Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2007  febbraio 13 Martedì calendario

Claudio Gorlier Università private in Italia, sì o no? Mi sembra che ridurre il problema a questo schematico interrogativo rimandi all’ironica espressione inglese: «Frettolose generalizzazioni americane»

Claudio Gorlier Università private in Italia, sì o no? Mi sembra che ridurre il problema a questo schematico interrogativo rimandi all’ironica espressione inglese: «Frettolose generalizzazioni americane». In realtà, proprio gli Stati Uniti ci possono insegnare parecchio. Rammento che negli Stati Uniti università pubbliche e università private coesistono armonicamente. Alla Harvard corrisponde la University of Massachusetts; alla Columbia University la New York University; alla University of South Carolina la Duke University (ahimè, finanziata dai produttori di sigarette); alla Stanford University la University of California, con il memorabile campus di Berkeley e quello prestigioso di Los Angeles. Ma ciò che davvero conta, e resta ipotetico in Italia, è il rapporto stretto tra pubblico e privato. Borse di studio assicurate ai meritevoli Se è vero che l’iscrizione alle università private comporta una spesa non indifferente, le generose borse di studio concesse a studiosi meritevoli sono trasversali. In tempi remoti seguii da laureando alcuni seminari ad alto livello sulle tecniche della critica letteraria all’Indiana University grazie a una borsa di studio offerta dalla Lilly Foundation, finanziata da una delle maggiori industrie farmaceutiche americane: un singolare, doppio connubio. Un’istituzione ormai diffusa è quella delle «endowed chairs». Un privato investe un consistente capitale per l’istituzione di una cattedra universitaria che porterà il nome suo o di un autorevole componente della sua famiglia. Un esempio? La cattedra di letteratura comparata alla New York University intitolata a Erich Maria Remarque, il grande scrittore tedesco del classico A Ovest niente di nuovo. Esiste grazie al lascito della moglie, la famosa attrice Paulette Goddard, che l’aveva sposato in seconde nozze (il primo marito era stato Charlie Chaplin). Nessun giovane brillante ma privo di mezzi è costretto negli Stati Uniti a rinunciare agli studi universitari. Una borsa di studio, pubblica o privata, gli garantirà la laurea. Purtroppo, da noi la sacralità statalistica delle istituzioni universitarie rende utopistiche prospettive del genere.