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 2007  febbraio 11 Domenica calendario

Quella intorno alle banche italiane e alle Generali è una strana guerra. Basta aprire i giornali e ogni mattina si legge di qualche potente che ha tirato fuori i suoi cannoni e li ha portati sul campo di battaglia

Quella intorno alle banche italiane e alle Generali è una strana guerra. Basta aprire i giornali e ogni mattina si legge di qualche potente che ha tirato fuori i suoi cannoni e li ha portati sul campo di battaglia. La mattina dopo si può leggere di un altro che ha schierato la sua cavalleria, mentre, dietro un boschetto, un terzo ha ammassato un certo numero di fanti dotati di solide armature e di pesanti sciaboloni. Il tutto per una guerra talmente strana che probabilmente non si farà mai. O almeno, che non sarà mai combattuta a viso aperto. I problemi che si sono addensati in questa stagione intorno alla finanza italiana sono tanti, forse troppi. Si può partire, come sempre, dalle Generali, la nostra compagnia di assicurazioni numero uno e anche la nostra più potente struttura finanziaria. Nelle Generali da sempre comanda Mediobanca (anche se adesso gli uomini di Piazzetta Cuccia vogliono far finta di niente, di aver incontrato Generali solo a un tè del pomeriggio, per caso). Questa situazione (il predominio di Mediobanca), però, ha un po´ stancato. Soprattutto adesso che, grazie alla fusione tra Intesa e Sanpaolo, è nata una grande banca (di cui Generali è azionista importante). Insomma, la nuova configurazione della finanza italiana vorrebbe una Generali meno "Mediobanca dipendente". per questo che Bazoli (per Intesa Sanpaolo) e i suoi amici si sono posizionati nell´azionariato di Generali. sempre per questo che altri hanno preso prudentemente delle quote e se le tengono strette. E´ ancora per questo che tutti dicono che non succederà niente. In realtà, è possibile che non accada nulla. Tutti questi signori sanno che le guerre finanziarie sono dolorose, lasciano pesanti eredità e, soprattutto, costano molto. E quindi, dopo aver posizionato i propri armati, si discute nelle segrete stanze. Si ragiona intorno a un compromesso. I cui elementi sono questi: Mediobanca non deve più essere il padrone esclusivo di Trieste e anche gli altri (Bazoli in testa) devono avere qualche diritto. La faccenda è complicata, ma forse si arriverà a trovare una soluzione. Anche perché, visti gli eserciti e contate le sciabole, nessuno ha veramente la forza di prevalere sugli altri. Il secondo snodo è quello di Mediobanca. E anche qui lo scenario è simile a quello delle Generali. Oggi i due azionisti maggiori sono Capitalia e Unicredit, ma anche i francesi contano molto. In realtà, di nuovo, nessuno vuole che qualcun altro diventi troppo padrone. E questo perché c´è una catena di comando che da Mediobanca arriva a Generali. Se uno di quelli già potenti in Generali lo diventasse ancora di più anche in Mediobanca, sarebbe padrone due volte, cioè padrone assoluto. E allora ci si guarda, ognuno cerca alleati (e di aspiranti ce ne sono) e cerca, più che altro, di non farsi mettere in un angolo. In questa strana guerra, insomma, l´obiettivo forse non è vincere (cosa che sembra impossibile), ma impedire che qualcun altro vinca. Il terzo snodo è quello di Capitalia. Capitalia è una buona banca, ma non grandissima e come azionisti, fra gli altri, ha gli olandesi della Abn Amro (gli stessi che si sono appena presi l´Antonveneta). Adesso sono entrati anche gli spagnoli del Santander e i francesi di Bolloré. In realtà, credo, questi nuovi arrivati non hanno in mente di conquistare Capitalia. Vogliono solo impedire che lo faccia Abn Amro (o qualcun altro). E, inoltre, poiché la catena di comando (anche se non assoluta, non totalitaria) è appunto Capitalia-Mediobanca-Generali, ecco che avere qualche uomo in cima alla filiera, male non può fare. Poiché c´è odore di guerra, andiamo a presidiare tutti i ponti e tutti gli incroci. Se non ci sarà da combattere meglio, ma se dovesse capitare, meglio essere preparati. Su tutto questo scenario di guerra-non guerra si aggira poi il fantasma di Alessandro Profumo, l´amministratore delegato di Unicredit (forte azionista di Mediobanca, ma anche di Generali). A Profumo vengono attribuiti vari disegni. In realtà, lui ha sempre guardato molto all´espansione all´estero della sua banca (e finora ha avuto molto successo), ma con tutti questi rimescolamenti in terra italiana non vorrebbe trovarsi spiazzato. E quindi anche lui vigila. probabile che il suo obiettivo, per ora, sia quello di tutti gli altri. Rendere un po´ democratico l´azionariato di Generali e impedire che qualcuno diventi troppo forte o lo metta sotto scacco. In un angolo della sua testa poi, forse, c´è anche l´idea di un possibile matrimonio con Capitalia. Ma se ne parlerà più avanti. Prima bisogna sistemare le due questioni più grosse, e cioè Generali e Mediobanca. Una volta chiuse queste due partite (si suppone pacificamente e nell´interesse generale), allora potranno riprendere un po´ di giochi sulle banche e si vedrà la sistemazione definitiva di Capitalia. evidente, infatti, che se si arriverà alla guerra guerreggiata, allora le cose prenderanno una certa piega (rovente). In caso contrario, ci si potrà sedere intorno a un tavolo e discutere di tutto con calma, come ai bei tempi.