il Giornale, 14 febbraio 2017
Ora la Boldrini vuole fare anche lo sceriffo del web
Bufale, fake news e post verità. Laura Boldrini giura al web una battaglia senza esclusione di colpi. Fatta di video, interviste e post su Facebook. Un’autentica crociata. Tanto da spingerla nei giorni scorsi a lanciare una raccolta firme in pompa magna dal titolo #Bastabufale. Peccato si sia dimostrata essere anch’essa un po’ farlocca.
Andiamo con ordine. Il testo dell’appello è una raccolta di belle parole contro la Rete «luogo di operazioni spregiudicate» in cui si annidano loschi personaggi capaci di creare vere e proprie «fabbriche di bufale a scopo commerciale» o per «propaganda politica». Il nemico numero uno della Boldrini sono ovviamente i cosiddetti troll, falsi profili spesso fonte inesauribile di notizie farlocche. È lecito aspettarsi che le adesioni al suo appello (bastabufale.it) fossero a prova di impostori. E invece no. Oltre ai testimonial d’eccezione ci sono nomi di intellettuali e vip come Francesco Totti, Fiorello, Gianni Morandi e Lucio Caracciolo c’è anche Sandro Il Bufalaro. Chi è? Un finto firmatario inventato da noi. Credibile come campagna contro i fake, no? Al momento non ci sono arrivate mail di cancellazione dell’adesione. Anzi, è arrivata precisa e immediata la mail alla casella di posta indicata «Carissimo Sandro Il Bufalaro, la tua firma è un atto di responsabilità, ma anche un contributo concreto al dibattito sul fenomeno della disinformazione». Firmato: Laura Boldrini.
Fa sorridere. Ma bastabufale.it è solo l’ultimo dei round giocati dalla presidente contro il web. Ieri sulle pagine di Repubblica ha inviato una accorata lettera al fondatore e Ceo di Facebook Mark Zuckerberg chiedendogli di schierarsi al suo fianco facendosi carico della «responsabilità» di bloccare «l’odio» sui social network. Ma la Boldrini ha imbracciato un mitra con troppi caricatori: notizie false; commenti d’odio (di cui lei stessa è stata vittima); bombe sui gruppi Facebook che inneggiano a Mussolini facendo «apologia di fascismo»; frecciate ai siti «acchiappaclick»; stilettate contro «contenuti discriminatori o razzisti». Un minestrone che rende potenzialmente pericolosa la crociata presidenziale. Nessuno mette in dubbio, infatti, che diffondere il video intimo di una ragazza al solo scopo di umiliarla sia una pratica da ostacolare con tutte le forze. La tragedia di Tiziana Cantone, suicidatasi per la vergogna, lo dimostra ampiamente. Ma quando si entra nel capitolo delle fake news, il discorso si complica. E di molto. La «battaglia di civiltà» lanciata dalla Boldrini risulta troppo semplicistica: il pianeta della Rete somiglia più ad un prisma che ad una linea retta. E non è sempre facile dividere il bianco dal nero.
L’altra faccia della post verità è infatti un pensiero dominante digitale capace di trasformare in bufala tutto quello che non coincide con le brillanti idee di pochi illuminati. Olimpo su cui, ovviamente, si è ritagliata un posticino pure Laura Boldrini. Sulla base di quale legge vengono scelti i giudici autorizzati a distinguere una balla dalla realtà? Nessuno lo sa. Per l’importante è sia nel Pantheon dei radical chic.