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 2007  febbraio 11 Domenica calendario

Arrampicarsi coi dadi. Il Sole 24 Ore 11 febbraio 2007. Un gioco dell’oca non può essere una cosa seria, altrimenti che gioco sarebbe? Eppure non è materia del tutto futile, solo un passatempo infantile da prendere sottogamba almeno da quando Johan Huizinga ci ha svelato che il gioco è un fondamento di ogni cultura e della convivenza sociale

Arrampicarsi coi dadi. Il Sole 24 Ore 11 febbraio 2007. Un gioco dell’oca non può essere una cosa seria, altrimenti che gioco sarebbe? Eppure non è materia del tutto futile, solo un passatempo infantile da prendere sottogamba almeno da quando Johan Huizinga ci ha svelato che il gioco è un fondamento di ogni cultura e della convivenza sociale. Ne abbiamo una bella conferma prendendo il caso, ricco di insospettabili retroscena, del «Gioco dell’ascensione al Monte Bianco», diffuso in edicola allegato all’ultimo fascicolo di «Meridiani Montagne», riedizione di un gioco dell’oca alpinistico di metà Ottocento di origine inglese, una preziosa rarità ben nota ai bibliofili di montagna. Per quanto il fascicolo della rivista monografica sia dedicato a tutt’altro, al Gruppo del Sella nel cuore delle Dolomiti, il direttore Marco Albino Ferrari ha accortamente colto al volo l’idea di diffondere tra gli appassionati il divertente cimelio traendolo dalla mostra «Le montagne per gioco. Tra le vette e le nevi dei giochi da tavolo» allestita dal dicembre scorso al Museo nazionale della Montagna di Torino, dove rimarrà aperta fino al 1º maggio 2006 (ore 9-19, lunedì chiuso, tel. 011.6604104, www.museomontagna.org). Nel variopinto campionario di circa centocinquanta giochi da tavolo per bambini e ragazzi prodotti dal secondo Ottocento a oggi, che ripercorrono la moda e gli stereotipi del turismo alpino e raccontano la popolarità delle esplorazioni polari e delle conquiste alpinistiche dal Cervino all’Everest, il pezzo forte è proprio «The new Game of the Ascent of Mont Blanc» perché è il gioco capostipite di tutti gli altri. In verità la copia esposta al museo sul Monte dei Cappuccini di Torino, riprodotta da «Meridiani Montagne» sposta parecchio in avanti le date dei fatti perché è una riedizione tarda, databile agli anni 1868-70, mentre quella originale risale a una quindicina d’anni prima, proprio agli albori dello sport alpino. Lo spiega minuziosamente all’inizio dell’illustratissimo e robusto catalogo (pagg. 432, ? 35,00) l’avvocato Piero Nava di Bergamo, accademico del Cai e sommo bibliofilo del Monte Bianco, che possiede una versione del gioco anteriore e completa di fiches che qui ahimé mancano. Il gioco è in sostanza una tabella a colori con un percorso a spirale di cinquanta caselle illustrate come un fumetto che portano da Londra alla vetta del Monte Bianco, un ripidissimo tronco di cono bianco che emerge dalle nubi. Come nel gioco dell’oca, i bambini vittoriani lanciavano un girlo a sei facce come una trottola, spostando la loro pedina colorata e subendo penalità o premi secondo le istruzioni di un manualetto che descrive spiritosamente ogni tappa. Il punto di partenza è l’Egyptian Hall a Piccadilly, il luogo dove il gioco è nato ricalcando l’appassionante viaggio raccontato nello spettacolo di diorami The Ascent of Mont Blanc del londinese Albert Smith, uno strepitoso varietà che debuttò il 15 marzo 1852 e venne replicato per oltre duemila volte fino al 5 luglio 1858. Eccoci al punto: il gioco deriva dallo spettacolo di Smith che scatenò una "montebiancomania" come scrisse il «Times» e lanciò in Inghilterra la moda dei viaggi sulle Alpi e delle scalate. Il diorama inventato da Daguerre a Parigi nel 1822 è una popolare forma di precinema, un panorama trasparente dipinto illuminato da dietro. L’idea di mostrare le meraviglie dei ghiacciai del Monte Bianco per mezzo di diorami non credo sia un’invenzione di Smith, dato che ne parla già Alexandre Dumas nel 1832 alla fine del suo viaggio in Svizzera narrato a puntate sulla «Revue des deux mondes». Penso che Smith abbia visto lo stesso diorama di Dumas durante il suo soggiorno a Parigi per specializzarsi in medicina all’Hôtel Dieu nel 1838. Quell’estate compì il suo primo viaggio a Chamonix e da studente squattrinato sognò di farsi ingaggiare come portatore per un’ascensione al Monte Bianco. In quei giorni destava sensazione l’impresa ancora molto rara, temuta e costosa compiuta dalla volitiva gentildonna Henriette d’Angeville, mai tentata prima da una turista. Tornato in patria, Smith lasciò ben presto il bisturi per impugnare la penna del giornalista e del divulgatore delle Alpi. Estroverso e versatile collaborò al «Punch» e firmò le critiche teatrali sull’«Illustrated Lond News» e ottenne una certa popolarità scrivendo testi per il teatro. Da un viaggio nel Levante trasse lo spettacolo The Overland Trail che fece buoni incassi e gli consentì di coronare il sogno della scalata al Monte Bianco. Benché fosse piuttosto corpulento e per nulla allenato, il suo entusiasmo era tale che riuscì a raggiungere la vetta il 13 agosto 1851 con la spedizione di tre giovani gentlemen di Oxford e uno stuolo di guide. Il suo brillante resoconto dell’impresa uscì pochi giorni dopo sul «Daily News» e su «Illustrated London News». Un versione più ampia uscita più tardi sul «Blackwood’s Magazine» è stata riscoperta e tradotta nel 1999 da Michel Tailland per l’editore Guérin di Chamonix con il titolo Le Mont Blanc à la mode. Il trionfo venne con lo spettacolo all’Egyptian Hall che nel solo 1852 fu visto da 193.534 spettatori e gli procurò un incasso di 30mila sterline. La regina Vittoria lo invitò nel 1854 a darne una recita a Osborne per i principini e l’anno dopo a Windsor per l’intera corte e il re Leopoldo I del Belgio. Smith sospese lo show nel 1858 solo per intraprendere un viaggio in Cina da cui trasse un nuovo spettacolo, ma colpito da ictus morì nel 1860 a 44 anni. Nel frattempo per il Natale 1857 un gruppo di appassionati, tra cui lo stesso showmen, aveva fondato l’Alpine Club, capostipite dei club di alpinisti. Grazie a Smith il nuovo sport delle Alpi era una realtà. Come si sa, quello italiano fu fondato a Torino il 23 ottobre 1863 da Quintino Sella che si faceva inviare da Londra i resoconti dell’«Alpine Club Peaks, passes and glaciers». Foto: Le ultime tappe. Il Monte Bianco era diventata una vera e propria ossessione per gli inglesi, dopo lo spettacolo «The Ascent of Mont Blanc» del londinese Alberth Smith Pietro Crivellaro