Il Sole 24 Ore 13/02/2007, pag.11 Attilio Geroni, 13 febbraio 2007
Royal e Sarkozy a carte scoperte. Il Sole 24 Ore 13 febbraio 2007. Parigi. Finalmente la signora in rosso della politica francese, Ségolène Royal, ha offerto al pubblico una visione del mondo e delle cose diversa da quella del suo avversario, Nicolas Sarkozy
Royal e Sarkozy a carte scoperte. Il Sole 24 Ore 13 febbraio 2007. Parigi. Finalmente la signora in rosso della politica francese, Ségolène Royal, ha offerto al pubblico una visione del mondo e delle cose diversa da quella del suo avversario, Nicolas Sarkozy. Non necessariamente in contrapposizione secondo gli schemi classici destra-sinistra, ma diversa. Più solidale, più sociale, mentre il leader dei conservatori contempla una Francia fondata sul merito e sulle responsabilità individuali. La candidata socialista all’Eliseo ha presentato domenica, davanti a 15mila militanti, un programma di cento proposte, frutto di una lunga fase di ascolto. Con un eccesso di semplificazione molti media hanno dipinto il discorso della Royal come una svolta a sinistra. Non è sbagliato ma è riduttivo poiché la stessa non ha rinunciato ad alcuna delle sue proposte più controverse e meno legate all’ortodossia socialista, dall’istituzione di giurì popolari per valutare l’operato dei politici alla possibilità di «un inquadramento militare» per la rieducazione dei giovani delinquenti alla necessità di trasferire alle regioni alcune importanti competenze oggi centralizzate. Il tutto, corroborato dal principio che &la ciascun nuovo diritto dovrà corrispondere un dovere». Frutto di 6mila dibattiti partecipativi e delle decine di migliaia di sollecitazioni provenienti dal blog Desirs d’avenir, le proposte sono state cucite a misura di cittadino. Ne escono fuori proposte controverse ma senza dubbio innovative per il programma politico di un candidato alla presidenza, come l’idea di sottoporre a controllo statale le tariffe delle banche. Sarkozy ha promesso la riduzione delle imposte e dei contributi e la Royal ha scelto, invece, di far leva sulla spesa pubblica prospettando aumenti del salario e delle pensioni minime, la creazione di 500mila nuovi posti di lavoro per i giovani, la costruzione di 120mila alloggi sociali all’anno. Entrambi sfuggenti sulle 35 ore, hanno presentato opposte sul mercato del lavoro: il candidato dell’Ump, in parte per superare il collo di bottiglia della durata legale, pensa di defiscalizzare completamente gli straordinari («restituire la possibilità ai francesi che lo vogliono, di lavorare e guadagnare di più»); Ségolène vuole invece abolire il contratto di nuovo impiego (Cne) che permette alle piccole imprese di assumere e licenziare con più facilità. Un’idea senz’altro sgradita alle aziende, ma strategica nella politica del Partito socialista, che a un anno dalle proteste giovanili senza precedenti sul contratto di primo impiego (Cpe) vuole impedire a tutti i costi un’istituzionalizzazione del precariato. Se venisse eletta, la Royal manderebbe a monte i piani di fusione tra Suez e Gaz de France poiché vorrebbe creare con quest’ultima un gigante (pubblico) europeo dell’energia assieme a Edf. Un’idea che fa inorridire i liberisti, ma sulla quale Sarkozy preferisce restare silenzioso fintanto che non sarà presidente, memore soprattutto di quando, ministro dell’Economia, disse che mai lo Stato avrebbe dovuto cedere la maggioranza dell’utility del gas. per questo che il programma di Ségolène è oggi più a sinistra di quanto non lo fosse qualche mese fa? No, anche perché l’interventismo e il patriottismo economico in Francia non hanno particolari colorazioni politiche facendo parte del patrimonio genetico del Paese. Così come sono ampiamente condivise le critiche alla Bce, anche se su questo la candidata socialista si è spinta oltre proponendo che nello statuto della Bce vengano aggiunte come priorità la crescita e la lotta alla disoccupazione. I conservatori dell’Ump hanno subito attaccato le cento proposte giudicandole costosissime e in buona parte irrealizzabili. Una contabilità precisa verrà dal Partito socialista nei prossimi giorni, ma gli stessi esponenti del partito di Sarkozy si sono presto dimenticati che anche le sue proposte, di manica larga nella riduzione delle imposte e dei contributi, erano tutt’altro che a costo zero e ben lontane dall’avere un’adeguata copertura finanziaria. In serata è giunto l’Institute de l’Entreprise, con la sua cellula di analisi contabile sulle promesse dei candidati, a una prima stima dei costi: 49,9 miliardi per Sarkozy, ma con economie per 9,5 miliardi, e 48,6 miliardi di spesa per la Royal. Due ordini di grandezza che non coprono certo la distanza tra liberismo, rigore e (eventuale) massimalismo socialista. Da domenica gli elettori hanno una percezione più consapevole delle differenze tra i due candidati. Gli sconfinamenti nei rispettivi campi d’azione, gioco che si è protratto per mesi e che alla fine aveva avvantaggiato la destra a giudicare i sondaggi degli ultimi mesi, potrebbero finire qui. La linea dritta tracciata da Royal, il forte contenuto sociale del suo programma, l’impegno per i giovani, saranno sufficienti a farle recuperare le posizioni perdute? Già in settimana dovrebbero arrivare le prime risposte. Sono attesi quattro sondaggi e di cui due realizzati dopo la presentazione del programma. Attilio Geroni