Il Messaggero, 14 febbraio 2017
Champions senza fondo
ROMA Immersa per oltre due mesi in un sonno profondo, la Champions League ha scelto il giorno di San Valentino per tornare a regalare emozioni, a promettere meraviglie, a stupire gli indifferenti. Gli innamorati del calcio saranno grati. I nomi e i volti del grande teatro, va detto, potrebbero descrivere la copertina di un gioco per la PlayStation: e invece raccontano gli attori che illumineranno la scena nell’arco delle settimane a venire. Leo Messi e Cristiano Ronaldo, Gonzalo Higuain e Edinson Cavani, Olivier Giroud e Sergio Aguero, Antoine Griezmann e Robert Lewandowski. Oggi si decollerà. E, di riflesso, a volare senza scali fino alla stratosfera saranno anche (e soprattutto) i guadagni, i ricavi; in due parole: i soldi. Il viaggio filerà imperturbabile sino al 3 giugno, alla sera della finale del Millennium Stadium di Cardiff. A voler sbirciare tra le pieghe del calendario, si scopre che le partite più affascinanti del turno opporranno oggi il Paris Saint-Germain al Barcellona e domani sera il Bayern Monaco di Ancelotti all’Arsenal. È utile pure ricordare che il programma lo completeranno la sfida tra il Benfica e il Borussia Dortmund di questa sera e il duello fra il Real Madrid e il Napoli, previsto per domani al Santiago Bernabeu.
LA CLASSIFICA
Come si diceva, però, il cuore degli ottavi sarà più prosaicamente foderato da strati e sfoglie di quattrini. E vien da domandarsi se ci sia ancora un cuore che batte, sotto la pelle del calcio. Tanto per avere una misura, bisogna annotare che il giro d’affari che abbraccia tutti i sedici club qualificati ammonta a 5,12 miliardi di euro. Miliardi di euro, esatto. Un’enormità. Volendo appoggiare le cifre alla sicurezza di un riferimento, si tratterebbe dello 0,3 per cento del Pil italiano. In vetta alla classifica, in particolare, dominano il Barcellona e il Real Madrid con un ricavo rispettivo di 620,2 e 620,1 milioni di euro. Seguono nell’ordine il Bayern a quota 592, il Manchester City a 524, il Psg a 520 e l’Arsenal a 468. Quanto alle nostre squadre, la Juventus è settima, forte di un bilancio di 341 milioni di euro; mentre al Napoli è consegnata la quint’ultima posizione con 142 milioni. E dunque stupisce l’abisso che si apre tra i partenopei e i blancos campioni sul piano finanziario: perché in fondo è un paradosso, e delinea una differenza di 478,1 milioni in favore dei madridisti. Ultimo della graduatoria è viceversa il Porto, l’avversario proprio dei bianconeri, che fattura «appena» 76 milioni l’anno. Con chiarezza allora si comprende la ragione per cui qualche mese fa la Uefa ha deciso di posare un’impalcatura sullo smisurato forziere della Champions, stabilendo di ristrutturarne l’intelaiatura. Così, a partire dal 2018, ai primi quattro paesi del ranking europeo, quindi anche all’Italia, saranno garantiti quattro posti «diretti». E, nel complesso, le accreditate immediate saranno addirittura 26. Aver spalancato le porte del torneo e il portafoglio di Nyon nella certezza di abbracciare un maggior numero di nazioni si è rivelata una strategia molto democratica e altrettanto elettorale di Michel Platini. Eccessivo però si è dimostrato, nel camminare degli anni, il dislivello tecnico tra l’aristocrazia delle squadre blasonate e la comitiva delle formazioni meno educate. La bellezza del calcio dev’essere una questione di soldi.