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 2017  febbraio 14 Martedì calendario

Usa, grande fuga dalla diga evacuate 200 mila persone

NEW YORK Un’evacuazione di massa è in pieno corso nel nord della California, un centinaio di chilometri a nord della città di Sacramento. Al centro di una valle situata ai piedi della Sierra Nevada, la seconda diga del paese ha dato nei giorni scorsi pericolosi segnali di cedimento, sotto il peso di una accumulazione straordinaria di piogge. Se le barriere di contenimento della diga Oroville dovessero cedere, una colonna di dieci metri d’acqua si abbatterebbe sui paesi sottostanti. Se l’intera struttura dovesse sgretolarsi, un mare di 4,4 milioni di chilometri cubici inonderebbe il territorio fino a toccare la capitale dello stato.
L’EVACUAZIONE
L’ordine di sfollamento per i piccoli villaggi della valle è arrivato durante il fine settimana. «Questa non è una prova d’allarme gridavano gli altoparlanti questa volta si fa sul serio». I cittadini dei paesi di Maryville, Bangor Honcut, e altre decine di piccoli centri erano già pronti da giorni, con pickup e fuoristrada carichi in garage dei beni di prima necessità. Centottantamila persone hanno gettato dentro alla rinfusa i beni più essenziali da salvare, e si sono trasferiti nelle basi dell’esercito e dell’aviazione attrezzati per ospitarli alla meglio. Dopo cinque anni di siccità assoluta, le piogge invernali avevano gonfiato il fiume Feather che porta acqua alla diga oltre ogni record storico. 
IL PROGETTO
La Oroville dam è uno dei progetti più ambiziosi d’America: la seconda riserva d’acqua della California per portata, e la più alta costruzione di sbarramento degli Usa, con i suoi 230 metri di altezza per 2,1 chilometri di larghezza. Da quando è stata ultimata nel 1968 fornisce gli acquedotti e le aziende agricole della sottostante Joaquim Valley, ma le sue condutture raggiungono anche parte della costa californiana a sud di Los Angeles, molte centinaia di chilometri più a sud. Le precipitazioni degli ultimi mesi hanno convogliato nel lago Oroville che sovrasta la diga 172 centimetri di acqua. A questa si aggiunge poi la pressione delle abbondanti nevicate che sono cadute sulle montagne della Sierra, con la neve che ha iniziato a sciogliersi. La scorsa settimana è stato raggiunto il livello di guardia che per la prima volta ha fatto scattare i cancelli di alleggerimento, e per la prima volta si è scoperto che i due canali di scorrimento che avrebbero dovuto modulare l’uscita dell’acqua erano entrambi danneggiati. Il buco ha dimensioni colossali: 80 metri di larghezza per 18 di altezza. Invece che defluire in modo ordinato, l’acqua è venuta fuori con la forza di un maremoto. Un onda spumeggiante che si è abbattuta sulla valle e ha sommerso parchi e campi. 
I SOCCORSI
Il governatore dello stato Jerry Brown ha decretato lo stato d’allarme e ha inviato diciotto elicotteri nella zona. Negli ultimi giorni questi hanno sollevato centinaia di enormi sacchi di pietre e li hanno installati sugli argini laterali, nel tentativo di arginare la falla. L’operazione è riuscita almeno in parte, ma l’evacuazione continua nella più assoluta incertezza dell’esito finale. I tecnici hanno avuto due giorni di tempo per riparare i danni, ieri e oggi. Da domani tornerà a piovere, e sono previsti 8 centimetri di nuova precipitazione nei prossimi giorni, che si tradurranno in un ulteriore innalzamento della riserva nella diga di 20 centimetri. Dopo aver in qualche modo tappato temporaneamente il buco, gli operatori stanno ora drenando le riserve alla velocità di 1 centimetro all’ora. 
È una corsa contro il tempo, mentre altri loro colleghi cercano di aggiungere cemento all’azione frenante dei sacchi di pietre, e terminare il lavoro di riparazione dell’argine. La popolazione è scesa molto più a valle, alla distanza di quattro, cinque ore di viaggio, mentre i negozi presi d’assalto dai fuggiaschi hanno chiuso frettolosamente, e le pompe di benzina sono rimaste a secco in tutta la valle.