha cambiato la vita. " un´emozione pazzesca. Quando ti innamori, senti il sentimento che arriva L´amore per un figlio è diverso, senti che prende corpo qualcosa che era già dentro di te" " vero, ho detto no a Hollywood: mi offrivano la parte di un seduttore siciliano, gelosissimo della sua donna e suonatore di mandolino Mancava solo che facesse il pizzaiolo" LAURA LAURENZI ROMA Ha una sahariana di nappa marrone, pantaloni cargo e capelli fonati di fresco. Il sorriso è lieve, appena accennato. Grand Hotel, un salotto di lusso sibaritico, divani bordeaux, velluti di pregio, un pianoforte a coda che a tratti copre il sussurro delle sue parole, il fruscio della celebre voce «soffiata». Gentile, educato, sexy, eccolo il golden boy del cinema italiano scappato all´estero perché ha troppo successo. Stefano Accorsi ordina una birra chiara e mangia salatini messicani mentre si racconta, mentre fa una cosa che non vorrebbe mai fare: parlare di sé. Non dell´attore, o non solo dell´attore e del divo-non-divo, ma anche dell´uomo, così schivo, del neo-padre, e dell´«emozione pazzesca di avere un bambino». Difficile, ma non impossibile, abbattere il muro della riservatezza. «Ho sempre fatto di tutto per tenere le due sfere separate. Da una parte il lavoro, dall´altra la vita privata. Fortunatamente sia Laetitia che io siamo due persone molto riservate, lo siamo in modo istintivo. Non ha idea del numero di proposte che riceviamo per fare fotografie insieme, servizi posati con il bambino, copertine di rotocalchi, e anche film, pubblicità, spot, fiction: qualunque cosa. Rispondiamo sempre di no. Non mi verrebbe mai in mente di accettare. Mi sembrerebbe di commercializzare un sentimento mio, intimo. Vede: quando recito c´è un filtro fra me e il pubblico. Espormi nella mia vita privata sarebbe come mettermi a nudo». Con Laetitia Casta, la nuova Marianna di Francia, ex top model ora attrice, parla pochissimo di lavoro: «Sembrerà strano ma è così, le proposte ce le selezioniamo da soli, ognuno per conto suo. Capita al massimo di discutere di un film che abbiamo visto o di uno spettacolo teatrale ma da spettatori, esattamente come fanno tutte le coppie». Un colpo di fulmine scoccato in una scuola di lingue a Parigi, il loro. In una rarissima dichiarazione personale lei ha detto di lui: « speciale, ha il sole negli occhi». E lui di Laetitia: « una donna vera, che non censura le sue emozioni». Non c´è molto da aggiungere. La Casta ha già una bambina di quattro anni, Satheene, ma Accorsi è alla sua prima esperienza di genitore: «Un´emozione indescrivibile. Lo capisci solo quando ti succede. Come se fosse un sentimento che in parte era già dentro di te ma tu non lo avevi ancora esplorato. Un velo che vola via di colpo e tu dici: ah, avevo anche questo dentro! All´improvviso in poche ore cambia tutto. Quando ci si innamora di una persona si sente un sentimento che arriva. L´amore per un figlio è tutto diverso: senti che prende corpo qualcosa che era già dentro di te, latente». Orlando, nato lo scorso settembre, gli ha cambiato la vita. «Quando lo guardo negli occhi penso a quante volte ancora ci guarderemo, quante volte ci fisseremo così. Faccio tanti progetti con lui e su di lui, penso a quanti giri in moto faremo, quanti discorsi... Ogni tanto vorrei che si sbrigasse a crescere, poi invece penso: è così bello che sia tanto piccolo». Un nome insolito, scelto come? «Sia sua madre che io volevamo un nome che avesse dentro di sé la erre. La erre contiene una forza, un guizzo: è come un colpo di reni. Alla fine avevamo due nomi: Alessandro e Orlando. Ma Alessandro è il nome di mio padre e noi abbiamo pensato fosse meglio che lui non si chiamasse con il nome di un´altra persona. E così abbiamo scelto Orlando. Orlando: il bambino paladino». Della famiglia fanno parte di diritto anche tre animali: il bastardino Anch´io, «una fonte di affetto senza fine, testimone di tante miei crisi, di tanti momenti difficili», la cagnolina Lola e infine Tito, «un meraviglioso gatto nero». Partiamo dalla voce: il suo tratto distintivo ancora prima del sorriso. «E pensare che mi ha sempre dato problemi. Non voglio dire che fossi afono, ma avevo difficoltà nelle emissioni vocali. Io sono quello che entra in un bar, ordina un caffè e il cameriere non lo sente neanche. Ho dovuto lavorare molto per rafforzare l´apparato vocale, e per imparare a convivere con la mia voce. Poi mi sono accorto dagli altri che è una voce riconosciuta, giudicata bella, gradevole, calda, sensuale. Lei dice soffiata? Sì: è una voce soffiata. Finora questa parola l´aveva usata solo il mio logopedista». Ora non gli basta farsi sentire, vuole anche cantare: «Nell´ultimo anno e mezzo a Parigi ho preso lezioni di canto. Sì, perché quando tentavo di cantare mi trovavo questa voce sempre un po´ aggrappata, non arrivavo mai dove desideravo. divertentissimo prendere lezioni di canto, se l´insegnante è brava». Quando parla di Parigi, dove si ritirò confuso dal troppo successo e anche perseguitato dalle fan in deliquio, sembra che parli dell´Eden: «Avevo voglia di poter camminare per strada guardando piuttosto che essere guardato. Parigi è una metropoli internazionale dove ti lasciano in pace. Ho visto grandi personaggi come Gerard Depardieu o Daniel Auteuil camminare tranquilli. Nessuno gli dice niente. Noi in Italia siamo istintivamente molto più calorosi. Loro sono più formali, sono freddi, si danno del voi. E se tu gli dici: ci diamo del tu? è come se gli dicessi: ci spogliamo nudi?». L´attor giovane dall´alone romantico che piace alle mamme e alle figlie era stufo di quel suo cliché da fidanzato d´Italia. L´insostenibile peso di essere bravo & bello e spesso sbancare il box office lo aveva addirittura portato dall´analista. Gli piaceva molto, e ancora gli piace, una frase di Spielberg: «So di essere famoso ma continuo a vivere come se non lo fossi». La sua prima preoccupazione, anche se non lo ammette, oggi a trentacinque anni è di durare: «Proprio per questo avevo deciso di prendermi un sabbatico, fermarmi per un po´. Fare altro. Non pormi il problema, arrivare a liberarmi da questo senso di responsabilità che va invece condiviso con il produttore, con il regista, con altri attori». I grandi film su cui si è formato da ragazzo sono i western di Sergio Leone: «Clint Eastwood, i cavalli, la polvere, gli stivali, che fascino... Volevo andare a scuola con gli speroni. Fu allora che pensai: da grande farò l´attore. Un altro film fondamentale per me fu Novecento, di Bertolucci: non solo perché parla della mia terra, l´Emilia, ma perché è un film rock, così denso, così spesso, così a tinte forti». Cominciò a fare l´attore perché sua madre rispose per lui a un annuncio sul Resto del Carlino: «Avevo vent´anni e Pupi Avati faceva dei provini per Fratelli e Sorelle. Mi prese e fu un´esperienza fantastica, girammo negli Stati Uniti per due mesi e Avati era sempre così presente e così protettivo verso di me, il più giovane e il più inesperto di tutto il cast». Tornato in Italia si mette a studiare recitazione e diventa famoso passando per la porta di servizio: la pubblicità, quello spot del gelato Maxibon in cui fa il ragazzotto piacione che rimorchia due straniere; in un inglese di fantasia teorizza che «Du gust is mei che uan». Se n´è vergognato a lungo ma oggi ne parla quasi con nostalgia: «Non volevo farlo quello spot, poi però il regista mi piaceva, era Luchetti, e anche la storia mi piaceva, ed è stata infatti una delle prime pubblicità ironiche e divertenti. Ecco, una cosa mi ha insegnato questo mestiere: abbattere tutti i pregiudizi». Nega, quando recita, di essere seduttivo: forse vuole far credere di esserlo suo malgrado: «Uno si trova con delle etichette difficili da raccontare. Più che seduttori veri e propri mi capita di interpretare personaggi che si trovano a sedurre o a essere sedotti come questo fosse un richiamo verso la vita, qualcosa di pulsante, in un momento fiacco della loro esistenza». Come conciliare l´aura da seduttore con quella di bravo ragazzo? «A ben pensare, sono due ruoli non necessariamente in conflitto». Non è stanco di ruoli romantici? «Per quanto un attore possa avere una capacità mimetica mostruosa, dentro di lui rimarranno sempre elementi simili, distintivi, ed è inevitabile che traspaiano. Credo che un attore debba calarsi in quei personaggi che lo chiamano, quelli che sente di più». Ne Les brigades du Tigre e in Tutta colpa di Fidel ha recitato in francese, nella fiction tivù su Casanova in inglese: «Recitare e girare in un´altra lingua non è poi così diverso. Penso che fare l´attore significhi comunque recitare in un´altra lingua anche se è la tua, significa fingere, simulare». Du gust is mei che uan.  vero che ha detto di no a Hollywood? Ride: «Non direi mai no a Hollywood se mi sottoponessero un bel copione. La verità è che mi volevano in un film fatto da ignoranti che era un amalgama di stereotipi e di luoghi comuni: dovevo essere un seduttore siciliano che suona il mandolino, gelosissimo della sua donna, che canta dalla mattina alla sera. Ci mancava solo che dovessi fare anche il pizzaiolo. Ho detto di no». Quando hai lavorato con Moretti, Monicelli, Ozpetek, e anche Placido e Mazzacurati, è difficile accettare nuove proposte. Le è capitato di avere Saturno contro, come il titolo del film del regista turco di prossima uscita? «Mi è capitato eccome, ma in questo momento è più pro che contro». Davvero crede all´astrologia? «Se in un giornale c´è l´oroscopo lo leggo sempre. Mi arriva anche sotto forma di sms quotidiano: se è brutto dico sono solo sciocchezze, se è bello sono contento. Comunque sul set di Ozpetek c´era notte e giorno una specialista di segni zodiacali che ha fatto le carte astrali a tutto il cast». Il suo prossimo progetto, primo ciac a marzo, è un film con Laetitia Casta, La ragazza e i lupi. Ma come, non aveva bocciato inesorabilmente tutte le proposte di recitare in coppia? «Sì, ma questa volta ho fatto un´eccezione. una metafora bellissima del potere. Lei è una veterinaria, io un ragazzo che vive nelle montagne. Il rapporto fra i due personaggi nella storia è molto forte». La regia non lo tenta: «Mai dire mai nella vita, ma è difficile essere un bravo attore e anche un bravo regista. Vittorio De Sica è una delle poche eccezioni. Al massimo potrei fare la regia di un documentario. E ho da tempo in mente un argomento che mi intriga moltissimo: la politica italiana. Vorrei entrare nei corridoi e nei labirinti del potere, la Camera, il Senato, il Transatlantico, raccontare come si convive gomito a gomito fra nemici, fra gente che sembra avere due idee dello Stato così opposte. Che inferno che dev´essere».