Libero 13/02/2007, pagg.1-32 Francesco Perfetti, 13 febbraio 2007
Ecco la super perizia sui diari del Duce. Libero 13 febbraio 2007. Che Benito Mussolini abbia scritto un diario è un dato di fatto confermato da tante testimonianze, a cominciare da quella dello stesso capo del fascismo, che ne fa menzione nel suo "Parlo con Bruno", il libro dedicato al figlio morto in un incidente aereo nel 1941, e nei colloqui con Emil Ludwig e in altre occasioni
Ecco la super perizia sui diari del Duce. Libero 13 febbraio 2007. Che Benito Mussolini abbia scritto un diario è un dato di fatto confermato da tante testimonianze, a cominciare da quella dello stesso capo del fascismo, che ne fa menzione nel suo "Parlo con Bruno", il libro dedicato al figlio morto in un incidente aereo nel 1941, e nei colloqui con Emil Ludwig e in altre occasioni. Ulteriori testimonianze vengono da familiari di Mussolini e da personalità del fascismo che ebbero occasione di sfogliarli. Per questo motivo, la maggior parte degli storici non ne ha mai messo in dubbio l’esistenza. Anche Renzo De Felice era convinto che fossero esistiti e che lo stesso Mussolini li avessi affidati al barone Hidaka - che era stato prima ambasciatore del Giappone a Roma, poi presso la Repubblica Sociale Italiana - il quale li avrebbe spediti in Svizzera alla legazione giapponese di Berna, dove sarebbero stati distrutti nel settembre del ’45 insieme a tutte le carte della legazione dopo la resa del Giappone. Le varie versioni dei diari. Nel corso degli anni, però, sono comparse diverse versioni dei diari. A metà degli anni Cinquanta, furono offerte all’editore Mondadori sette agende che risultarono frutto di una manipolazione realizzata con molta cura, probabilmente per motivi politici. I diari furono sottoposti a una serie di perizie, sia di carattere storiografico, sia di carattere tecnico - grafico e contenutistico - da parte di alcuni storici illustri che ne smentirono l’autenticità senza possibilità di appello. Successivamente, nel 1967, furono offerti al Sunday Times altri diari, relativi al periodo compreso fra il 1942 e il 1945. All’inizio del 1994, vennero offerte al quotidiano inglese Sunday Telegraph cinque agende, proprio come quelle di cui si parla ora. Questi diari furono sottoposti a una perizia da parte dello storico americano Sullivan - studioso della vita di Margherita Sarfatti, una delle amanti di Mussolini - e poi a un’ulteriore perizia da parte di alcuni funzionari o ex funzionari della polizia scientifica inglese. Quelle analisi sembrarono sostenere l’autenticità del materiale, che però non fu preso in considerazione dal giornale, forse per la cifra richiesta per la vendita, molto elevata, o per il fatto (la voce circolava all’epoca) che dopo l’infortunio incorso al tempo della pubblicazione dei falsi diari di Hitler, i vertici del giornale fossero diventati molto prudenti e poco propensi a pubblicare documenti che avrebbero potuto sollevare tante polemiche. Dietro questa vicenda si nascondeva un grande personaggio dell’aristocrazia britannica, Sir Anthony Havelock-Allan, produttore, che aveva sponsorizzato l’operazione e fatto da tramite con il giornale, il quale era convinto dell’autenticità delle cinque agende. Non è da escludere che i diari di cui discutiamo oggi siano gli stessi di quel periodo. Intanto, le circostanze in cui questi documenti sarebbero pervenuti nelle mani dell’attuale detentore, un ex partigiano, sono più che plausibili. Dagli appunti tante conferme. Nella vicenda di Dongo capitò di tutto. Chi era presente si appropriava di qualsiasi cosa a titolo feticistico o simbolico o soltanto come ricordo. Paradossalmente il fatto che non vengano offerte oggi tutte le agende di Mussolini è un forte elemento a favore dell’autenticità. La seconda considerazione che si può fare è che da questo tipo di materiale molto probabilmente non usciranno grandi novità storiografiche, ma certamente degli elementi utili per capire meglio il tipo di rapporto tra il Duce e l’apparato politico del Paese, nonché dati utili per comprendere appieno la personalità del Duce. Fattori quindi che possono aiutare a comprendere perché certe scelte siano maturate e perché Mussolini abbia fatto certe cose anche contrariamente alle proprie convinzioni. Dalle poche pagine rese pubbliche si può dire che emergono conferme importanti. Per esempio, il fatto che Mussolini fosse contrario alla guerra ancora nel ’39 è un dato appurato dalla storiografia, anche se il grande pubblico probabilmente non ne è a conoscenza, perché finora lo studio della storia si è appiattito sui grandi fatti. Un altro elemento di rilievo emerso è il giudizio positivo sul Pontefice Pio XI, da qualcuno messo in dubbio. comprensibile che ci sia una valutazione del genere su Achille Ratti, che è l’uomo dei patti lateranensi. Contrariamente a ciò che la storiografia ha sostenuto per tanto tempo prima di De Felice, nel 1929 Mussolini raggiunge l’acme del successo. I Patti lateranensi chiudono la questione romana e consentono al Duce di essere accreditato all’estero nel ruolo di un grande statista e di essere elogiato se non addirittura esaltato da esponenti politici di tutti i Paesi. Inoltre, la polemica che pure emerge da queste pagine nei confronti della borghesia non stupisce affatto, poiché risente del clima del periodo e della vera e propria campagna antiborghese lanciata in grande stile da Mussolini stesso sotto l’influenza della lettura delle opere di Spengler. La possibile autenticità. Qualcuno ha sollevato dei dubbi sul fatto che Mussolini potesse dedicare tanto tempo alla stesura di un diario. Ma c’è da tener presente che la "cultura del diario" per gli uomini politici di quell’epoca era una cosa naturale. Si pensava alla necessità di stendere giornalmente degli appunti sia come puro e semplice riferimento a fatti ed incontri sia come elemento di riflessione o di memoria per il futuro. Non a caso, sembra, che fosse Mussolini stesso a consigliare a Ciano, al momento della sua nomina a ministro degli Esteri, di tenere un diario. Altri, fra i quali lo storico Denis Mack Smith, hanno sostenuto che questi diari potrebbero essere stati scritti da Mussolini negli anni della Repubblica Sociale, come una sorta di autodifesa, per servire cioè da giustificazione in un futuro processo o anche per essere venduti successivamente. Ma è un’argomentazione del tutto inverosimile sulla quale non è necessario spendere parole. Non c’è che da attendere i risultati di un esame attento dell’intero materiale, quando l’intero corpus sarà messo a disposizione. Ma sulla base del poco che si è visto, pur con tutte le cautele necessarie in circostanze come questa, si può azzardare l’ipotesi che le probabilità che il materiale sia autentico siano molto elevate. Francesco Perfetti