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 2007  febbraio 13 Martedì calendario

La biblioteca dei sogni di Madame Royal. Il Sole 24 Ore 13 febbraio 2007. Nanni Moretti sarà contento: nella vicina Francia, che tradizionalmente influenza la politica del nostro Paese, Ségolène Royal finalmente ha detto qualcosa ed è qualcosa di sinistra

La biblioteca dei sogni di Madame Royal. Il Sole 24 Ore 13 febbraio 2007. Nanni Moretti sarà contento: nella vicina Francia, che tradizionalmente influenza la politica del nostro Paese, Ségolène Royal finalmente ha detto qualcosa ed è qualcosa di sinistra. Ma molte delle sue promesse sono criticabili e quasi tutte sono irrealizzabili. Nel suo manifesto in 100 punti la candidata al seggio presidenziale francese ha particolarmente accentuato il potenziamento del welfare e delle tutele sociali: dalle cure mediche gratuite per tutti fino a 16 anni alle pillole contraccettive disponibili a costo zero per le donne fino a 25 anni, dalla scolarizzazione a partire dai tre anni alla formazione professionale immediata per 180mila giovani senza diploma. E ancora: alloggi assicurati ai non abbienti con interventi di edilizia popolare e requisizioni di case vuote da almeno due anni; aumento del 20% nel salario minimo fissato per legge a 1.500 euro mensili; incremento del 5% nelle pensioni più basse. Non poteva mancare il ritorno in auge delle 35 ore, oltre al sussidio pubblico pari al 90% del salario per un anno a chiunque perda il lavoro e l’abolizione delle norme che oggi consentono alle piccole imprese qualche flessibilità nell’assumere e nel licenziare. Royal è stata ulteriormente abile perché è riuscita a compiacere varie anime del suo potenziale elettorato, superando possibili contraddizioni. Si è dichiarata favorevole all’empowerment femminile, senza però incorrere nell’errore (in cui cade Hillary Clinton) di dispiacere alle casalinghe e anzi rivendicando orgogliosamente il valore della maternità. Come un’ambientalista, ha detto di puntare a una quota del 20% di energie rinnovabili nel 2020, ma non ha pianificato l’uscita dal nucleare.  risultata colbertista nella sua volontà di regolamentare per legge alcune tariffe bancarie o nel difendere la nazionalizzazione di una mega-società originata dalla fusione di Edf e Gaz de France e insieme si è mostrata liberista nell’apertura agli immigrati illegali, cui ha promesso visti d’ingresso, il voto dopo cinque anni, diritti di cittadinanza dopo dieci e ha temperato il suo statalismo con qualche concessione al federalismo regionale. Giacobina nel promuovere giurie popolari che vigilino sugli eletti, si fa paladina della democrazia partecipativa quando manifesta l’intenzione di abolire l’articolo costituzionale che consente al Governo di porre la fiducia, esautorando in parte il Parlamento.  difficile immaginare che Royal possa realizzare interamente il suo programma. Per almeno due motivi. Innanzitutto, perché vi è un solo campo importante in cui il Presidente della Repubblica francese ha un potere incontrastato: la politica estera. In altri settori deve trovare con il primo ministro un accordo quasi mai facile e addirittura difficile nelle frequenti situazioni di cohabitation con l’opposizione. Ma le indicazioni fornite dalla candidata socialista proprio in materia di politica estera sono intrinsecamente deboli. L’esaltazione della Francia dei diritti dell’uomo è mera retorica nell’affrontare dossier complessi come quelli della Cina, della Russia e di varie dittature nel Medio Oriente e nel mondo. generica l’affermazione di amicizia senza subordinazione nei confronti degli Stati Uniti. La volontà di rilanciare il processo costituzionale per una Unione europea «non legata solo al dogma della concorrenza» ignora che l’«economia sociale di mercato» è già al centro della bozza del Trattato costituzionale bocciato dal referendum francese nella primavera del 2005. Mentre l’intenzione di riscrivere lo statuto della Bce, inserendovi più espliciti obiettivi di sviluppo, o di riformare il Patto di stabilità e crescita incardinandovi la golden rule si scontra con il principio di realtà, perché tali operazioni richiedono l’unanimità (pressoché impossibile) nel Consiglio europeo. In secondo luogo, il gauchismo populista ed eclettico di Royal, promettendo molto a numerosi attori sociali, comporta alti costi aggiuntivi per la finanza pubblica. Il che rende improbabile l’attuazione del «patto d’onore» siglato dalla candidata con i francesi, perché la salute dei conti pubblici è già ora precaria, con un deficit tornato solo nel 2005 sotto il livello di guardia del 3%, dopo un triennio di disavanzo eccessivo, e con un debito pubblico pari a 18mila euro per abitante, come lei stessa ha ricordato. Proprio queste cifre danno la misura di quanto sarebbe pericoloso per il nostro Paese farsi tentare da simili promesse elettorali: il rapporto debito/Pil è in Francia del 66,7% e in Italia è di ben 40 punti maggiore. Fiorella Kostoris