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 2007  febbraio 13 Martedì calendario

ROMA - Erano scesi nelle profondità marine per dare la caccia all´infinitamente piccolo, per catturare le tracce dei neutrini che vengono dai bordi dell´universo

ROMA - Erano scesi nelle profondità marine per dare la caccia all´infinitamente piccolo, per catturare le tracce dei neutrini che vengono dai bordi dell´universo. E hanno trovato un inaspettato via vai di capodogli, un´autostrada per Moby Dick. La scoperta è stata fatta dall´Istituto nazionale di fisica nucleare di Catania che, al largo della città siciliana, ha costruito il prototipo di un telescopio che verrà realizzato a 3.500 metri di profondità, a 80 chilometri da Capo Passero. Sarà una struttura imponente, con 80 torri alte 750 metri ciascuna, due volte la Tour Eiffel: un chilometro cubo di apparecchiature piazzate sul fondo del mare. «Useremo i tre chilometri di acqua sopra il telescopio come schermo per la radiazione cosmica», spiega Emilio Migneco, direttore dei Laboratori nazionali del Sud. «In questo modo riusciremo a cogliere le tracce luminose dei neutrini che hanno attraversato la Terra nel momento in cui si trasformano in "mioni". E studiando queste particelle, che hanno percorso tutto l´universo portando con loro la storia del viaggio compiuto, acquisiremo informazioni importanti sui luoghi remoti ad altissima energia, come ad esempio i buchi neri». Ma il telescopio sottomarino (si chiamerà Nemo) oltre a catturare le immagini dei neutrini, è anche in grado di percepire il suono che queste particelle emettono. E, attivando il grande orecchio ad alta tecnologia, si è scoperto qualcosa di inatteso (anche perché riferito a specie che si credevano in pericolo di estinzione): un grande passaggio di capodogli, animali lunghi 18 metri di lunghezza e 50 tonnellate di peso al posto di particelle subatomiche. Una bella differenza. Eppure un punto in comune tra neutrini e capodogli c´è: nonostante la consistente differenza di volume, anche i grandi cetacei rappresentano una realtà tutto sommato poco conosciuta. I capodogli sono stati intercettati dai sensori acustici perché emettono suoni che servono a svolgere varie funzioni: a comunicare con altri cetacei; a misurare la distanza dal fondo marino utilizzando il segnale acustico come un radar; a cercare prede, i polipi giganti che vivono a un chilometro di profondità. «Fino a pochi anni fa eravamo convinti che nel Mediterraneo ci fossero solo alcune decine di capodogli», ricorda Gianni Pavan, ricercatore del Centro interdisciplinare di bioacustica di Pavia, sottolineando l´importanza della scoperta. «Ora emerge una realtà completamente diversa. Nel tratto di mare di fronte a Catania, negli stessi giorni in cui le barche non registravano alcuna segnalazione di grossi cetacei, noi abbiamo intercettato il passaggio frequente di gruppi composti anche da quattro o cinque capodogli. Non possiamo ancora fare una stima precisa della presenza di questi animali nel Mediterraneo, ma certo il loro numero è almeno dell´ordine di grandezza di parecchie centinaia di esemplari».