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 2007  febbraio 13 Martedì calendario

HUGO DIXON

Il «patto presidenziale» di Ségolène Royal si presenta come una lunga lista della spesa formulata senza conoscere minimamente i costi dei prodotti. La Royal non ha poi indicato in quali settori la spesa sarà ridotta per tenere sotto controllo il debito pubblico della Francia, un´altra delle sue promesse. Lontane le promesse di chiudere con la tradizione, così come è lontano l´atteggiamento pragmatico dimostrato nei primi giorni di pre-campagna della Royal. E pensare che la Royal è la prima candidata dopo decenni a dichiararsi pronta ad affrontare lo stallo del sistema didattico francese, alla base del 25% della disoccupazione giovanile del Paese. Ma è sul tema dell´economia che la Royal tace maggiormente e il fare affidamento su interventi governativi su larga scala per affrontare la cronicità dei problemi del Paese solleva forti dubbi sulla reale capacità della Royal di comprendere le realtà di un mondo globalizzato. Tassare le società petrolifere o le banche assomiglia a un ritorno nostalgico ai giorni in cui le frontiere erano chiuse e il protezionismo imperversava. Fatto sta che la «SégoSphère», il nuovo nome di battaglia della sua campagna, è un universo stranamente privo di realtà economica. Un mondo in cui zavorrare i ricchi e tassare i grandi rappresentano le due direttrici principali verso la soluzione dei malesseri sociali. Le società private non sembrano fare parte del quadro mentale di Royal, alla quale sfugge il legame tra crescita economica e occupazione. Le proposte di carattere solidaristico e sociale, tra cui l´aumento del salario minimo, i proclami contro Bce e Ue sono retaggio della peggiore tradizione populista. Semmai la Royal dovesse attuare il suo patto, la Francia farebbe un grande passo. Nella direzione sbagliata.
Pierre Briançon