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 2017  febbraio 14 Martedì calendario

Contrordine: l’asino è intelligente

Credo che ognuno di
noi, almeno una volta nella vita, si sia sentito definire “asino”,
per sottolineare un comportamento
grezzo, da zotico o,
ancora, da persona cocciuta. E, per noi signorine,  si aggiunge la meno nota espressione di “bellezza d’asina”: significa che, fatta eccezione per un aspetto esteriore molto piacevole e avvenente, non ci rimane nient’altro degno di nota. Eppure nella Bibbia l’asino è un animale che simboleggia la fatica e la disponibilità a compiere lavori duri, come muovere le macine dei mulini. Esso rappresenta l’umiltà, proprio come Gesù, il quale entra a Gerusalemme a cavallo di un’asina. Nel Libro dei Numeri esso diviene addirittura una figura sapiente, in grado di riconoscere, al contrario dell’uomo, i segni del Signore. L’asino è anche protagonista della celebre metamorfosi di Apuleio: una pozione magica avrebbe dovuto trasformare
il giovane Lucio in
un gufo, ma la sua amante commette
un errore nella preparazione ed egli
viene trasformato
in un perfetto ciuco
narici dilatate, bocca larga e labbra pendenti verso il
basso, oltre che
due orecchie pelose e smisurate. In
questa favola il povero Lucio verrà preso a bastonate da una folle vecchietta e persino il suo cavallo lo tratterà come un animale di rango inferiore. La figura dell’asino acquisisce così un significato positivo, di stoicità e di coraggio. 
GENERE PARTICOLARE 
Gli asini sono in realtà animali molto particolari, a cominciare dal loro aspetto: il mantello è setoso al tatto, le orecchie sembrano finte tanto sono morbide. Vi è qualcosa di profondo nel loro sguardo, come se tutto ciò che vi è di triste nel mondo abitasse nei loro occhi scuri, a ricordarci che, in fondo, dei sentimenti asinini noi uomini non ne sappiamo nulla. 
Come molte altre specie, l’asino ha origini molto antiche. Gli antenati selvatici vivevano qualcuno è presente ancora oggiin Africa e in Asia. L’addomesticamento è avvenuto più di seimila anni fa, ancor prima del cavallo. 
L’uomo si è accorto che l’asino poteva aiutarlo a tirare attrezzi pesanti nei campi, a trasportare oggetti e, infine, poteva essere cavalcato. Nell’isola di Ischia, così come in varie zone montuose, è comune imbattersi e percorrere sul monte Epomeo le vecchie mulattiere. Si tratta di percorsi lunghi e stretti, scavati nel tufo, nei quali camminare risulta molto difficoltoso. Ci si rende così conto della notevole agilità e della incredibile resistenza che hanno questi animali. 
Con il progredire delle scoperte tecnologiche in campo agricolo, il povero ciuco è stato messo da parte, incapace di competere con l’efficienza delle nuove macchine. Eppure la sua tenacia lo ha riportato di moda come animale da compagnia e, in alcuni Paesi, come animale da guardia ahimé, ne è nata una competizione con cani e oche. Le belle asine, invece, sono sempre più apprezzate per il loro prezioso latte. Esso viene utilizzato come ingrediente in vari prodotti cosmetici, garantendo effetti idratanti e protettivi straordinari per la nostra pelle; ha, inoltre, delle caratteristiche organolettiche molto simili al latte umano e pertanto è un sostituto eccellente del latte vaccino in bambini che presentano intolleranze alimentari. 
Ci si potrebbe quindi domandare perché l’asino simboleggia stupidità e testardaggine, mentre il vicino cavallo è espressione di intelligenza e nobiltà. Pur appartenendo alla stessa famiglia degli equidi, asini e cavalli si sono evoluti in modi differenti, anatomicamente e, soprattutto, etologicamente. Il ciuco domestico ha ereditato tratti comportamentali tipici dei suoi antenati selvatici. In natura esso è territorialmente molto difensivo, ecco perché può essere aggressivo nei confronti di estranei. Inoltre, essendo una preda, reagisce al pericolo scappando, ma, se messo alle strette, si difende con calci e morsi. Qualora nella vita domestica si presentasse una situazione potenzialmente dannosa, l’asino agirà di conseguenza. 
GLI STUDI 
Degli studi scientifici hanno oggi evidenziato come questo animale sia in grado di creare una diade con un altro soggetto della stessa specie, ossia un vero e proprio legame preferenziale e non casuale. Ciò significa che l’asino si sceglie un amico ed è capace di riconoscerlo tra altri dello stesso gruppo, preferendo lui ad uno sconosciuto. 
Probabilmente questo legame affettivo apporta un beneficio psicofisico all’animale e, difatti, sono noti dei casi di asini isolati dal proprio compagno che hanno mostrato segni di stress vocalizzi, nervosismo o depressione con inappetenza. 
Ci sono aneddoti nei quali l’uomo viene riconosciuto come familiare e salutato con una gioia asinina paragonabile a quella di un cane. Mi viene in mente un’asina anziana di nome Gigliola, che ho conosciuto in una delle mie stalle. Carattere docile, si lasciava accarezzare volentieri. Pareva quasi ricambiare il saluto quando, passandole accanto con la macchina, abbassavo il finestrino e le dicevo sottovoce: «Ci vediamo la prossima settimana, Gigliola». 
ATTENTI CON L’UOMO 
Gli asini, dunque, non sono affatto degli sciocchi, come sostenuto dal luogo comune che ormai si è perso nei secoli. Vanno invece alla ricerca di tutto ciò che appaga il loro essere, seppur delle volte con testardaggine. 
Purtroppo però, la comunicazione uomo-animale risulta ancora oggi essere davvero complicata: un atteggiamento che per noi risulta inopportuno e senza significato, mentre per l’animale ha una valenza più che giustificabile. 
Ed è vero anche il contrario, e cioè che non sempre le nostre azioni sono di chiara comprensione, magari perché troppo complicate. Insomma, l’asino ha delle ragioni che l’uomo ancora oggi non conosce. In ogni caso resta un animale straordinario.