Varie, 13 febbraio 2007
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Visalberghi Aldo
• Trieste 1 agosto 1919, Roma 11 febbraio 2007. Pedagogista • «[...] uno dei pedagogisti che maggiormente hanno influito sulla modernizzazione delle scienze dell’educazione in Italia. Nato a Trieste nel 1919, si era formato alla Normale di Pisa, dove ebbe come compagno di studi Guido Azeglio Ciampi, e dove nel 1941-42 si laureò in filosofia con Guido Calogero. Intellettuale impegnato – con Aldo Capitini fu teorico e fondatore del Movimento Liberalsocialista – aderì al Partito d’Azione e dopo l’8 settembre combatté nelle formazioni partigiane al fianco di Duccio Galimberti. Arrestato, fu liberato solo alla fine della guerra e, dopo lo scioglimento del Partito, si dedicò per intero all’attività scientifica e universitaria. Insegnò pedagogia nelle università di Torino, Milano e, dal 1962, alla Sapienza di Roma. Tra le sue pubblicazioni, molte delle quali tradotte in altre lingue, spiccano la fondamentale monografia su John Dewey (1951), quindi Esperienza e valutazione, Scuola aperta, Insegnare e apprendere, Pedagogia e scienza dell’educazione. Ma Visalberghi si impegnò soprattutto sul piano pratico e organizzativo, anche per controbilanciare lo squilibrio della pedagogia speculativa e ”astratta” di Giovanni Gentile e dei suoi allievi. Si meritò per questo l’appellativo di ”organizzatore culturale” o ”politico dell’educazione”, termini un filo limitativi, ma che ben descrivono il suo contributo al rinnovamento della pedagogia e della scuola italiana. Con tale spirito egli diresse la rivista Scuola e Città, fondata da Ernesto Codignola, promuovendo una politica scolastica impegnata a costruire una scuola pubblica laica e moderna, attrezzata ad affrontare le sfide del mondo d’oggi. La sua opera di pedagogista rimarrà legata a un termine – evaluation, ”valutazione” – che egli riprese da Dewey e introdusse con lungimiranza nel dibattito pedagogico italiano. Com’è noto, si tratta di un concetto ormai imprescindibile nella organizzazione di qualsiasi istituto formativo, a qualsiasi livello, elementare, medio o universitario che sia. Già verso la metà degli anni Cinquanta, con testi come Misurazione e valutazione nel processo educativo o Esperienza e valutazione, Visalberghi pose una pietra miliare sollevando il problema della creazione di standard affidabili per valutare non solo l’educazione degli educandi, ma anche quella degli educatori, e quindi l’efficacia di un intero ordinamento scolastico e la realtà dei processi formativi in generale. Il suo ”pensiero dell’educazione” accese un articolato dibattito sulla nuova realtà della scuola italiana. E mise in moto processi di trasformazione come la scuola media unificata battagliando, tra l’altro, per estendere l’obbligo scolastico ai 18 anni. Era pienamente consapevole, comunque, che educare non significa collaborare al libero sviluppo della personalità, ma far sì che la parte migliore di essa prevalga su quella peggiore» (Franco Volpi, ”la Repubblica” 13/2/2007) • «Uno dei pilastri della pedagogia italiana [...] Era considerato non solo un grande studioso, ma anche un personaggio di rilievo nel mondo politico. [...] Ufficiale dei granatieri di Sardegna, ha partecipato nei giorni successivi all’otto settembre 1943 ai combattimenti di Porta San Paolo, a Roma, restandovi ferito. Da partigiano entrò nelle formazioni di Giustizia e Libertà. Per due volte venne arrestato, per poi essere liberato il 25 aprile 1945. [...]» (’Corriere della Sera” 13/2/2007) • «[...] Aveva trasformato l’esperienza in Giustizia e Libertà, di cui era stato uno dei fondatori, in un impegno insieme civile e professionale di tutta la vita. Si è sempre battuto per una ”scuola pubblica seria, moderna e laica”, ove - a differenza di quanto ci tocca sentire oggi - pubblico e laico erano un binomio inscindibile. Una scuola laica doveva insegnare a ciascuno a mettere a confronto le proprie ragioni con le ragioni degli altri. Da ciò scaturiva anche, per lui, l’importanza della scuola nell’educazione alla pace, un obiettivo che condivideva con Capitini. Anche per questa sua fiducia nella forza della ragionevolezza e nella possibilità di coltivarla fin dai più piccoli, era rimasto affascinato dalla ”pedagogia dell’attivismo” di John Dewey, che ha contribuito a diffondere in Italia. La sua era una ”pedagogia scientifica”, insieme teoricamente ancorata e fondata su ricerche sperimentali. Tra i suoi numerosissimi saggi ricordo Esperienza e valutazione, Scuola aperta, Educazione e divisione del lavoro, Pedagogia e scienza dell’educazione. Fondatore di riviste influenti nella formazione della cultura pedagogica laica come Scuola e città, è stato anche uno dei primi a segnalare la necessità di mettere a punto sistemi di valutazione dei processi di apprendimento. Come presidente del Centro Europeo dell’Educazione, a Frascati, avviò una serie di importanti ricerche, coinvolgendo diverse scuole in tutt’Italia. Anche se, come spesso accade nel nostro paese, queste ricerche e le sperimentazioni connesse sono rimaste, nel migliore dei casi, patrimonio di chi ne ha fatto parte, senza alcuna ricaduta sistematica né sul piano della formazione degli insegnanti né su quello della definizione dei programmi di studio. Nel 1996 è stato nominato presidente della Commissione scientifica del sistema di valutazione nazionale, da cui sarebbe successivamente nato l’Invalsi, il servizio di valutazione nazionale, con cui l’Italia cerca con fatica e in ritardo di mettere a punto un sistema credibile di valutazione della performance della propria scuola, che i confronti nazionali mostrano essere piuttosto diseguale, o meglio riproduttivo delle disuguaglianze di partenza» (Chiara Saraceno, ”La Stampa” 13/2/2007).