"I bottoni di Napoleone", Penny Le Couteur e Jay Burreson, Longanesi, 2006, 12 febbraio 2007
I bottoni di Napoleone. Stagno. Nel 1812 l’armata napoleonica impegnata nella campagna di Russia fu costretta a ritirarsi, decimata da diserzioni, freddo, fame
I bottoni di Napoleone. Stagno. Nel 1812 l’armata napoleonica impegnata nella campagna di Russia fu costretta a ritirarsi, decimata da diserzioni, freddo, fame. Secondo alcuni l’errore fatale commesso da Bonaparte fu non cambiare i bottoni di stagno delle giubbe ai soldati. Con l’abbassamento della temperatura lo stagno si trasforma in polvere e questo processo chimico avrebbe lasciato i soldati indifesi contro il freddo. Un osservatore che vide passare l’armata da Borisov, la descrisse come "una folla di spettri avvolti in abiti femminili, in vecchi pezzi di tappeti o in cappotti bruciati pieni di buchi". Dolore. Mentre mangiamo pepe o peperoncino proviamo una sensazione di dolore perché le due spezie contengono ingredienti (piperina e capsaicina) che per la loro forma molecolare si fissano a una proteina posta sui recettori della nostra bocca: la proteina cambia forma e invia un segnale lungo il nervo del dolore. A ingestione avvenuta, in compenso, il cibo piccante genera appagamento, grazie alle endorfine (oppioidi simili alla morfina) prodotte dal cervello come risposta al dolore. Altri benefici: capsaicina e piperina accrescono la secrezione di saliva, facilitando la digestione, e stimolano il movimento del cibo nell’intestino. New York. La noce moscata è originaria dell’arcipelago di Banda, un gruppo di sette isole nel mar di Banda, 2600 km a sud di Giacarta. Per secoli gli isolani avevano venduto la spezia a mercanti arabi, malesi e cinesi, finché la Compagnia olandese delle Indie orientali, nel 1602, firmò un trattato con i capi villaggio per assicurarsi l’esclusiva. Cionostante le popolazioni locali continuarono a vendere la noce moscata ai tradizionali mercanti che offrivano prezzi più alti: allora l’Olanda dispiegò una flotta, diede alle fiamme interi villaggi, giustiziò i capi villaggio e ridusse a schiavitù la popolazione. Per completare il monopolio mancava solo l’isola di Run, la più remota dell’arcipelago, dove i capi villaggio avevano firmato un trattato con gli inglesi. Anche in questo caso gli Olandesi fecero la guerra che finì col trattato di Breda, 1667: gli Inglesi rinunciavano a Run in cambio dell’isola di Manhattan. Fu così che Nieuw Amsterdam diventò New York. Piombo. Secondo alcuni storici la caduta dell’Impero romano fu causata dall’avvelenamento da piombo. Tra i sintomi: sonno agitato, perdita di appetito, irritazione, mal di testa, dolori di stomaco e anemia, tutti riscontrati in molti personaggi della classe dominante del tempo, tra cui lo stesso imperatore Nerone. Il vino, infatti, era dolcificato con acetato di piombo e i più ricchi lo conservavano in vasi di piombo e bevevano acqua che arrivava a casa attraverso condutture di piombo. Seta. La Bombyx mori, una falena comune in Cina, depone nel corso di cinque giorni 500 uova, dopo di che muore. Un grammo di queste uova produce più di un migliaio di bachi, che mangiano in tutto trentasei chili di foglie di gelso, producendo due etti di seta greggia. Le uova, conservate a 18°C, sono portate alla temperatura di schiusa di 24°C. Tenuti per un mese in contenitori puliti e ventilati, dove mangiano il gelso, i bachi sono trasferiti in appositi telai, dove impiegano qualche giorno a costruire il loro bozzolo: il baco secerne dalla mandibola un filo di seta (e una sostanza viscosa per tenerlo compatto), muovendo la testa lungo una figura a otto, e intanto si trasforma in crisalide. Per recuperare la seta i bozzoli sono scaldati per uccidere la crisalide e poi immersi in acqua bollente per sciogliere la sostanza viscosa. La lunghezza di un filo di seta ricavata da un bozzolo varia da 350 a 2750 metri. Spionaggio. Per mantenere il monopolio della produzione di seta i Cinesi punivano con la morte il contrabbando di uova di bombice, bachi da seta e semi di gelso. Secondo la leggenda nel 552 due monaci nestoriani riuscirono a tornare a Costantinopoli portando dalla Cina delle canne svuotate dove avevano nascosto le uova del bombice, consentendo la diffusione della sericoltura nel Mediterraneo. Chardonnet. La produzione della prima seta sintetica si deve a un errore del conte francese Hilaire de Chardonnet, appassionato di fotografia, che nel 1880 versò accidentalmente del collodio (il materiale di nitrocellulosa usato per rivestire le lastre di vetro su cui si impressionavano le immagini): la soluzione si consolidò in una massa vischiosa da cui si potevano tirare fili simili a seta. Chardonnet mise a punto un sistema per produrre questi fili e nel 1885 brevettò la seta di Chardonnet, simile alla seta naturale tranne per il fatto che era infiammabile. Infatti successe che durante un ballo un cavaliere fece cadere la cenere del suo sigaro sull’abito da sera della sua dama. L’abito si bruciò e Chardonnet chiuse la sua fabbrica, ma nel 1895 ci riprovò, usando la cellulosa anziché la nitrocellulosa e realizzando una seta che non era più infiammabile del cotone.