"Altro giro. Perone speciali 2", Masolino dཿAmico, Nino Aragno Editore, 2005, 12 febbraio 2007
Altro giro. Persone speciali 2. Robert Mitchum. Centoventi film ("quaranta con lo stesso impermeabile", precisava sempre lui), famoso per la sua imperturbabilità, per questo piaceva molto a Mastroianni, che infatti, consultato da Paolo Panelli su come si recita al cinema, gli rispondeva: "Mitchum! Mitchum!"
Altro giro. Persone speciali 2. Robert Mitchum. Centoventi film ("quaranta con lo stesso impermeabile", precisava sempre lui), famoso per la sua imperturbabilità, per questo piaceva molto a Mastroianni, che infatti, consultato da Paolo Panelli su come si recita al cinema, gli rispondeva: "Mitchum! Mitchum!". A Mitchum, invece, quando glielo facevano notare, piaceva scherzarci su: "Li facevo con gli occhi chiusi, mi dipingevano le pupille sulle palpebre". Ebbe una sola moglie, Dorothy Spence, figlia dei vicini di casa, conquistata con una promessa: "Resta con me, piccola, scoreggerai nella seta". Molte invece le amanti. Tra queste, McLaine racconta di quella volta che, per farlo reagire, lo riempì di ingiurie e lo sbatté fuori dalla stanza dell’albergo, per sentirsi rispondere: "Quando lo vedo glielo dico". Vittorio De Sica. Si sposò la prima volta in Italia con Giuditta Rissone, e poi, non potendo divorziare, la seconda in Francia, con Maria Mercader. Si divise sempre in modo equanime tra le due famiglie. Mangiava due volte (presto, all’orario dei bambini, in una casa, tardi, nell’altra, curando di separare i carboidrati dalle proteine), si addormentava presso la famiglia che tirava tardi, per alzarsi all’alba e mettersi a letto presso l’altra, in tempo per farsi salutare dai maschietti che andavano a scuola (compensava con pisolini sul set). Festeggiava anche due Capodanni, aspettando la mezzanotte in una casa, per ritirarsi subito con la scusa di essere stanco, ma manifestandosi poco dopo nell’altra, con la scusa di aver accumulato ritardi in viaggio (brindava con la stessa famiglia un anno sì e uno no). Marcello Mastroianni. Girava così tanti film in Italia che si poteva permettere di rifiutare le offerte di Hollywood, anche perché non sapeva l’inglese, e per scherzo una volta disse "mandatemi una parte di sceriffo sordomuto". Fu preso sul serio e il copione con quella parte arrivò. Per Monicelli era il migliore: "Lui non faceva mai niente due volte nello stesso modo. che qualunque cosa facesse, era giusta. Era come un gatto. Gli bastava stare lì". Sposato, Mastroianni aveva molte amanti, così tante che al risveglio in ospedale dopo un’operazione, la prima parola, rivolta all’agente, fu: "Smìstale". Anthony Burgess. Prese l’abitudine di scrivere a ritmi serrati nel 1959, quando i medici gli diagnosticarono un tumore e gli diedero un anno di vita, salvo dirgli di essersi sbagliati dopo due anni (ma ormai la moglie, trascinata da lui nell’alcolismo, si era ammalata di una cirrosi epatica incurabile). Da qui il suo disprezzo per gli scrittori che scrivono poco. Come un calzolaio che fa le scarpe, lavorando tutti i giorni, a ritmo costante, secondo Burgess uno scrittore deve mettere giù tre, quattro pagine decenti al giorno, per un totale, togliendo le domeniche, di ottanta-novanta pagine al giorno, ossia un libro ogni tre mesi, quattro libri all’anno: "Troppi? Facciamo tre, facciamo due". Vittorio Gassman. Ogni volta che recitava il canto ventisei dell’Inferno, quello di Ulisse, quando arrivava alla terzina "E volta nostra poppa nel mattino, / de’ remi facemmo ali al folle volo, / sempre acquistando dal lato mancino", non resisteva e diceva "prua" anziché "poppa", ma in questo modo cambiava la rotta di Ulisse, facendolo rientrare a casa. Giorgio Bassani. La Documento Film acquistò i diritti per portare sullo schermo il suo Il giardino dei Finzi Contini (1962), affidando la regia a David Lean, che rinunciò spiegandosi in una lettera: "Io conosco gli ebrei europei, ma il punto di questi vostri ebrei è che non sono ebrei. Almeno a me che li vedo dal di fuori, sembrano uguali a tutti gli altri italiani. probabile che la loro tragedia sia proprio questa; ma allora per raccontarla ci vuole un italiano". Infatti il testimone passò a Vittorio De Sica, ma Bassani, che pure aveva collaborato alla sceneggiatura e aveva concesso l’uso della sua casa di Ferrara per le riprese, tolse la firma dal copione contestando al regista di aver fatto deportare con gli altri ebrei anche il padre del protagonista.