Il fatto del giorno
di Giorgio Dell'Arti
Marcello Dell’Utri, fondatore di Forza Italia e già braccio destro di Berlusconi, dice di aver visto nello studio di un notaio di Bellinzona cinque agende della Croce Rossa degli anni 1936-1939 contenenti i diari di Benito Mussolini.
• Mussolini, il fascista?
Sì, l’uomo che comandò in Italia, da dittatore, dal 1922 al 1943. Fece la marcia su Roma, il Concordato col papa e nel 1939 portò l’Italia in guerra. Il 28 aprile del 1945 i partigiani lo presero a Dongo, in provincia di Como, lo portarono a Giulino, frazione di Mezzegra, e lo fucilarono. Con lui c’era anche la sua amante, Claretta Petacci, e alcuni capi fascisti, cioè gerarchi. Fucilati anche loro. Poi portarono i cadaveri a Milano e li appesero a testa in giù a piazzale Loreto. Ora, stando a quello che racconta Dell’Utri, uno dei partigiani-fucilatori si prese la valigetta di Mussolini, la aprì e trovò dentro queste cinque agende della Croce Rossa. Scappò in Svizzera e le portò con sé. Diventò cittadino svizzero, in Italia non tornò più, ma le agende, sempre con lui. Un paio d’anni fa è morto e i due figli hanno deciso di vendere questo bene prezioso.
• Perché solo adesso?
E’ uno dei punti deboli della storia. Forse negli anni Cinquanta o Sessanta il partigiano trafugatore aveva paura di essere riconosciuto o perseguitato. In ogni caso Dell’Utri è andato a vedere le agende un anno e mezzo fa, le ha sfogliate per un paio d’ore, poi ha ordinate perizie sulla calligrafia e sull’inchiostro. Quando queste perizie hanno avuto esito positivo (la carta è quella dell’epoca, l’inchiostro pure), ha telefonato ad Alessandra Mussolini, la nipote del duce, e l’ha convocata in un bar. Qui le ha mostrato delle fotocopie. Alessandra ha letto e ha esclamat «Questo è veramente mio nonno».
• Come fa a essere sicura?
Dice che sua nonna Rachele, la moglie di Mussolini, le raccontava che Benito non voleva entrare in guerra, che detestava i gerarchi, che aveva una grande stima del papa di allora, Pio XI, morto nel ’39. Ebbene nei Diari il duce ripete gli stessi concetti. Alessandra sostiene anche di sentire che sono autentici.
• E sono autentici?
Potrebbero anche essere autentici. Che Mussolini tenesse un diario è sicur ne regalò una pagina al caporedattore del Popolo d’Italia e un’altra a suo figlio Romano (il padre di Alessandra), scritta nel giorno della sua nascita. Gli storici, che non hanno ancora visto il materiale, sono divisi: Giovanni Sabbatucci è assai scettico, proprio perché gli sembra strano che i diari saltino fuori solo ora. Altri sono più possibilisti. Il bello è che i diari potrebbero essere falsi anche se si dimostrasse con certezza che sono stati effettivamente scritti da Mussolini di suo pugn non sarebbe la prima volta che un uomo politico prepara da sé dei documenti che possano fargli fare una figura migliore presso i posteri. In questo cas Mussolini avrebbe preso delle vecchie agende della Croce rossa e le avrebbe riempite intorno al ’41-’42, quando cominciava a essere chiaro che i tedeschi avrebbero perso la guerra.
• Quanto possono costare cinque quaderni come questi?
Negli anni Cinquanta Rosa e Amalia Panvini rifilarono al Sunday Times dei falsi diari e portarono a casa 71.400 dollari. Il che farebbe qualche milione di euro attuali. Ora si dice che abbia comprato, o che stia comprando, la Mondadori, per farne un libro che uscirà tra qualche mese. La Mondadori, nell’epoca che precede Berlusconi, è già cascata su diari falsi, quella volta di Hitler: era il 1983 e si fece mettere in trappola insieme con i tedeschi del giornale Stern. Del resto di falsi diari di Mussolini ne sono girati parecchi, dopo la fine della guerra. Il Daily Telegraph pubblicò stralci di un testo falso nel 94: lo aveva creduto vero fidando in una perizia sbagliata di Denis Mac Smith e dell’americano Brian Sullivan. L’editore Angelo Rizzoli, alla fine degli anni Sessanta, si vide offrire un malloppetto contenente dei diari di Mussolini e fece fare la perizia al grande storico del fascismo, ora scomparso, Renzo De Felice. De Felice smascherò il falso semplicemente andando a controllare le condizioni metereologiche di quei giorni: troppe volte il finto Mussolini scriveva che era una bella giornata e invece – senza ombra di dubbio – era piovuto.[Giorgio Dell’Arti, Gazzetta dello Sport 13/2/2007]
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