Libero 13/02/2007, pagg.33 Marcello Staglieno, 13 febbraio 2007
La storia delle agende che tentarono Indro. Libero 13 febbraio 2007. Sono autentici i mussoliniani Diari 1935-1939 che il senatore Marcello Dell’Utri ha dichiarato d’aver ricevuto, attraverso la Svizzera, dal figlio di uno dei partigiani che arrestò il Duce a Dongo? Probabilmente sì
La storia delle agende che tentarono Indro. Libero 13 febbraio 2007. Sono autentici i mussoliniani Diari 1935-1939 che il senatore Marcello Dell’Utri ha dichiarato d’aver ricevuto, attraverso la Svizzera, dal figlio di uno dei partigiani che arrestò il Duce a Dongo? Probabilmente sì. Si tratterebbe di un documento d’eccezione, da tradurre e pubblicare in ogni parte del mondo. La genuinità di quelli pervenuti a Dell’Utri sembrerebbe attestata non soltanto da alcuni contenuti da lui anticipati alla stampa, e dalla grafia all’apparenza valutata come quella del nonno da parte di Alessandra Mussolini. Ma anche perché si tratta di agende della Croce Rossa che, già nel 1988 e poi nel 1989, erano state offerte da un intermediario svizzero per 10 miliardi di lire (assieme però alla totalità dei Diari, dal 1912 al 1940) a Indro Montanelli in una vicenda della quale, assieme a Renzo De Felice, Mario Cervi, Paolo Granzotto e Pasquale Chessa, fui testimone. Dell’esistenza delle agende 19351939, poi pervenute a Dell’Utri, riebbi notizia il 28 agosto 2006 dal mio amico Gaetano Rebecchini: mi disse di averne veduto parecchi brani in riproduzione fotografica. Rebecchini mi spiegò, che per la grafia e per i contenuti, tali brani, dal "taglio" davvero mussoliniano, avevano tutta l’apparenza dell’autenticità, che però necessitavano di perizie grafologiche e di un accuratissimo riscontro storico. Rebecchini aggiunse che erano stati fotografati, tali brani, in cinque agende della Croce Rossa, per l’appunto le stesse pervenute a Dell’Utri: ma anche le stesse che già nel 1988 e poi nell’89, un notaio svizzero, sedicente Hans Ziegler,aveva offerto a Montanelli. Il fatto singolare è un altro: tali agende facevano parte di un lotto di 47 tra agende e quaderni che, con grafia all’apparenza mussoliniana, come ho detto abbracciano il periodo 19121940. Queste agende, sempre secondo Ziegler, erano in parte telate sino al 1920, quindi in pelle e, dal ’35 al ’40, erano invece agende della Croce Rossa. Quest’insieme di carte manoscritte, con i presunti dellutriani Diari 1935-1939 del Duce, era stato offerto a Montanelli nel tardo pomeriggio di mercoledì 20 gennaio 1988 al "Giornale". La segretaria di redazione Iside Frigerio, oggi al "Corriere della Sera", ricevette una telefonata in cui il suddetto Ziegler chiedeva di parlare con il Direttore (ovvero Indro) per offrirgli i "veri" diari di Mussolini. Montanelli sbuffò e si fece negare. Anche lui era soggetto a quella "sindrome del Mussolini perduto" persistente a tutt’oggi e così precisata da Renzo De Felice: «L’immaginario collettivo si è talmente assuefatto all’idea che i diari di Mussolini possano essere solo falsi che, se verranno fuori quelli veri, bisognerà fare una gran faticaccia per dimostrarne l’autenticità e smentirne la falsità». Ricordava benissimo, Montanelli, gl’innumerevoli falsi saltati fuori nell’immediato dopoguerra: dal cosiddetto Testamento del Duce, scritto in realtà dal giornalista genovese Gaetano Cabella, alle agende che due sorelle piemontesi erano quasi riuscite a spacciare come "autentici" diari mussoliniani, risultati peraltro un bidone. E sapeva di un altro falso diario manoscritto ch’era stato sottoposto anni dopo a De Felice il quale era riuscito a dimostrarne l’inautenticità. Eppure, anche se presunto, un ipotetico diario del Duce rappresentava per Montanelli un ghiottissimo boccone. Sapeva poi che in "Vita di Arnaldo" il grafomane Benito aveva scritto di tenere regolarmente un Diario. E sapeva che ne ero in caccia da quando nel 1969 Romano Mussolini mi disse di conservare la pagina, che il Duce strappò dal proprio Diario donandola a lui decenne che da allora la conservò in cornice, con quest’annotazione in data 26 settembre 1927: «Oggi m’è nato un figlio, lo chiamerò Romano»: una prova, se mai salterà fuori anche l’agenda del 1927 priva di tale pagina. Il mio colloquio con il sedicente Ziegler fu assai lungo perché, dopo avermi spiegato la struttura esterna e i contenuti di quei diari per cui chiedeva come ho detto la non trascurabile somma di 10 miliardi di lire, pronunciò una parola che mi convinse ad approfondire la faccenda.La parola era: "Hidaka". Il barone Shinrokuro Hidaka, ambasciatore giapponese a Roma e quindi a Salò, fu l’ultima persona che vide Mussolini libero il 25 luglio 1943. Soprattutto sapevo che De Felice, nel 1976, si era chiesto perché mai Hidaka fosse l’unico diplomatico giapponese compromesso con nazisti e fascisti rimasto indenne, evitando ogni processo. E sapevo che l’ambasciatore, su richiesta di De Felice, gli aveva inviato un memoriale che lo storico mi aveva mostrato nel 1985. In esso Hidaka spiegava i motivi della propria permanenza in carriera: per avere ricevuto da Mussolini copia fotografica del suo carteggio con Churchill e, in originale, i Diari 1912-1940. Il sedicente Ziegler mi precisò che Hidaka aveva mentito prima asserendo di aver distrutto a Berna i Diari originali 1912-1940, e poi evitando di dire che Mussolini, a Gargnano, li aveva invece affidati a un sacerdote, portando però con sé a Dongo (non nella borsa, dove c’era il carteggio con Churchill, ma nel cosiddetto "camioncino fantasma" sparito in mani partigiane) soltanto le originali sei agende 1935-1940 (se Dell’Utri ne ha però 5, dov’è quella 1940? E tutte le altre?). Quando Ziegler tornò alla carica, Montanelli lo ricevette. Disse che non aveva i 10 miliardi. Alla fine, Ziegler si ripresentò, con numerose fotografie e fotocopie che Montanelli sottopose a De Felice e a Cervi, Granzotto e me. Non convinto, chiese a Ziegler in originale l’agenda 1914, l’anno della crisi del socialismo e della guerra. Non ne fu però ancora persuaso. Ziegler si rifece vivo quasi un anno dopo: peraltro un’agenzia Ap, che pubblicai sul "Giornale", informò nel contempo che quei Diari erano stati venduti «a un Paese europeo» (la Gran Bretagna?). Ma se, oggi, i Diari in possesso di Dell’Utri risultassero autentici, scommetto che anche Indro ne sarebbe contento. LE FRASI DEL DUCE I GERARCHI OBESI E RIDICOLI «Si presenta Starace con le sue soluzioni sulla temerarietà del popolo italiano secondo lui incline alla guerra. pazzo. Fino a un certo punto quest’uomo mi ha quasi divertito con i suoi salti nel cerchio infuocato e tutte quelle buffonate da lui inventate e seguite dai gerarchi obesi e ridicoli. Ma ora sta esagerando e la pazienza ha già varcato i limiti anche a chi come me ne ha buona scorta» (28 agosto 1939). UN GRANDE PAPA «Il Papa è morto. Achille Ratti (Pio XII, ndr) è stato un grande Papa devo ammetterlo. Io non posso sapere chi sarà il nuovo Papa, però il profeta Malachia dice che sarà un Pastor Angelicus e speriamo che sia vero. Che non sia un politicante, un intrigante, perché di politicanti ci siamo già noi e mi pare che si sia in troppi» (10 febbraio 1939). LA SECONDA GUERRA MONDIALE «La guerra non si potrà evitare, ma che per noi italiani sarà un grosso problema. Dobbiamo stare attenti ai nemici che sono gli inglesi, ma anche agli alleati che sono i tedeschi» (31 agosto 1939) ADOLF HITLER «Hitler vuole tutto il corridoio e Danzica come pegno per evitare l’invasione della Polonia» Marcello Staglieno