"Il Napoletanario" di Renato de Falco, Colonnese Editore 2006, 12 febbraio 2007
Il Napoletanario. Addo’ va! Brindisi napoletano, nell’auspicio che l’augurio formulato vada nella direzione giusta, a seconda dei desideri espressi da ciascuno
Il Napoletanario. Addo’ va! Brindisi napoletano, nell’auspicio che l’augurio formulato vada nella direzione giusta, a seconda dei desideri espressi da ciascuno. ’E sabbato, ”e subbeto e senza prevete. Augurare a qualcuno di morire di sabato (senza possibilità di essere sepolto l’indomani, giorno festivo), all’improvviso e senza il conforto di un prete. Salute a nuje! ”Salute a noi”, è l’augurio formulato non appena si menziona un morto, ma esprime anche indifferenza per qualcosa che riguarda gli altri. Aspetta’ cu’ l’ova ”mpietto. Di chi aspetta con trepidazione qualcosa, come le contadine di un tempo, che per anticipare lo schiudersi delle sementi, le riponevano in seno. ’A varca cammina e ”a fava se coce. Delle situazioni che si risolvono da sole (come la cottura delle fave, cibo abituale dei naviganti, che intanto tengono la rotta). Avenno, putenno, pavanno. ”Avendo, potendo, pagando”, riferito a chi promette di pagare, ma rimanda sempre. Bene e in salute e scarzo a denare. Risposta alla domanda: "Come state?" (per prevenire temute richieste di soldi). Biato chi se vere! Felice chi ve gode! Botta e risposta tra persone che non si vedevano da tanto tempo, ma pronunciate con ipocrisia. ’E sarde se magnano ”alice. Risposta evasiva alla domanda: "che se rice?", ”che si dice?” (quando la notizia è chiesta per curiosità, e non per affetto). Cade ”o traviciello e va – ncapa a Giuvanniello. Commento ironico ad una previsione pessimistica. mal’acqua! Quando le cose si mettono male. ’A carna tosta e ”o curtiello ca nun taglia. Concorso di circostanze negative. C’esce ”o broro? Si chiede quando si tratta un affare, per sapere se è vantaggioso. Primma ”e mo! ”Prima di adesso”, quando si esige che un comando sia eseguito immediatamente. Purta’ l’acqua cu’ ”e recchie. ”Portare l’acqua con le orecchie”, esprime massima dedizione e ossequio verso qualcuno. Chillo è muorto e nun ”o sape. Riferito a chi è messo così male da sembrare un cadavere ambulante. Cuscienza e denaro nun se sape chi ”e tene. Non è facile capire scrupolosità e capacità economica del prossimo. acqua ca nun leva sete. Proprio di un rimedio inutile. fritto ”o fecato! Troppo tardi per ripensarci, ormai non c’è più rimedio. muorto ”alifante. Detto a chi è decaduto da una carica importante (dalla storia di un caporale diventato spocchioso da quando l’avevano messo di guardia a un elefante donato nel 1742 dal Sultano della Turchia al Re Carlo di Borbone, e diventato oggetto di pesanti scherzi dopo la rimozione dall’incarico per avvenuto decesso dell’elefante). ’E quatto d’ ”o Muolo. Riferito a persone che non contano più, allude alla fontana eretta nel Molo della Città e commissionata nel 1559 dal Viceré Parafan de Rivera, raffigurante Nilo, Gange, Tigre e Eufrate, o Ebro, Reno, Danubio e Tago (i fiumi principali dei domini di Carlo V). Rimossa poco più di un secolo dopo dal Viceré Pedro Antonio d’Aragona, fu smontata e spedita a Madrid, dove se ne persero le tracce. Dal popolo le statue erano chiamate ”Chiappo, Chiappillo, Matarazzo e Funancanna”, forse in ricordo delle impiccagioni eseguite nei pressi delle fontane. na joja. Storia senza senso a cui danno credito solo gli stupidi Non si sa se derivi dalla joie, ritenuta frivola, dei Francesi, o dalla località cilentana ”de lo Joio”, ritenuta abitata da gente poco intelligente (richiamata dal Basile nel IV Trattenemiento della Prima giornata del Pentamerone). na papocchia. Cosa poco chiara, un imbroglio (da ”pappa”, con suffisso dispregiativo, per indicare cibo scotto, intruglio rivoltante, che proprio non va giù). Era dolce ”o cannamele. Riferito al gusto dello zucchero di canna, è come dire: ”ti è piaciuta la cuccagna”. fernuta ”a zezzenella! ”Non c’è più latte nella mammella” (come dire che è finita la pacchia). Zuca’ l’anema. Di chi è opprimente e noioso tanto da risucchiare l’anima. Arrostere ”o caso cu’ ”a cannela. Riferito all’avaro, che per risparmiare arrostisce il formaggio alla fiammella di una candela. Scippa’ ”e paccare ”a mano. Di chi è provocatorio e si attira schiaffi, come strappandoli dalle mani. Quant’è bello! Pecché ”mamma ce ”o sciugliette? Riferito a persona di aspetto così ripugnante che sarebbe stato meglio se la mamma non avesse sciolto il cordone ombelicale. Pure ”e gatte le fanno l’ova. Riferito a persona invidiata per la sua fortuna, che riesce in imprese impossibili. Pizzo e pejo. ”Peggio del peggio”, ”come se non bastasse”. Notizie tratte da: Renato de Falco, Il napoletanario, Colonnese editore, 2006, 281 pagine, 18 euro.