vanity, 12 febbraio 2007
I Dico e le coppie di fatto
• Il governo Prodi ha varato un disegno di legge che dà un minimo di garanzie alle cosiddette coppie di fatto, quelle formate cioè da persone che vivono insieme senza esser sposate. Non si deve credere che la legge sia in vigore: l’ha approvata il solo consiglio dei ministri (senza il voto di Mastella) e dovrà ora passare l’esame delle Camere, iter che difficilmente potrà essere più breve di sei mesi. La Chiesa è contrarissima, il papa e la Cei (l’organismo che riunisce i vescovi italiani) hanno parlato di attentato all’identità della famiglia e al diritto naturale. La legge – detta “Dico” dalle iniziali della prima e dell’ultima parola del suo titolo («Diritti e doveri delle coppie conviventi») – evita acrobaticamente qualunque atto che possa somigliare a un matrimonio: i due conviventi vanno all’anagrafe ed entrano nella stanza del funzionario uno per volta. Sanciscono quindi il loro rapporto scrivendosi reciprocamente una lettera con ricevuta di ritorno. In questo modo, dopo tre anni di convivenza, avranno titolo per subentrare nell’affitto di casa o riscuotere la pensione di reversibilità. Dopo nove anni potranno ereditare. La lettera può esser scritta anche da uno solo dei due, persino all’insaputa dell’altro. La Dico sancisce il principio che non possono esservi, nell’applicazione della legge, discriminazioni di tipo sessuale: quindi sono incluse le coppie gay, e anche le convivenze prive di sfondo sentimentale, purché non si tratti di badanti e purché i due conviventi non siano parenti stretti (relazioni superiori al secondo grado). [Giorgio dell’Arti]