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 2007  febbraio 12 Lunedì calendario

Chi ha paura della Cina. Tessile. La Cina produce quasi il 70 per cento del mercato tessile del mondo, ma fino al 2008 le sue esportazioni devono osservare le quote contratte in accordo con le norme dell’Organizzazione mondiale del commercio

Chi ha paura della Cina. Tessile. La Cina produce quasi il 70 per cento del mercato tessile del mondo, ma fino al 2008 le sue esportazioni devono osservare le quote contratte in accordo con le norme dell’Organizzazione mondiale del commercio. Le quote erano già state abolite, ma all’inizio del 2005 si era registrato un tale aumento delle importazioni di prodotti tessili cinesi che l’Unione Europea le ha reintrodotte con incrementi programmati delle importazioni fino alla fine del 2007 (attualmente il tessile italiano, con ottocentomila addetti occupa da solo quasi un terzo della manodopera del settore in Europa). Credito. In Cina oggi il 70 per cento del credito va alle imprese statali, che producono il 30 per cento del Pil, il restante 30 per cento va alle imprese private, che producono il 70 per cento del Pil. Una riallocazione del denaro delle banche incrementerebbe ulteriormente la crescita, ma il governo per ora non lo consente per le difficoltà di approvvigionamento di energia e materie prime. Yuan. Molti analisti prevedono che il Pil cinese raggiungerà quello americano intorno al 2020. Altri contestano questi calcoli, perché sono fatti a dollari costanti e non tengono conto della rivalutazione dello yuan. Attualmente lo yuan è sottovalutato del 55 per cento (stime di Olivier Blanchard e Francesco Giavazzi). Da sola, la rivalutazione di mercato dello yuan porterebbe a un raddoppio dell’economia cinese nell’arco di cinque anni. Pil. Oggi il Pil cinese è più di un quarto di quello degli Stati Uniti. Con un raddoppio per rivalutazione dello yuan, e data la velocità di crescita dell’economia (9,5 per cento medio l’anno), il Pil cinese raddoppierebbe nel giro di otto anni. Ma nell’arco di otto anni lo yuan diventerà liberamente convertibile, per cui si può prevedere che in meno di dieci anni il Pil della Cina supererebbe quello degli Stati Uniti, nell’arco di altri dieci anni raddoppierebbe, e nell’arco di altri dieci anni sarebbe equivalente a quello di tutto il resto del mondo messo insieme. Nel 2035, con una popolazione di 1,6 miliardi di persone, la Cina riguadagnerebbe la stessa posizione dell’inizio dell’Ottocento, quando aveva tra un terzo e la metà del Pil mondiale. Usa. Oggi il 50 per cento dei beni di consumo quotidiani in Usa è prodotto in Cina, mentre il 70 per cento delle riserve valutarie cinesi è rappresentato da buoni del Tesoro Usa (per cui la rivalutazione dello yuan determinerebbe negli Usa impennata dell’inflazione e problemi di investimento). Magliette. Essendo la Cina, da sola, il mercato più grande del mondo, con oltre il doppio dei consumatori potenziali di tutto l’Occidente messo insieme, lo sviluppo del mercato interno cinese che escludesse l’Occidente, sarebbe devastante per l’Occidente stesso. Oggi le esportazioni cinesi portano in Cina meno di un quarto dei profitti del commercio, perché il resto va all’Occidente attraverso i costi aggiuntivi della vendita. Esempio: la maglietta che il negoziante italiano compra in Cina per un euro, la rivende a 4 euro, creando 3 euro di profitto per l’Europa e solo un euro per la Cina. Se la maglietta è venduta in Cina, i 4 euro restano in Cina. Fiat. Da sola rappresenta il 50 per cento degli investimenti italiani in Cina (ma la prima industria straniera di automobili in Cina è la Volkswagen). Parenti. Adagio pechinese agli inizi degli anni Novanta: Bu zai qinren hai zai shuei?, letteralmente: ”Se non scanno il mio parente, chi posso scannare?”. Petrolio. Da 2003 in Cina il furto e la rivendita di petrolio rubato è punito con pene cha vanno da sette anni di reclusione alla pena di morte. Unocal. Compagnia petrolifera americana ricca in giacimenti di gas per 18 miliardi di dollari. Nel 2005 la Cina ha tentato di acquistarla, ma il Congresso degli Stati Uniti ha bloccato l’affare, e la Cina, scusandosi dell’errore, si è ritirata. Partito. Membri del Partito comunista cinese: 67 milioni, su oltre 1,3 miliardi di popolazione, un membro del Partito ogni venti persone. Pianificazione. La politica cinese di pianificazione familiare iniziò nel 1980, ma il governo cominciò a fare marcia indietro alla fine degli anni Novanta, quando i primi studi sull’invecchiamento della popolazione rivelarono che con la politica del figlio unico si sarebbe arrivati al 2030 con un Paese non ancora sviluppato, in cui i giovani attivi non sarebbero stati sufficienti a garantire lo sviluppo. La politica precedente prevedeva di stabilizzare la popolazione sui 1,6 miliardi di persone intorno al 2060. Rendendo meno rigida la pianificazione la popolazione si stabilizzerebbe intorno ai 1,7/1,8 miliardi (comunque si prevede che nel 2050 l’India supererà la Cina per numero di abitanti).