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 2007  febbraio 11 Domenica calendario

Zola: povere adultere. Il Sole 24 Ore 11 febbraio 2007. Se nel popolo l’ambiente e l’educazione spinge le ragazze alla prostituzione, nella borghesia le spinge all’adulterio

Zola: povere adultere. Il Sole 24 Ore 11 febbraio 2007. Se nel popolo l’ambiente e l’educazione spinge le ragazze alla prostituzione, nella borghesia le spinge all’adulterio. Il male sociale è dovunque, l’osservatore e il moralista devono studiare e denunciare ogni classe. Mettere di fronte il fiore perverso, cresciuto nell’atmosfera soffocante dell’anemia e la stupida vanità degli appartamentini borghesi. E con questa parola borghesia intendo soprattutto quella classe indeterminata e così diffusa che va dal popolo agli intelligenti e ai ricchi di questo mondo. Se il popolo è un terzo dei parigini, la borghesia rappresenta un altro terzo, il più aggressivo. So di azzardare delle dissezioni crudeli, fatte per turbare e rattristare... è giusto guardare in faccia risolutamente i problemi sociali... La famiglia abita, al quarto piano, un appartamento composto da cinque stanze strette, dove si mangia e si dorme... Il padre ha un impiego da qualche parte, vende qualcosa in un negozio, si mangia una piccola rendita che lo costringe a essere tirato sulle spese. In ogni caso un’esistenza al chiuso, un lavoro ripetitivo, preoccupazioni squallide e maniacali gli hanno immiserito il sangue e l’intelligenza, come avevano già fatto a suo padre e a suo nonno. Anche la madre è un remoto prodotto di un ambiente soffocante e delle preoccupazioni legate al denaro. Ha un inacidimento del sangue che le illividisce le guance di couperose. Oppure, rosa dall’anemia, si trascina cerea. una razza atrofizzata dai soffitti bassi, dall’oscurità degli uffici e dei retrobottega, dalla perversione dei bisogni della vita, che li fa rinunciare al vino per offrire il tè settimanale agli amici. In quello stretto alloggio la piccola cresce gracile. In lei si aggravano ulteriormente l’instupidimento del padre e l’anemia della madre. Spesso già da ragazzina è una squilibrata, che bisogna curare per salvarla dalla crisi dei quattordici anni. Ha delle convulsioni, dei languori, dei mancamenti che finiscono con il sangue dal naso. La nevrosi sta covando. La fanno sposare, e a un tratto ecco una donna capricciosa che rattrista la vita coniugale. Da ragazza sembrava molto dolce, un po’ fragile. Ci si scherzava sopra, si diceva che il matrimonio l’avrebbe messa a posto. Per nulla, il matrimonio la guasta definitivamente, è una malata. Il giovanotto che l’ha sposata, ha sbagliato a non consultare un medico, perché patirà i guai, le torture di una donna con il sangue impoverito, i nervi esasperati, allevata molto correttamente e che lo tradirà col primo scemo che arriva. ... Il marito ha sposato una vergine. Ma eccolo ben sistemato, se la vergine è una creatura degenerata, la cui malattia ereditaria scoppia appena si trova libera nella vita. Sì, l’isteria devasta la classe borghese. ... A questo punto il nostro caso è perfettamente determinato. La giovane donna ha tutti gli esempi validi sotto gli occhi. Inoltre ha un sangue povero che non la tormenta con il minimo desiderio. Solo che, se i genitori sono stati attenti a tenerla lontana dalle scene di corruzione, non sono riusciti a darle l’equilibrio di una buona salute. Porta dentro di sé la decadenza della razza e dell’ambiente, paga per generazioni mal nutrite in pianterreni umidi, cadute nel rachitismo, scartabellando i conti correnti o passando le giornate a scribacchiare. Non è più una pianta da aria aperta, da pieno sole. una creatura imbastardita, le sue crisi possono benissimo portarla al vizio come alla virtù. La giovane coppia litiga quasi subito. Madame si annoia, cambia umore venti volte al giorno, ride e piange senza motivo, così che il signore finisce per diventare brutale, alzando le spalle quando lei si lamenta di sentire male dappertutto e di soffocare. Il disaccordo si accentua, a meno che l’uomo non si sottometta e non consenta ad essere la vittima rassegnata della moglie. Un bel giorno, lei cade tra le braccia di un amante, non perché sia spinta da un appetito sensuale, ma perché soffre, è folle. l’adulterio fisiologico dovuto agli squilibri delle nevrosi ereditarie, che imperversa soprattutto nella classe media. ... Torniamo alla bambina nella sua casa meschina, tra un padre e una madre che brucia dalla voglia di apparire, questa lebbra moderna della borghesia in bilico. Si mangia male, porzioni risicate di carne cattiva, cucinata con burro rancido, per poter aggiungere dei nastri alle toilettes della signora e delle signorine. Il padre lascia fare e talora spinge perfino a queste spese d’ostentazione, perché il suo assioma è che bisogna riuscire. Guadagna tremila franchi e la famiglia sembra vivere a un livello da sette o ottomila, grazie a un sapiente sistema di privazioni, di spilorcerie e di sporcizia feroci, sotto un’affettazione di apparenze mondane. La bambina cresce in quest’atmosfera. Impara a venerare il denaro, vedendo le bassezze che si fanno per sembrare di averne. Le insegnano che solo i ricchi sono rispettati, che è meglio mentire che sembrare poveri, che la massima felicità è essere ben vestiti, al punto che si possono portare gonne poco pulite, purché nascoste sotto un abito di seta. ... Ma lei cresce e la battaglia diventa più dura. Vogliono che si sposi. Allora è tremendo. Comincia una caccia selvaggia senza sosta e senza pietà. Appena investono sul suo abbigliamento, i genitori hanno un solo pensiero: piazzarla bene, cioè trovare un giovanotto molto ricco, che la sposi senza dote. E sono decisi a comportarsi male, a prenderlo in trappola, a ingannarlo con delle apparenze lussuose e allegre. Nella piccola borghesia un padre e una madre diventano capaci di tutto, quando suona l’ora di accasare la signorina. Dai sedici anni in poi sono sempre in caccia. La madre la porta ai ricevimenti del loro giro. Risparmiano i tre franchi e mezzo di carrozza, andando e tornando a piedi. I vestiti vengono riaggiustati ogni due mesi con nuove guarnizioni, in modo da non farli riconoscere. Nei ricevimenti, sotto le parole cortesi, le smorfiette amabili, le risatine, c’è una furia impaziente che cresce man mano che la fanciulla matura. Quando ha ventidue anni, la madre la butterebbe tra le braccia di un uomo, perché poi la sposi. Capita spesso. Che bella educazione per la futura coppia riceve la figlia! Bisogna sentire come la madre parla degli uomini, quei pezzenti, nessuno dei quali pensa a darle un patrimonio. Nelle ore più amare, ne sparla alla figlia, in modo da disgustarla per sempre. ... Poi insegna alla piccina come si cattura un uomo. Le insegna degli inchini e delle strizzatine d’occhio, dei deliqui, tutta l’arte del libertinaggio notoriamente necessaria e autorizzata dalle famiglie. un vero corso di prostituzione decorosa. Alla fine i genitori trovano un gonzo che cade nella rete o uno più astuto di loro che li inganna. Ecco la giovane donna con quell’educazione sul denaro e quella pratica nel "farsi su" gli uomini. Otto volte su dieci il marito non la soddisfa. Quel che guadagna non basta a sostenere il suo tenore di vita, perché non vuole rinunciare alle toelette, alle visite e ai ricevimenti. Allevata per un matrimonio ricco, col gusto e il bisogno delle cose costose, ... sarà pronta a tutto per mantenere quello che chiama il suo rango. Ha bisogno di denaro. Se il marito non può darglielo, lo cercherà altrove. E la caccia ricomincia, non più al marito, ma all’amante. D’altronde la tattica è la stessa. La madre le ha insegnato il mestiere. Bisogna sembrare bella, piena di salute, simpatica. Bisogna lasciarsi prendere la mano, sospirare, andare fino alle carezze innocenti. Lei va più lontano. fatta. Dopo il primo amante, il secondo. In un primo tempo mantiene i suoi lussi con dei regali, poi accetta del denaro. In questo non c’è la minima spinta sensuale, solo vanità. un caso d’adulterio molto frequente, quello della donna uscita dalla sua classe, viziata dagli appetiti dell’ambiente, allevata da una madre rispettabile e casta con l’idea che gli uomini nascono per fornire alle donne tutti i vestiti che vogliono. Emile Zola