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 2017  febbraio 14 Martedì calendario

Jazz, la bambola trans: così i giocattoli diventano politicamente corretti

NEW YORK Sognava una bambola a sua immagine fin da quando era piccola: sì, perché Jazz Jennings, che oggi ha 16 anni, nel 2007 fu la persona più giovane al mondo a dichiararsi transgender, e divenne una celebrità grazie al reality
I am Jazz, in cui raccontava la sua vita di bambina in un corpo di maschio. Ora la Tonner Doll – specializzata in giochi da collezione – l’accontenterà: presentando alla fiera del giocattolo di New York, che apre il 18 febbraio, “Jazz”, prima bambola trans a lei ispirata.
Un giocattolo che si aggiunge alla lunga fila di bambole che qualcuno definisce «politicamente corrette», ma che semplicemente rappresentano sempre più la realtà. E che arriva dopo le Fashionistas, le Barbie con le curve lanciate l’anno scorso da Mattel, o le bambole disabili della britannica Makies, nate nel 2015 dopo che la campagna Toys like us (giocattoli come noi) è diventata virale. E ancora, dopo le tante versioni “etniche” dell’American Girl, la bambola made in Usa dalle infinite sfumature per renderla simile alle bimbe che la possiedono, e che quest’anno lancia, come “bambola del 2017”, l’afroamericana Gabriela.
«Non c’è da stupirsi», dice Nicoletta Bazzano, autrice del saggio La donna perfetta. Storia di Barbie. «Il modello perfetto di Barbie è superato: le bambole stanno tornando al loro ruolo originario, quando erano imperfetti mucchi di stracci. Sono sempre state lo specchio della realtà: oggi cambiano perché riflettono una società sempre più complessa, in cui il concetto di bellezza è in costante evoluzione».
In realtà, l’evoluzione dei giocattoli è andata un po’ a rilento rispetto alla società. Basti pensare che la prima bambola nera prodotta negli Usa fu Patty Jo, nel 1947: ma Mattel aspettò la ribellione del 1968 per realizzare l’afroamericana Christie, ben 11 anni dopo la prima Barbie. E nell’America che ha appena detto addio a un presidente nero, nemmeno l’arrivo dell’American Girl Gabriela è poi così scontato: solo l’accusa di promuovere troppe bambole “caucasiche” ha spinto l’azienda a lanciare Gabriela e Melody, un’altra bambola nera ispirata alle attiviste dei diritti civili dei primi anni Sessanta.
Jazz, invece, non ha precedenti. Se si esclude Gay Bob, il bambolotto con tanto di orecchini e attributo maschile realizzato nel 1977, al centro di polemiche così furiose da rimanere un oscuro oggetto da collezione, proprio come il Ken con gli orecchini del 1992. A volere la bambolina trans, alta 45 centimetri e priva di attributi, è stato il fondatore di Tonner Doll, Robert Tonner: «È una eroina dei cambiamenti sociali, coraggiosa e intelligente», ha detto alla Cbs. Certo, nell’America sempre più divisa la sua apparizione ha già un significato politico: secondo il Washington Post, la Casa Bianca intende abbandonare la linea Obama che consente agli studenti trans di usare, a scuola, il bagno che sentono più affine. Poi, per carità, per ora Jazz è un esperimento: si deciderà il da farsi solo in base alla richiesta. «Il gioco insegna le regole sociali: ben vengano bambole in grado di ampliare orizzonti e portare messaggi d’inclusione», dice Bazzano. Ma chissà se l’America di Trump quel messaggio è ancora pronto a difenderlo.