ItaliaOggi, 14 febbraio 2017
Radicali, sono pochi ma rissosi
La notizia dello sfratto di esponenti radicali, Emma Bonino compresa, dalla sede di Torre Argentina, e della loro compressione nelle trasmissioni di Radioradicale, ha reso pubblico quello che quasi tutti ignoravano: esistono due formazioni radicali. Un raggruppamento, in continuità con l’antico movimento scissosi dal Pli nel 1955, era diventato, per volere di Marco Pannella, il «Partito radicale nonviolento, transnazionale e transpartito»; l’altro, costola del precedente, si denomina «radicali italiani».
Il transpartito aveva ambizioni tipiche della megalomania pannelliana, quindi planetarie, ma risulta contare su appena 27 tesserati fuori d’Italia (si veda ItaliaOggi, 31 ag. 2016, «I radicali verso la scissione»). I «radicali italiani» negli ultimi tempi si erano distinti dai radicali transnazionali, finendo col costituire un gruppo contrapposto all’altro.
Ovviamente i numeri sono ridotti. Il seguito popolare se n’è andato da un pezzo: alle ultime politiche, le poche liste capeggiate da Pannella rimasero sotto lo 0,2%. Gli iscritti, identificabili con i militanti, stanno sotto il migliaio. La capacità di trovare firme, vuoi per presentare liste, vuoi per referendum, è apparsa molto ridotta rispetto alle potenzialità di vent’anni addietro. Le adesioni di personaggi in vista, un tempo rilevantissima, sono quasi scomparse. In casa radicale resta un solo personaggio conosciuto, per molti aspetti popolare, di rilievo anche fuori d’Italia: Emma Bonino, alla guida degli Esteri nel governo Letta.
La titolarità dei soli beni concreti dei radicali, cioè la sede e la radio, è in capo, direttamente o indirettamente, alla «Lista Marco Pannella». I pannelliani, chiamiamoli così per chiarezza, attraverso la lista (da loro detenuta) hanno ora lanciato il loro anatema. Ovviamente gli altri radicali, a parte proteste e doglianze, dovranno ora porsi il problema di come rimediare alla riduzione o all’assenza degli strumenti che hanno finora consentito di svolgere propaganda e divulgare attività. Dovrebbero procurarsi una sede, con relativi costi. Ammesso che riescano a finanziarsi, come potrebbero, invece, rimediare alla riduzione di spazi o addirittura al silenzio di Radioradicale? Già oggi l’eco mediatica delle iniziative dei due tronconi radicali è più che limitata; domani, come potrebbero i dirigenti di radicali italiani svolgere opera di proselitismo o almeno rendere nota la propria esistenza? Non paiono nelle condizioni che hanno reso trionfanti i grillini, con il ricorso alla rete.
Probabilmente, dovrebbero affidarsi a qualche intervento specifico operato dalla Bonino, sempre che ella lo volesse. Fra i radicali, è l’unica capace di trovare ancora spazio sui mezzi d’informazione.