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 2017  febbraio 14 Martedì calendario

L’sms di Di Maio a Raggi: «Marra servitore dello Stato»

ROMA «Un servitore dello Stato»: così, un mese dopo averlo ricevuto alla Camera, Luigi Di Maio definì Raffaele Marra. Lo fece con un sms inviato a Virginia Raggi che a sua volta lo girò al suo fidato collaboratore.
Era il 10 agosto scorso, la giunta era travolta dalle polemiche per il «caso Muraro» e Marra era sotto attacco di alcuni leader del Movimento Cinque Stelle che chiedevano alla sindaca di annullare la sua nomina a vice capo di gabinetto. Per questo – quando lui le manifestò il proprio stato d’animo ricordandole che il colloquio con Di Maio «è andato molto bene» – lei decise di rassicurarlo. Dunque non è vero, come Di Maio ha sostenuto più volte – anche domenica scorsa ospite di Lucia Annunziata a In ½ h – che «quel signore volevo cacciarlo».
Sono le chat a svelare le contraddizioni della versione fornita dal vicepresidente della Camera, confermando quanto era già stato raccontato da svariati testimoni. Mostrano che rinnovò la stima a Marra, mentre lui pubblicamente ha detto: «Dopo quell’incontro ho continuato a chiedere alla sindaca di rimuoverlo. Si vuole far passare come mia una responsabilità che era nelle mani del sindaco di Roma».
Marra: «Dissi a Di Maio che andavo via»Si torna dunque all’estate, quando Raggi cerca di formare la giunta. E intanto nomina Daniele Frongia vicesindaco, Salvatore Romeo capo della sua segreteria, mentre Marra è stato scelto come vice del capo di gabinetto Carla Raineri. Di fronte alle accuse dei grillini, Marra chiede un incontro a Di Maio che il 6 luglio lo riceve.
Un mese dopo Marra si sente però ancora sotto assedio e scrive a Raggi. Nel cellulare ha salvato il numero come “mio sindaco”: «Vorrei ricordarti che ho manifestato la mia disponibilità a riprendere l’aspettativa sin dal giorno in cui ho incontrato il vicepresidente Di Maio a cui manifestai la mia disponibilità a presentare l’istanza qualora non fossi stato in grado di convincerlo, carte alla mano, sulla mia assoluta correttezza morale e professionale. L’incontro come sai andò molto bene tanto che lui mi disse di farmi dare da te i suoi numeri personali cosa che per correttezza non ho mai fatto. Pensavo che quell’incontro potesse rappresentare un punto di svolta. Evidentemente mi sbagliavo».
Di Maio a Raggi: «Non si senta umiliato»Quel 10 agosto la sindaca capisce che Marra è sotto pressione. Qualche ora dopo decide di informare Di Maio di quel che sta accadendo. Lui le manda un lungo messaggio e nell’ultima parte scrive: «Quanto alle ragioni di Marra... lui non si senta umiliato. È un servitore dello Stato. Sui miei il Movimento fa accertamenti ogni mese. L’importante è non trovare nulla». Ed è proprio questa rassicurazione a mostrare che quel 6 luglio non aveva avuto evidentemente alcuna intenzione di allontanarlo, né aveva chiesto alla sindaca di farlo. Infatti Raggi lo inoltra a Marra specificando: «Questa la sua risposta...».
Leggendo gli sms sembra di capire che Marra ha scoperto di essere stato controllato, forse ha saputo che i vertici del Movimento hanno avviato verifiche sul suo conto. Certo, se è così, non devono essere state molto accurate visto che Marra è stato arrestato quattro mesi dopo per corruzione dai magistrati coordinati dall’aggiunto Paolo Ielo e in quei giorni era già sotto inchiesta per aver accettato un appartamento in regalo dal costruttore Sergio Scarpellini. Marra ora è indagato anche per abuso d’ufficio in concorso con Raggi per la nomina di suo fratello Renato a responsabile Turismo del Comune di Roma. Oggi sarà interrogato ed è probabile che decida di avvalersi della facoltà di non rispondere fino a quando – come ha specificato il suo avvocato Francesco Scacchi – «non avremo la possibilità di visionare tutti gli atti processuali e dunque saremo messi nelle condizioni di poterci difendere».