Il fatto del giorno
di Giorgio Dell'Arti
Giovedì scorso il Consiglio dei Ministri, cioè il governo, ha semplicemente approvato una legge riguardante coloro che vivono insieme senza essere marito e moglie.
• Se non ho capito male, adesso in Italia è in vigore una legge per cui gli uomini si possono sposare con gli uomini e le donne con le donne.
«Ha capito malissimo. Non è in vigore nessuna legge. L’approvazione del Consiglio dei Ministri significa solo che il governo al suo interno è d’accordo di farla esaminare dal Parlamento. Se poi il Parlamento l’approverà (prima una Camera, poi l’altra), allora sì, entrerà in vigore. La legge – 14 articoli scritti in un italiano una volta tanto comprensibile – è stata subito battezzata Dico, perché il suo titolo completo è: «Diritti e doveri delle coppie conviventi» e si sono prese le iniziali della prima e dell’ultima parola. difficile che il Parlamento la vari prima di sei mesi».
• E a quel punto gli uomini potranno sposare gli uomini e le donne le donne?
Ma no. A quel punto esisteranno legalmente – oltre ai mariti e alle mogli – anche i conviventi. Chi sono i conviventi? Certamente un uomo e una donna che vivono insieme, alla maniera dei mariti e delle mogli, ma senza essere sposati. Ma sono conviventi anche gli omosessuali, sia i maschi che le femmine. E però potrebbero essere conviventi anche persone che non hanno un vincolo affettivo così stretto, due amici o due amiche, che abitano sotto lo stesso tetto e non siano imparentate troppo strettamente (la parentela ammessa deve essere oltre il secondo grado). Insomma tutti coloro che, per qualche ragione, vivono sotto lo stesso tetto, badanti escluse. A queste coppie, la legge riconosce qualche diritto in termini di reversibilità della pensione, un certo diritto a ereditare, il diritto del convivente a prender decisioni al posto dell’altro se l’altro non è in grado di intendere e di volere. Subentrare nell’affitto se l’altro muore, essere mantenuto dall’altro se povero. Questi diritti scattano dopo tre anni di convivenza o, per le eredità, dopo nove.
• E come si fa a stabilire se due sono conviventi?
Basta che uno dei due vada all’anagrafe e dichiari di essere convivente. Dovrà poi spedire all’altro convivente una lettera raccomandata con ricevuta di ritorno. Nella lettera ci sarà il seguente concetto, scritto naturalmente con le parole della burocrazia: «Guarda che ho fatto sapere ai funzionari dell’anagrafe la nostra situazione».
• E se l’altro dice che non è vero?
Si va a litigare. uno dei punti deboli della Dico.
• Non sarebbe più logico che andassero insieme?
Sarebbe una specie di matrimonio e le due parlamentari che hanno preparato il testo – la diessina Barbara Pollastrini e la cattolica Rosy Bindi – sono state attentissime a non codificare un qualcosa che assomigliasse a un matrimonio. Anche se i due sono d’accordo, e vanno all’anagrafe insieme, devono infatti entrare nella stanza dove si redigono i documenti uno per volta e poi devono scriversi uno con l’altro la raccomandata con ricevuta di ritorno. La data della raccomandata fa fede, e senza la raccomandata non scattano i benefici previsti dalla legge per i conviventi. Nonostante tutto questo marchingegno, il Papa e i vescovi sono contrarissimi: è stata intaccata – dicono – l’identità della famiglia, questo non è che il primo passo di un cammino esecrabile che porterà alla distruzione del matrimonio e al sovvertimento della legge naturale. Per capire a fondo questa posizione bisogna ricordare che per la Chiesa non solo il matrimonio è un sacramento, ma i ministri di questo sacramento sono proprio gli sposi. Dio è in mezzo a loro. Qualunque minima disposizione che metta in forse questa verità (verità, s’intende, per i fedeli) e ipotizzi, o incoraggi, un modo diverso di esser famiglia li trova nettamente contrari. Qualche cardinale non l’ha messa giù così dura. Ma il papa e i vescovi riuniti nella Cei hanno detto chiaro e tond «Non possumus», cioè non possiamo essere d’accordo. Vedremo poi come andrà a finire. [Giorgio Dell’Arti, Gazzetta dello Sport 12/2/2007]
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