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 2007  febbraio 12 Lunedì calendario

Cinque anni fa il sindaco di Missaglia, in provincia di Lecco, ha inviato un esposto al Garante per la privacy riguardante i sacchi trasparenti utilizzati nella zona per la raccolta dei rifiuti

Cinque anni fa il sindaco di Missaglia, in provincia di Lecco, ha inviato un esposto al Garante per la privacy riguardante i sacchi trasparenti utilizzati nella zona per la raccolta dei rifiuti. Oggi l’Authority ha risposto che i sacchi dell’immondizia che rivelano il contenuto, oppure presuppongono forme di identificazione - etichette con nome o microcip - sono fuorilegge. Marta Casiraghi è ricorsa al Garante perché convinta che nei condomini la trasparenza del sacco poteva rendere identificabile le persone e rivelare abitudini e persino il tenore di vita. Ora tutti i sacchi che mostrano pannolini, avanzi cartacei, scatolette, bottiglie di plastica, resti di cibo, sono ufficialmente illegali. Negli ultimi anni sono stati infatti immessi sul mercato sacchetti color azzurro, viola, verde chiaro, che hanno sostituito progressivamente i sacchi della spazzatura tradizionali, di colore nero. Anche se la maggior parte delle persone utilizza oggi i sacchetti di plastica della spesa per raccogliere il pattume casalingo - nel cassonetto dell’immondizia vanno a finire sacchi di plastica con i loghi dei vari supermercati - il sacco più utilizzato resta ancora quello nero: l’anonimo e opaco contenitore che inghiotte le nostre scorie quotidiane. In Lombardia, la regione che produce più residui di tutta Italia, la quantità annua di rifiuti pro capite ha raggiunto i 520 chili, otto volte il peso medio di una persona adulta. L’idea di rendere trasparenti i sacchetti dell’immondizia posti in strada deriva dalla necessità di differenziarli e identificarli - carta, scatolette, plastica, umido -, ma anche dal desiderio inconscio di rendere meno luttuosa la cerimonia d’addio dei nostri scarti. La spazzatura costituisce infatti la parte residuale del consumo, il suo resto; è la parte morta del ciclo produzione-consumo: non si potrà mai chiudere se non eliminandola. Afferma uno dei protagonisti di Amore e spazzatura, romanzo di Ivan Klìma: la spazzatura è come la morte, non scompare mai. Negli Anni Sessanta un giovane americano A. J. Weberman si inventò il mestiere di spazzurologo e cominciò a tuffarsi nella spazzatura di persone famose, primo fra tutti Bob Dylan, riprendendo una tecnica applicata durante l’epoca maccartista dall’Fbi. Forse è a questo tipo di attività invasiva che il Garante della Privacy deve aver pensato emettendo il responso. Ma se, alla fin fine, i rifiuti solidi possono essere inceneriti, nell’universo digitale, scrive Slavoj Z<caron>iz<caron>ek, esistono invece rifiuti ineliminabili, nascosti nelle memorie trasparenti dei nostri computer, sacchi opalescenti della nostra vita.