"Orson Welles in Italia", Alberto Anile, Il Castoro, 2006, 12 febbraio 2007
Orson Welles in Italia. Atterraggio. Il 9 novembre 1947, quando Orson Welles atterrò a Ciampino (per girare a Roma Cagliostro, di Gregory Ratoff), era famoso solo per essere il marito di Rita Hayworth
Orson Welles in Italia. Atterraggio. Il 9 novembre 1947, quando Orson Welles atterrò a Ciampino (per girare a Roma Cagliostro, di Gregory Ratoff), era famoso solo per essere il marito di Rita Hayworth. Arrivato con sei ore di ritardo a bordo di un bimotore con serbatoio in riserva, si presentò in abito e cravatta blu, soprabito noce moscata, scarpe nere lucide, cappello, nero, in mano e chioma scarmigliata e otto valigie al seguito. A riceverlo c’erano il regista e consorte, il direttore di produzione Charles Moses, l’attrice Linda Christian e un solo giornalista (dell’Espresso) che scrisse: "Senza barba e senza baffi ha un aspetto molto più giovanile, ma non era presente nemmeno una ragazza, per cui non sappiamo se piaccia alle donne". Alla reception dell’Excelsior di via Veneto gli fu sottoposto un questionario: alla domanda "razza", rispose "negra". Espatrio. Orson Welles era espatriato dagli Stati Uniti perché indagato dall’Fbi in seguito alle accuse di filobolscevismo mosse dai giornali di Hearst, il magnate che si voleva vendicare per essere stato preso di mira nel film Citizen Kane. Il massimo che l’Fbi era riuscito a scoprire fu una scappatella extraconiugale con una ballerina di strip tease. Welles fu interrogato dalla Commissione per le attività antiamericane (che aveva già incriminato quarantuno personaggi di Hollywood) per chiedergli se era comunista. Invece di rispondere chiese a sua volta: "Come definireste un comunista?", alla loro risposta "Qualcuno che prende tutti i tuoi soldi e li dà al governo", concluse: "Allora il fisco americano deve essere comunista all’87 per cento" (alludendo all’ammenda cui era stato condannato per tasse non corrisposte dopo aver messo in scena il musical Around the world in 80 days, un fiasco che gli aveva causato 320 mila dollari di debiti). Otello. I primi tempi sembrava un divo innavicinabile, anche perché sul suo set non mancava mai il cartello che avvisava gli altri attori di non rivolgergli la parola. Ma passati i primi due mesi di riprese del Cagliostro, Welles cominciò a frequentare assiduamente ristoranti e night club, con una donna sempre diversa al fianco. Tra queste la sedicenne Franca Faldini, slanciata e bellissima, definita da un giornale "ritaiwortacea". Per un po’ di tempo l’attore la invitò a casa sua per recitare, solo in sua presenza, intere scene da Otello. Corte. Franca Faldini (per quindici anni compagna di Totò) definisce la sua breve storia con Welles un "flirtino ragazzino". Welles l’aveva notata in un locale mentre ballava e, all’uscita, l’aveva seguita in macchina fino a casa per prendere nota del numero civico e mandarle il mattino dopo, e per una settimana di seguito, un fascio di fiori con un biglietto siglato a penna "O. W.". Alla fine ottenne un appuntamento. Delicatezza. Orson Welles, che aveva il doppio dell’età della Faldini, la conquistò, a dire della stessa, con delicatezza: "Non è facile per un uomo fatto, io credo, trattare una ragazza senza annoiarla e senza neanche risultare ridicolo, senza cercare di comportarsi alla pari come un ragazzino". Ipnotico. "Welles è alto come un granatiere, grosso di corpo, i capelli spettinati. Ha un’espressione allucinata, candida e semplice allo stesso tempo: gli occhi di un bambino che fa dell’ipnotismo. Ride forte, scoprendo i denti e le gengive. Indossa spesso un giaccone che può servire sia in casa come pigiama, che in strada come giacca sportiva, da passeggio. Danza freneticamente, slacciandosi il colletto della camicia e allentandosi il nodo della cravatta" (Augusto Errante, Orson Welles si sposa). Cocktail. Durante un party a Roma un giovanotto e una signora gli offrirono una bevanda realizzata mescolando di nascosto i resti dei cocktail di venti persone, che lui trangugiò beato. Udienze. In Italia Welles era già stato da piccolo, a nove anni, con mamma, Beatrice Ives, pianista, e papà, Richard Welles, inventore dilettante. In quell’occasione aveva girato un filmino, riprendendo una delle fontane di Piazza san Pietro. La pellicola si esaurì proprio mentre sbucava fuori il Papa. Impressionato da questo ricordo, quando tornò a Roma, una delle prime cose che fece fu chiedere, e ottenere, udienza da Pio XII, che per quarantacinque minuti gli tenne stretta la mano nelle sue "secche e calde come le lucertole", per fargli una raffica di domande sugli ultimi pettegolezzi di Hollywood, dal matrimonio di Tyrone Power al divorzio di Irene Dunne. Togliatti. Il 9 dicembre 1947 invitò Palmiro Togliatti a mangiare la pizza da Romualdo a piazza della Torretta, vicino a Montecitorio. Il Migliore accettò solo a condizione che la serata non fosse resa pubblica. Welles conversò per lo più in spagnolo, lingua che, gli disse, aveva imparato facendo la guerra in Spagna. La serata finì all’una passata e Togliatti confidò all’amico Emanuele Rocco, redattore parlamentare dell’Unità: "Questo Welles è l’americano più intelligente che abbia conosciuto".