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 2017  febbraio 14 Martedì calendario

Dagli afgani alla keniana delle nevi il nuovo mondo che sogna i Giochi

ST. MORITZ SAYED-ALI-SHAH e Sajjad vengono da montagne crude, abitate da capre, polvere e bombe. Facevano i pastori e all’occorrenza le guide alpine per i turisti occidentali facoltosi e audaci che si spingevano a Bamyan, due ore a ovest di Kabul, 5mila chilometri dalle Alpi, niente elettricità, un torrente dove lavare il bucato e il dolore della guerra sanguinosa coi Talebani che hanno perseguitato la loro gente, la minoranza etnica degli Hazara di confessione sciita. Hanno lasciato tre anni fa le famiglie, le nicchie vuote dei Buddha esplosi dagli estremisti, per allenarsi sopra la Corviglia a St.Moritz. Sono i primi afgani a un mondiale di sci. Saranno, promettono, i primi a un’Olimpiade Invernale, quella del prossimo anno in Corea del Sud. «Il nostro paese ci manca, ma il nostro sogno è più grande: rappresentare l’Afghanistan come un paese dove non c’è solo morte».
Farhang, 27 anni, e Husaini, 26, vivono in un ostello tra i grandi alberghi e le vetrine firmate dell’Engadina. Loro che hanno cominciato a sciare con pezzi di legno sotto i piedi, cinghie di cuoio e lattine schiacciate come legacci alle caviglie. Farhang è passato pure per l’Italia, quattro anni fa: «Prima a Trento, da studente del corso dello staff antivalanghe del soccorso alpino, e poi Aosta, Milano e Sestri Levante, dove per la prima volta ho visto il mare». Qui, il paradiso dello sci. Col compagno Husaini si alzano presto al mattino e in autobus si arrampicano per quattro ore sui monti con l’allenatore Andreas Hanni. A gennaio hanno partecipato alle loro prime gare ufficiali per qualificarsi ai campionati, due giganti a Savognin sempre nei Grigioni dove si sono piazzati oltre la 50esima posizione. Ma gli è bastato per diventare i Cool Running afgani. Il paragone con la nazionale di bob della Giamaica a Calgary ’88 li inorgoglisce: «Anche noi vogliamo raccontare la nostra storia».
Quella degli altri mondi che sognano i Giochi. Ci provano i due ragazzi, con l’aiuto del Bamyan Ski Club fondato nel 2011 con sede a Zurigo, una ong sostenuta da ricchi visionari cui aveva dato il suo contributo un italiano, Nando Rollando, ex pescatore, guida alpina di Sestri Levante e valdostano di adozione, poi scomparso. A St.Moritz organizzano una gara di beneficenza e da sette in Afghanistan i campionati nazionali: lo sci e lo sport contro la povertà e la guerra. A breve anche il primo ski lift dell’Afghanistan. Per salire in cima al mondo.
Lo vuole anche Sabrina Simader. È nata in Kenya a Kilifi, ha 18 anni ed è la prima del suo paese a un mondiale di sci. Ha partecipato al superG inaugurale, è arrivata 39esima e ultima con un sorriso grande così e una tuta multicolore, sua mamma Sarah a saltare nel parterre e dalle tribune una torcida. «È stato davvero emozionante, mi sono divertita, spero di andare più veloce la prossima volta» ha detto Sabrina, che adora Lindsey Vonn e parla cinque lingue (tedesco, italiano, Kikuyu e Swahili). Vive in Austria da quando ha tre anni, a St.Johann am Wimberg, è lì che ha visto per la prima volta la neve («Me lo ricordo benissimo, mi si ghiacciarono le dita perché avevo perso i guanti»), ci si è trasferita con la madre separata e risposata con un altro uomo, Josef, che aveva uno ski lift ad Hansberg e l’ha introdotta allo sci.
I parenti lasciati in Kenya all’inizio si opposero all’idea: «Mio nonno pensava fosse pericoloso per me, ora è molto orgoglioso». È cresciuta allo ski club di Schladming, a 13 anni diventa campionessa di Stiria in gigante, super G e combinata e l’anno scorso ha partecipato ai Giochi Olimpici giovanili in Norvegia. Un mese fa l’esordio in coppa del mondo nel gigante di Maribor in Slovenia, quello dell’addio alla carriera di Tina Maze, a oltre 8 secondi di ritardo da Shiffrin vincitrice. Ha trovato estimatori: Hannes Reichelt, oro in supergigante ai mondiali di Vail due anni fa, e vari sponsor tra cui Sky che le pagano anche l’allenatore privato, Christian Reif. A St.Moritz sarà al cancelletto di gigante e slalom. «Ma io punto ai Giochi di PyeongChang». Tutti i mondi sognano i Giochi, e il viaggio è appena iniziato.