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 2017  febbraio 14 Martedì calendario

In Italia

Il Presidente della Repubblica è Sergio Mattarella
Il Presidente del Senato è Pietro Grasso
Il Presidente della Camera è Laura Boldrini
Il Presidente del Consiglio è Paolo Gentiloni
Il Ministro dell’ Interno è Marco Minniti
Il Ministro degli Affari Esteri è Angelino Alfano
Il Ministro della Giustizia è Andrea Orlando
Il Ministro dell’ Economia e delle Finanze è Pier Carlo Padoan
Il Ministro di Istruzione, università e ricerca è Valeria Fedeli
Il Ministro del Lavoro e delle politiche sociali è Giuliano Poletti
Il Ministro della Difesa è Roberta Pinotti
Il Ministro dello Sviluppo economico è Carlo Calenda
Il Ministro delle Politiche agricole alimentari e forestali è Maurizio Martina
Il Ministro di Infrastrutture e trasporti è Graziano Delrio
Il Ministro della Salute è Beatrice Lorenzin
Il Ministro di Beni e attività culturali e turismo è Dario Franceschini
Il Ministro dell’ Ambiente, della Tutela del Territorio e del Mare è Gian Luca Galletti
Il Ministro per la Semplificazione e la Pubblica Amministrazione è Marianna Madia (senza portafoglio)
Il Ministro dei Rapporti con il Parlamento è Anna Finocchiaro (senza portafoglio)
Il Ministro dello Sport è Luca Lotti (senza portafoglio)
Il Ministro della Coesione territoriale e Mezzogiorno è Claudio De Vincenti (senza portafoglio)
Il Governatore della Banca d’Italia è Ignazio Visco
Il Presidente di Fca è John Elkann
L’ Amministratore delegato di Fca è Sergio Marchionne

Nel mondo

Il Papa è Francesco I
Il Presidente degli Stati Uniti d’America è Donald Trump
Il Presidente del Federal Reserve System è Janet Yellen
Il Presidente della BCE è Mario Draghi
Il Presidente della Federazione russa è Vladimir Putin
Il Presidente del Governo della Federazione russa è Dmitrij Medvedev
Il Presidente della Repubblica Popolare Cinese è Xi Jinping
La Regina del Regno Unito è Elisabetta II
Il Premier del Regno Unito è Theresa May
La Cancelliera Federale di Germania è Angela Merkel
Il Presidente della Repubblica francese è François Hollande
Il Primo Ministro della Repubblica francese è Bernard Cazeneuve
Il Re di Spagna è Felipe VI di Borbone
Il Presidente del Governo di Spagna è Mariano Rajoy Brey
Il Presidente dell’ Egitto è Abd al-Fattah al-Sisi
Il Primo Ministro di Israele è Benjamin Netanyahu
Il Presidente della Repubblica Turca è Recep Tayyip Erdogan
Il Presidente della Repubblica Indiana è Pranab Mukherjee
Il Primo Ministro della Repubblica Indiana è Damodardas Narendra Modi
La Guida Suprema dell’ Iran è Ali Khamenei
Il Presidente dell’ Iran è Hassan Rohani

Il Pd verso il Congresso

Matteo Renzi non si è ancora dimesso da segretario del Pd, ma la mozione finale votata dalla Direzione di ieri del Partito democratico ha convocato un’assemblea per sabato e domenica prossimi, e sarà l’assemblea ad avviare la fase congressuale, che si svolgerà secondo le regole del 2013, quelle che portarono alla segreteria lo stesso Renzi: formalizzazione delle candidature per le primarie, e poi voto sui candidati. È certo che correrà il governatore della Puglia, Michele Emiliano. E naturalmente correrà Renzi, che dovrebbe dimettersi da segretario nell’assemblea di fine settimana. I sondaggi in questo momento lo dànno vincente contro chiunque al 60-70%. Ma da qui al momento dei gazebo ne corre, e tutto può ancora succedere.  

Quanto tempo ci vorrà?
Non meno di un paio di mesi. L’assemblea di sabato e domenica nominerà una commissione congressuale, che fisserà i tempi delle primarie e del congresso.  

Che cosa chiedeva la mozione delle minoranze?
Il passaggio chiave era la richiesta di sostenere il governo Gentiloni fino alla scadenza naturale del mandato. La minoranza ha tentato inutilmente di far votare tutt’e due le mozioni. Fassino ha attirato l’attenzione generale sul punto: guardate che ci stiamo impegnando a sostenere il governo Gentiloni fino all’ultimo. Matteo Orfini, che presiedeva, ha messo ai voti la mozione della maggioranza (correnti: renziani, Areadem, giovani turchi, Sinistra è cambiamento) e quando questa è passata a larghissima maggioranza (107 a 12 con 5 astenuti) ha accantonato la mozione della minoranza. Il rischio di scissione non è scongiurato. Bersani, su questo, ha detto: «Vedremo».  

A proposito di tutte queste correnti che hanno firmato la mozione di maggioranza: ma quante sono?
Le ha contate Tommaso Labate. L’area della maggioranza è divisa in undici correnti, ognuna delle quali ha una sua idea su Renzi e Gentiloni, sul congresso e le elezioni, sui tempi della legislatura, sul sistema elettorale. La minoranza fa capo a quattro leader, Roberto Speranza, Michele Emiliano, Enrico Rossi (il governatore della Toscana) e Gianni Cuperlo. Poi c’è D’Alema, che non si sa se sta fuori o dentro. Sarebbero quindi 15 gruppi. I renziani-renziani si dividono in tre sottogruppi, che fanno capo a Graziano Delrio, Luca Lotti, Maria Elena Boschi. Franceschini varrebbe un 25% dei consensi interni al partito. Altri elementi di preoccupazione per il segretario uscente, oltre a Emiliano, sono De Luca, ras della Campania, e i ministri Orlando e Martina. Sono personalità che cercano spazio. Nei prossimi due o tre mesi daranno parecchie scosse al partito, cercando di posizionarsi al meglio.  

E le elezioni?
La bocciatura della seconda mozione mostra che Renzi punta ancora a un voto anticipato, se non a giugno, almeno a settembre. La ragione è questa: l’Europa ci chiede correzioni alla manovra e in ogni caso non sarà possibile distribuire mance con la prossima legge di stabilità, che si annuncia molto severa. Meglio che le inevitabili nuove tasse si varino all’inizio di una legislatura, avendo cioè tutto il tempo per recuperare simpatie. Questo calcolo di Renzi si basa sulla certezza che, dopo il voto, formare un governo sarà facile, ipotesi piuttosto peregrina, dato che sarà molto complicato varare in tempo una nuova legge elettorale. Ognuno vuole la legge che gli torna più comoda, aspettiamoci di votare con i due spezzoni di Porcellum e di Italicum che la Corte costituzionale ci ha lasciato.  

Che ha detto il segretario?
Ha detto soprattutto che «ora si chiude il ciclo». «Dopo il 4 dicembre le lancette della politica sono tornate indietro, quasi ai tempi della Prima Repubblica: sono tornati i caminetti, ci si perde nei litigi e non si fanno proposte [...] Basta amici e compagni, diamoci una regolata tutti insieme. Non è possibile che tutto venga messo in discussione [...] L’analisi del voto l’abbiamo fatta: io ho pagato il pegno, mi sono dimesso. Se l’errore principale della campagna elettorale è stata la personalizzazione, ho cercato di evitare la personalizzazione almeno nel post referendum. Da due mesi la politica italiana è bloccata. Improvvisamente è scomparso il futuro da ogni narrazione. L’Italia si è rannicchiata nella quotidianità [...] Si dice o fai il congresso prima delle elezioni o me ne vado. Mi sembra un ricatto morale e sono difficilmente incline a cedere ai ricatti. Fare il congresso come alternativa al renzismo? Troppo onore, il congresso si deve fare come alternativa al trumpismo, al lepenismo, al massimo al grillismo. Non voglio nessuna scissione: se deve essere, sia una scissione sulle idee, senza alibi, e non sul calendario. Agli amici e compagni della minoranza voglio dire: mi dispiace se costituisco il vostro incubo, ma voi non sarete mai il nostro avversario, i nostri avversari sono fuori da questa stanza». (leggi)

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