vanity, 13 febbraio 2007
Arrestatati quindici presunti brigatisti
• Carabinieri e polizia hanno arrestato quindici presunti brigatisti rossi, un po’ cinquantenni e un po’ ventenni, metà dei quali iscritti alla Cgil e tutti operanti nell’area compresa fra Treviso, Padova, Milano e Torino. Secondo quanto hanno riferito gli inquirenti, gli arrestati avevano in programma di sparare al giuslavorista Pietro Ichino (già iscritto alla Cgil e collega di Marco Biagi e Massimo D’Antona) e di metter bombe alla casa milanese di Berlusconi in via Rovani, alle sedi di Libero, di Mediaset, di Sky, dell’Eni. Il loro capo era un Alfredo Davanzo, 49 anni, già condannato per brigatismo e latitante fin dagli anni Ottanta. Nei giorni successivi agli arresti, nascosti in una botola all’ingresso di un casolare di Bovolenta (Padova), gli inquirenti hanno trovato anche tre mitra, tre pistole, due fucili. Non troppe armi, alla fine, anche se le munizioni «erano sufficienti per sparare una settimana di seguito». La questione a questo punto è se i quindici arrestati, e gli altri che sono indagati, rappresentino un pericolo vero, cioè una banda organizzata sul serio, o se non si tratti di poveri visionari, che si illudono con trent’anni di ritardo di fare la rivoluzione. Non abbiamo sentito nessuna risposta convincente a queste domande. Però, come subito dopo il fatto erano apparse scritte inneggianti all’omicidio dell’ispettore Raciti (Catania), anche stavolta, qua e là, si son viste scritte, o sono stati distribuiti volantini, di solidarietà ai presunti brigatisti arrestati. Anche durante la manifestazione di Vicenza contro l’allargamento della base Usa (su cui vedi più avanti) si sono sentite grida in favore di Davanzo e dei suoi compagni. La Cgil, messa sotto accusa per l’alto numero di iscritti implicati (e subito espulsi), ha replicato a brutto muso che la sua organizzazione è troppo vasta perché sia possibile controllare tutti quelli che vi aderiscono (avrebbero la tessera – secondo dati forniti dallo stesso sindacato – cinque milioni di persone). Epifani: «Non prendiamo lezioni da nessuno». I suoi esponenti di sinistra, Giorgio Cremaschi e Gianni Rinaldini, hanno dato interviste sostenendo che non vi sarebbe nessuna tentazione di solidarietà verso il brigatismo se non esistessero in Italia la “solitudine operaia” e “ampie aree di disagio”. Senonché il giornalista Filippo Facci ha fatto loro notare che al Nord, cioè dove agirebbero di preferenza i nuovi brigatisti, la maggioranza degli operai ha votato per il centro-destra (45,7 contro 37,5). Stessa cosa i disoccupati: 42,5 contro 38,8. E idem i pensionati, non solo al Nord, ma in tutto il paese: 48,7 al centro-destra, 37,5 al centro-sinistra. Cremaschi e Rinaldini non hanno risposto. I moderati della Cgil, d’altra parte, hanno in genere preferito non farsi intervistare. [Giorgio Dell’Arti]