Daniel Goleman, Intelligenza emotiva, Rizzoli, 2006, 12 febbraio 2007
Intelligenza emotiva. Cervello sociale. Insieme dei meccanismi neurali che presiedono a interazioni, pensieri e sentimenti nel rapporto col prossimo
Intelligenza emotiva. Cervello sociale. Insieme dei meccanismi neurali che presiedono a interazioni, pensieri e sentimenti nel rapporto col prossimo. Rappresenta l’unico sistema biologico del corpo che entra in sintonia con lo stato d’animo delle altre persone, e ne è influenzato. Tutti gli altri sistemi biologici, dalle ghiandole linfatiche alla milza, svolgono la propria attività in risposta a segnali che provengono dal corpo. I percorsi seguiti dal cervello sociale, invece, si distinguono per la loro ricettività ai segnali che vengono dall’esterno: ogni volta che si stabilisce un contatto con qualcuno i rispettivi cervelli sociali interagiscono. Intelligenza sociale. Espressione coniata nel 1920 dallo psicologo Edward Thorndike per indicare la capacità di capire e gestire gli altri. Estende l’osservazione dalla psicologia del singolo a quella bipersonale, ovvero ciò che traspare quando il singolo entra in contatto con un altro. Si manifesta con la consapevolezza sociale (ovvero ciò che si percepisce a proposito degli altri, per esempio nella percezione dei segnali emotivi non verbali, cosiddetta ”empatia primaria”), e nell’abilità sociale (ovvero il modo in cui si sfrutta la consapevolezza, per esempio presentandosi in maniera efficace, o interessandosi ai bisogni degli altri, cosiddetta ”sollecitudine”). Neuroplasticità. Fenomeno per cui le interazioni sociali determinano una ristrutturazione del cervello, scolpendo forma, dimensioni e numero di neuroni e delle rispettive connessioni sinaptiche. Accade così che le relazioni prolungate con una persona modifichino nel corso degli anni la struttura del cervello. Amigdala. Area a forma di mandorla situata sopra il tronco cerebrale, studiata da tempo dalla neuroscienza per la sua funzione di reazione alle situazioni di pericolo. Recentemente è stata scoperta più in generale la sua estrema sensibilità al contenuto emotivo dei messaggi non verbali (espressione severa, mutamento del tono di voce, cambio improvviso di postura), addirittura qualche microsecondo prima che ci si renda conto di quello che si vede. Ma l’amigdala non ha accesso diretto ai centri del linguaggio, per cui, quando registra l’aspetto emotivo di ciò che ha percepito, non avvisa le aree del linguaggio in modo che possa essere espresso a parole. Si attivano, invece, circuiti cerebrali che inviano segnali tali da riflettere l’emozione del corpo, cioè riproducendoli. la spiegazione del contagio delle emozioni, per cui una risata scatena la risata dei presenti e viceversa il pianto. Questo meccanismo fu individuato da Freud e sfruttato nella psicanalisi per cogliere le sfumature emotive del paziente. Cecità affettiva. Condizione per cui una persona funzionalmente cieca con alcune lesioni cerebrali è in grado di registrare le emozioni altrui dalle espressioni facciali attraverso l’amigdala, ovvero non vede l’emozione di chi sta di fronte,ma la sente. stata riscontrata, per esempio, in soggetti colpiti da ictus, che hanno perso le connessioni tra gli occhi e il resto del sistema deputato alla vista nella corteccia visiva del cervello. Si verifica perché le immagini percorrono due tragitti: uno dall’occhio al talamo (in base a cui le sensazioni arrivano al cervello e poi alla corteccia visiva, ma in questi casi è interrotto), l’altro dall’amigdala al talamo. Via bassa. Il sistema emotivo dei circuiti attivati dall’amigdala, che agiscono al di là della consapevolezza, in maniera automatica, senza sforzi, a velocità elevatissima. Opera in sinergia con la via alta, quella razionale, che corre attraverso i sistemi neurali che agiscono in maniera metodica e graduale, deliberatamente e più lentamente. La via bassa stabilisce il contatto emotivo con gli altri, quella alta fa riflettere su ciò che si prova. Lo scarto di velocità tra i due sistemi spiega anche le variabili dell’umore, per cui spesso si prova uno stato d’animo senza conoscerne la causa, consapevolezza che interviene quando si attiva la via alta, che invece ha la percezione chiara dell’emozione. Lo stesso accade se la via alta è impegnata e non percepisce quello che è avvertito dalla via bassa. Neuroni specchio. Neuroni attraverso cui corre la via bassa, che riflettono un’azione spingendo a mimarla o, almeno, a provare l’impulso di farlo. Svolgono un ruolo essenziale nell’apprendimento dei bambini. Scoperti dal neuroscienziato Giacomo Rizzoletti, "ci permettono di captare le menti altrui non attraverso il ragionamento concettuale, bensì tramite la simulazione diretta; con la percezione, non con il pensiero". Cellule fusiformi. Cellule cerebrali a forma di fuso, con un grosso bulbo a una estremità e un corpo lungo e compatto, dalla velocità di trasmissione molto elevata proprio grazie alla loro forma. Presenti nell’uomo (e in minor misura nella scimmia), sono concentrate nell’area orbitofrontale (OFC) che si attiva durante le reazioni emotive agli altri, e nella corteccia cingolata anteriore (ACC), che presiede alla manifestazione facciale delle emozioni. L’ACC è strettamente legata anche all’amigdala, luogo i cui si formano i primi giudizi emotivi. La loro velocità spiega perché sappiamo già se ci piace ciò che percepiamo, prima ancora di poterlo esprimere a parole. Serotonina. Neurotrasmettitore che induce sensazioni di benessere nel cervello, è la stessa sostanza che regola l’intestino. Per l’esattezza il 95 per cento della serotonina del corpo si trova nel tratto digestivo. Triade oscura. Espressione usata dagli psicologi per indicare soggetti caratterizzati da indifferenza verso il prossimo, cattiveria e doppiezza sociali, egocentrismo, aggressività, freddezza emotiva. Ne fanno parte i narcisisti (’gli altri esistono per adorarmi”), i machiavellici (’il mio fine giustifica i mezzi”), e gli psicopatici (’le altre persone sono un oggetto”). Sindrome di Asperger. Versione subclinica dell’autismo, tipica delle persone che hanno una comunicazione puramente funzionale, cioè non parlano dei loro sentimenti, non chiedono agli altri come stanno, ma tendono solo a scambiare informazioni evitando le chiacchiere. I maschi sono dieci volte più soggetti delle donne a sviluppare questa sindrome.