"Le parole del manager", Francesco Varanini, Guerini e Associati, 2006, 12 febbraio 2007
Le parole del manager. Borsa. Dal latino bursa, e prima ancora dal greco byrsa, ”pelle trattata, conciata”, e poi ”otre di pelle”
Le parole del manager. Borsa. Dal latino bursa, e prima ancora dal greco byrsa, ”pelle trattata, conciata”, e poi ”otre di pelle”. Ma l’uso del termine nel senso di luogo di compravendita di azioni e titoli viene da una piazza di Bruges dove nel Cinquecento si incontravano i mercanti. Sulla piazza si affacciava la casa dei Van der Burse, ramo della famiglia di mercanti veneti Della Borsa (allora i cognomi si traducevano): da lì il nome del luogo e per antonomasia anche delle piazze delle città vicine. Bond. Termine in uso in Italia dal 1990, corrispondente a ”obbligazione”. Dalla radice indeuropea bhendh (da cui il sanscrito badhnámi, ”io lego”, e bándhuh, ”compagno”, e l’italiano ”benda”, ”bandana”, ”bandiera”), che esprime variamente l’idea del vincolo (anche nel senso materiale di corda che serve a legare). ”Obbligazione” (in uso dalla seconda metà del Seicento nel senso di titolo di credito emesso all’atto dell’accensione di un debito da parte di un ente pubblico o società privata), viene dal latino obligare, da ob-, ”intorno a”, e ligare. Brand. In italiano ”marca” (che viene dal francese marque de fabrique), più precisamente il termine inglese si usa per esprimere l’idea di qualità che il brand, diverso da ogni altro, è in grado di evocare. Dal francone (dialetto tedesco parlato dai Franchi nell’alto medioevo) brennan, ”ardere”,”bruciare”. Brief. Stringato documento che riassume gli obiettivi di una campagna pubblicitaria o di una ricerca di marketing, o le caratteristiche di un mercato potenziale (da cui briefing, ”trasferimento di informazioni”). Viene dall’antico francese brief, ”documento”, a cui nel Trecento corrispondeva l’italiano ”breve”, con lo stesso significato. Burocrazia. Dal francese bureaucratie, coniato nel 1759 dall’economista Vincent de Gournay per indicare la pubblica amministrazione gerarchicamente ordinata. Bureau, che nel Quattrocento si afferma nel significato di ”ufficio”, viene dal latino burra, lana rosso scuro, grezza, cioè la stoffa stesa sul tavolo su cui si lavorava a fare di conto. Business. Da busy, ”costantemente e pienamente occupato”, e ”ness, suffisso che esprime stato e condizione, significa ”lavoro”, ma anche ”attività di compravendita o di produzione di bene e servizi a fine di lucro”, e l’impresa che svolge l’attività. Intraducibile al di fuori dell’inglese, perfino la Cina, da quando si è affacciata al mondo del businness, non trovando una parola cinese corrispondente, ha finito per adottarla. Carriera. Dalla radice indoeuropea kers-, ”correre”. Moneta. Pare che derivi dall’appellativo della dea protettrice di Roma, Giunone ”Moneta”, ”ammonitrice”, ”consigliera” (dal verbo monere, ”far pensare”, ”avvertire”, dalla radice indoeuropea men-, da cui anche ”memoria”, ”musica”, ”mente”, ”monitor”). E siccome vicino al tempio di Moneta si coniavano le monete, si cominciò a chiamare ”moneta” la zecca e poi il metallo coniato. Scanner. Apparecchio destinato a leggere un’immagine o un testo in modo da permettere il trasferimento della memoria del computer. In italiano l’azione svolta dallo scanner è tradotta col verbo ”scannare”, o ”scannerizzare”. Il termine inglese viene dal latino scandere, ”scandire”, e indicava l’enunciazione di un componimento poetico, marcando il ritmo. Slogan. Dal gaelico sluagh (’esercito”) e gairm (’grido”), indicava il grido di guerra di una tribù o un clan. Stage. Dalla radice indoeuropea stha-, ”stare in piedi, momentaneamente fermo”, nell’antico francese indicava il tempo di residenza imposto a un nuovo canonico prima che potesse godere della rendita. Alla fine del Settecento il termine si laicizza e indica il periodo di pratica imposto ai candidati a certe professioni. Tycoon. I grandi eroi americani della finanza, ma il termine viene dal cinese tai, ”grande” e kiun, ”signore”, da cu il giapponese taikun, che corrispondeva a un titolo onorifico. Già nel 1871 Giosuè Carducci, in Canto dell’Italia che va in Campidoglio, parlò dei taicùn che umiliavano l’Italia, usando una traslitterazione più corretta di quella che ci è tornata dagli States.