Varie, 12 febbraio 2007
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Calistri Lorenzo
• Roma 6 agosto 1978. Poeta • «’Io vivo sui tetti, altri guardano in alto, dentro di me c’è già tutto”. Lui scrive così, ma non penseresti mai - vedendolo - di trovarti di fronte a un giovane poeta intimista. Il gessato elegante, la cravatta sgargiante, il ciuffo biondo, le scarpe inglesi, nella vita di tutti i giorni fa l’analista finanziario alla Bnl, ma poi l’estate durante le vacanze smette il completo d’affari e parte per il mondo con la sua associazione, Gioventù missionaria, jeans, maglietta e solo un piccolo crocefisso al collo. Il suo parafulmine. ”Stasera la luna è un’unghia tagliata” [...] è finito alla ribalta perché ha dedicato il suo primo libro di poesie (Soltanto un nome da ripetere, edizioni Montedit, dicembre 2003, prezzo di copertina 8,30 euro) a Maria Cristina Rosati - moglie del governatore di Bankitalia Antonio Fazio - e a Gianpiero Fiorani, amministratore delegato della Banca Popolare di Lodi. Una dedica davvero affettuosa: ”La vostra fiducia è la mia eterna gratitudine”. Era inevitabile, dunque, che si accendessero i riflettori su di lui, mentre fuori infuria il ciclone Antonveneta e le intercettazioni della Procura milanese sono su tutti i giornali. La sua prima reazione, però, è di meraviglia. ”Certo che ne avete di fantasia, voi giornalisti - ribatte Calistri, un po’ intimidito - Addirittura ho letto che sarei un personaggio cruciale della vicenda... Figuratevi. Sapete perché ho scritto quella dedica? Perché la signora Maria Cristina e il signor Fiorani sono stati nostri benefattori. Nel senso che hanno aiutato, incoraggiato, sostenuto i progetti della nostra associazione di studenti universitari, Gioventù missionaria. Progetti umanitari in giro per il mondo: ricordo che in Messico, nel 2003, portammo cibo a circa 5 mila persone nelle zone rurali e più povere del Paese. Senza di loro, ma anche senza l’aiuto di tantissima altra gente, i bimbi messicani non avrebbero ricevuto né medicine né pane né caramelle. Chiaro?”. Ancora le sue poesie: ”Troppo poco cielo mi resta tra le mani, pochi granelli di fede stipati sotto il tavolo”. ”Il mio verso è una breve, intima vampata, che offre un’ora d’aria agli istanti tutti uguali...”. un ragazzo schivo, Lorenzo Calistri. Educato, riservatissimo. Non gli piace per niente, adesso, l’idea di farsi pubblicità con questa storia. Sul suo tavolo c’è un’immaginetta della Madonna di Guadalupe, la sua fede è profonda. Anche la fidanzata, ironia della sorte, porta un nome che più cristiano non si può: si chiama Assunta. ”Ma i giornalisti - eccepisce lui - ora vogliono sapere soltanto se è vero che prima della Bnl lavoravo alla Banca Popolare di Lodi, con Fiorani. Sì, è vero, lavoravo alla Bpl, ma io lui non l’ho mai conosciuto personalmente, l’ho visto l’unica volta a una convention, ma stavo in mezzo al pubblico, tra gli altri impiegati. E pure la signora Fazio, l’avrò incontrata al massimo un paio di volte a messa, all’Ateneo Regina Apostolorum. Lei è molto vicina alla congregazione dei Legionari di Cristo, dunque è solo la fede che ci unisce, io non sono mai stato a casa sua. Attraverso dei sacerdoti amici, ho saputo poi che il mio libro di poesie è stato apprezzato, questo sì, ma toglietevi dalla testa l’idea che io sia un loro giovane protetto”. Calistri si è laureato in Scienze Politiche [...] (con tesi sull’ateismo nell’ex Unione Sovietica, voto finale 110 e lode), i suoi modelli letterari - racconta - sono da sempre padre David Maria Turoldo e Mario Luzi. Milita, inoltre, tra i Rutelli-boys della Margherita e scrive brevi saggi sulla noia e la felicità per il sito www.laboratorioperlapolis.it, pensatoio cattolico che ha l’ex presidente Oscar Luigi Scalfaro come primo referente politico. ”Ciò che resta dei nostri souvenir è un morso dato all’aria. Ciò che resta uno smalto per colorare”. Poesie d’amore e di morte, poesie molto tristi ma anche intrise di speranza e di fede. ”Io scrivo per me, per il bisogno che ho di mettere su carta ciò che sente il mio cuore - si schermisce Lorenzo - Ho vinto anche dei premi, dei concorsi di poesia, ma non mi va tanto di raccontarlo”. Un premio l’ha preso a Montignoso [...] un altro a Pistoia. Soltanto un nome da ripetere, il titolo del suo libro, è il nome di Gesù Cristo. ”Lui è il numero uno - spiega convinto l’autore - tutte le altre cose del mondo, invece, sono zero. Nel senso che se tu metti Cristo davanti alle altre cose, ecco che quegli zeri diventeranno mille, un milione, un miliardo. Se invece Cristo lo metti dopo, gli zeri restano zeri...”. Certo, per un poeta che di giorno fa l’analista finanziario, la confidenza coi numeri è essenziale ma in questa vicenda intricata di scalate, opa e contropatti, anche il rapporto con il denaro è interessante: ”Il denaro non è lo sterco del diavolo - conclude Calistri - Il denaro è solo uno strumento che serve a garantire una vita serena per sé e per gli altri. Ecco, l’importante, però, è ricordarsi sempre anche degli altri”» (Fabrizio Caccia, ”Corriere della Sera” 30/7/2005).