La Stampa, 14 febbraio 2017
Una crepa nella grande diga. In California scatta la fuga di massa
Una montagna di acqua, che minaccia quasi 200.000 persone. È l’incubo con cui si è svegliata ieri la California, dopo che le autorità locali hanno ordinato l’evacuazione dei villaggi sotto la diga di Oroville. Una frana, infatti, aveva compromesso la struttura. Verso mezzogiorno il livello dell’acqua nel lago aveva cominciato a scendere, abbassando il rischio di un crollo catastrofico. Oggi e domani, però, nella regione sono previste ancora piogge intense, e quindi tutto si gioca sulla capacità dei tecnici di svuotare il bacino più velocemente di quanto lo riempirà la natura.
La diga costruita per arginare il lago di Oroville, circa 150 miglia a Nord di San Francisco, è la più alta degli Stati Uniti. Ferma le acque dirette verso il Feather River, per regolare l’irrigazione dell’intera Central Valley, e poi dei campi, le case e le imprese della Southern California. Una zona enorme e molto popolata.
Fino a un anno fa, l’emergenza di cui si discuteva era la siccità che aveva colpito lo Stato. Non pioveva più, e intere regioni stavano degenerando verso la desertificazione. Colpa del riscaldamento globale, secondo gli esperti, che minacciava di cambiare il volto di quello che per decenni era stato l’Eldorado americano. Il livello dell’acqua nel lago di Oroville era sceso al punto che si poteva camminare sul fondo, facendo dimenticare qualunque preoccupazione sulla tenuta della diga. Quest’anno però la situazione è cambiata in maniera repentina, sempre per colpa dei cambiamenti climatici resi imprevedibili dall’effetto serra. Le piogge intense hanno riempito il bacino, insieme all’acqua prodotta dallo scioglimento della neve, e hanno reso in fretta la situazione allarmante.
Domenica mattina i tecnici del Department of Water Resources hanno notato un particolare che li ha fatti impallidire: una crepa si era aperta nel canale di scorrimento di emergenza, costruito per scaricare 250.000 piedi cubici di acqua al secondo, in caso di problemi. L’erosione, provocata dalle piogge, si è allargata in fretta, raggiungendo la lunghezza di 200 piedi e la profondità di 30. Questa ferita nella struttura minacciava di compromettere l’intera diga, facendola crollare. A quel punto è scattato l’allarme per l’evacazione obbligatoria dei 188.000 residenti delle contee di Yuba, Sutter e Butte. «Eravamo a pranzo al ristorante – ha raccontato all’agenzia AP Kimberly Cumings – quando è arrivato l’ordine. Abbiamo preso la nostra figlia di 3 anni, il cane, e siamo scappati via dal fiume, andando verso una zona più alta. Quando hai una bambina non puoi correre rischi».
Due aerei sono decollati per tenere la situazione sotto controllo, 250 poliziotti sono stati schierati per favorire l’evacuazione ed evitare saccheggi nelle case abbandonate, e 23.000 soldati della Guardia Nazionale hanno ricevuto l’avviso di tenersi pronti ad intervenire, una cosa che non avveniva dall’epoca degli scontri del 1992 a Los Angeles per l’aggressione di Rodney King. La Croce Rossa ha aperto un centro di accoglienza a Chico, dove in poche ore sono arrivate cinquecento persone in cerca di aiuto.
I tecnici del Department of Water Resources hanno cominciato a lavorare sulla crepa nel canale di emergenza, per capire quanto fosse grave e come si potesse riparare. Il problema era valutare se minacciava di trascinare giù l’intera diga, liberando una gigantesca onda alta almeno trenta piedi. Nel frattempo, mentre l’acqua iniziava a tracimare dagli argini, hanno aperto le valvole di sicurezza per consentire lo svuotamento del bacino. All’inizio con grande cautela, per vedere se la struttura era in grado di resistere alla fenditura, e lasciar scorrere l’acqua; poi più velocemente, quando hanno capito che l’operazione funzionava.
Ora si tratta di vincere la corsa contro il tempo, per evitare l’inondazione, salvare le persone, e possibilmente impedire il collasso della diga. Le ultime notizie della giornata sono state positive, perché il livello del lago Oroville era sceso, e l’acqua usciva più velocemente di quanto entrasse. Oggi e domani, però, tornerà la pioggia, e solo allora si vedrà se i rimedi pensati dall’ingegno degli esseri umani saranno più efficaci della furia della natura.