Franco Marcoaldi, la Repubblica 13/2/2007 non è Franco Marcoaldi, mannaggia, 13 febbraio 2007
C´è la puntata riuscita e quella meno riuscita, e comunque quando entra in pista questa catalogazione vuol dire che il più è fatto
C´è la puntata riuscita e quella meno riuscita, e comunque quando entra in pista questa catalogazione vuol dire che il più è fatto. Le Invasioni Barbariche (La7 il venerdì dalle 21.30) da tempo non è più un programma-novità nonché sbarazzino e l´impressione è che ormai si possa anche andare oltre. Per esempio venerdì scorso Daria Bignardi si è trovata con due interlocutori nelle interviste faccia a faccia, Lucia Annunziata ed Erri De Luca, con i quali non poteva funzionare il gioco della mezz´oretta fuori dagli schemi e in cui bisogna rassegnarsi alle domande finali e annunciare che si vuole buttare dalla torre il cugino Pippo o la zia Ernestina. L´Annunziata ha menato fendenti, De Luca opponeva sguardi e pazienza, Daria faceva un passo indietro e tutto prendeva a funzionare come si deve (controllare gli ascolti, del resto). Il rischio, se mai, è quello di avvicinarsi - per la qualità e il tono degli ospiti - al programma di Fabio Fazio. curioso che la casa di produzione dei due programmi sia la stessa, probabilmente qualcuno ha ragionato su una doppia tenaglia che accerchiasse l´intero arco dei personaggi da invitare, gente che fosse abbastanza distante da quelli che sulla carta d´identità ormai hanno scritto "ospiti televisivi". E comunque non ce n´è: se riesci a portare in studio gente che in tv ci va pochissimo, sei cool, altrimenti sei uno qualsiasi. Fazio su un lato più istituzionale (premi Nobel e regine, caspita), la Bignardi su quello più da dopocena, chiudono una sorta di cerchio che è una delle costruzioni più visibili della tv attuale. Le Invasioni risentono poi della celebre sindrome per cui tutti quelli di un certo giro guardano il programma, e a quel punto sembra che lo guardi tutta Italia. Invece fa il pieno di una categoria che si potrebbe chiamare "irresponsabili acquisti" e se ne parla nei posti giusti. In teoria, il programma potrebbe crescere ancora di più nella sua costruzione interna e vivere di vita propria, senza necessariamente infilarvi dentro l´ultima glamourata ripresa dai magazine e senza l´obbligo morale di crearne altre che finiscano sui settimanali la volta dopo. vero che, alla bisogna, un Erri De Luca non c´è tutte le settimane, ma cercando e osando, se ne potrebbero trovare di simili, sempre di più.