il Fatto Quotidiano, 14 febbraio 2017
Amici, licenze medie, mogli e straordinari: così nominava Renzi
Il sindaco di Roma, Virginia Raggi, prima di fare nomine e promozioni al Campidoglio, avrebbe dovuto confrontarsi con un suo illustre collega: Matteo Renzi. L’ex premier, infatti, negli anni in cui era alla guida del Comune di Firenze, dal 2009 al 2014, è riuscito a portare a Palazzo Vecchio come dirigenti persino un amico con la terza media, poi indagato per Corruzione dalla procura di Roma. Senza incappare in nessuna inchiesta della magistratura. Sì, qualche guaio con la Corte dei Conti, ma nulla di drammatico. Né alcuna campagna mediatica su assessori che criticavano il primo cittadino. Nonostante le frasi non fossero registrate di nascosto o carpite, ma vergate nero su bianco, come fece Claudio Fantoni nel giugno 2012, lasciando le sue deleghe. “Ti ho letteralmente rincorso e mi sono ridotto a parlarti del consuntivo di bilancio per non più di un minuto mentre ti lavavi i denti in bagno; un tempo inferiore a quello che si impiega a scrivere un post su Facebook”. Fantoni spiegava l’esistenza di “rischi seri sulla tenuta dei conti del Comune”, poi accertati dalla Corte dei Conti negli anni successivi, che ha bocciato dal 2009 al 2014 ogni singolo rendiconto finanziario di Palazzo Vecchio. Fantoni è rimasto un perfetto sconosciuto. Una maggior attenzione mediatica, seppur minima, l’ha avuta un’altra missiva, quella di Pier Luigi Vigna, chiamato in Comune da Renzi come consulente per la sicurezza. Dopo sei mesi l’ex procuratore antimafia lasciò l’incarico scrivendo: “Usi Firenze come trampolino”. Era il 2009. Vigna aveva visto giusto. Eppure, ancora una volta, nessun clamore mediatico. Al netto però delle dichiarazioni di collaboratori e assessori, c’è una lunga lista di assunzioni e decisioni che sono riuscite a evitare l’interesse dei media e della magistratura. Appena insediato sindaco Renzi ha nominato un centinaio di persone a lui vicine. Per una spesa di 25 milioni di euro complessivi. Peccato che non tutti rispondevano ai requisiti richiesti per avere incarichi pubblici. Ma si sa: la fiducia è la base di ogni rapporto renziano. E la chiamata diretta, nell’epoca della rottamazione, è un gesto d’affetto. Così, ad esempio, tra i dirigenti di Palazzo Vecchio si trovò Bruno Cavini, zero esperienza qualificata e la terza media in tasca. Compenso da 78 mila euro annui e scrivania nell’ufficio di gabinetto del sindaco. Un ufficio che negli anni tra il 2009 e il 2014 era affollatissimo. Direttore (sempre a chiamata diretta) Giovanni Palumbo: diplomato al momento del contratto (e non laureato), poi direttore della Ragioneria e poi dirigente di servizio alla Polizia municipale insieme ad Antonella Manzione, ma con il compenso da direttore garantito. Al piano del sindaco, con esattezza nell’ufficio di gabinetto è arrivato anche Luca Lotti. Capo segreteria. E sull’attuale ministro dello sport, la Corte dei Conti scoprì che gli veniva pagato una sorta di doppio stipendio: il compenso fisso da dirigente e una quantità di straordinari esorbitante. Una violazione della legge che prevede che le indennità siano onnicomprensive. Il Comune si è adeguato. Solo con l’arrivo di Dario Nardella: ha alzato il compenso. E tutto si è risolto. Stessa sorte è toccata anche ad altri due dirigenti diplomati: Giovanni Carta e Marco Agnoletti. Privi dei requisiti dirigenziali. Riassunti poi come funzionari, una retribuzione di “appena” 22 mila euro e una indennità pari a 56 mila: per 78 mila euro complessivi, l’esatto compenso dei dirigenti. Nella sua segreteria Renzi ha assunto complessivamente 58 persone: 9 giornalisti, 10 dirigenti e 18 collaboratori dedicati alla sua attività. Tutti a chiamata diretta. Nello staff c’era pure Cristina Mordini, moglie di Lotti, assunta una settimana esatta dopo all’arrivo del marito. Accanto a Paola Andreini, consorte dell’amministratore delegato di Firenze Fiera Leonardo Sorelli. C’è Laura Ognibene, figlia di Enrico, dal gennaio del 2007 presidente del Tribunale di Firenze, e molti altri. Ma per carità: tutti rapporti di fiducia. E affetto. Il capitolo nomine e nominati nelle controllate è infinito. Un accenno dell’elenco: alla guida della società Firenze Parcheggi Carlo Bevilacqua, ex capogruppo in Provincia del Pdl, mentre Enrico Bertini, ex tesoriere regionale del partito di Berlusconi, arriverà in Comune. Andrea Bacci dalla Florence Multimedia, nel frattempo azzerata dalla Provincia, al consiglio di amministrazione della Centrale del latte e alla presidenza della Silvi, società dell’illuminazione di Firenze. Matteo Spanò, già coordinatore del Genio fiorentino, diventerà capo dell’associazione Museo dei ragazzi, poi ribattezzata Mus.e, che gestisce per conto del Comune gli appalti museali, mentre l’amministratore Marco Carrai, già “assunto” per tessere i rapporti economici e sociali per Renzi, si diffonde come olio nel mare. Oltre a gestire l’associazione Link, è nominato “consigliere personale” del sindaco, poi passa nei cda: è amministratore delegato della Firenze Parcheggi, entra nel board della Fondazione Cassa di risparmio di Firenze e diventa presidente di Aeroporto di Firenze Spa. Non solo: ha anche partecipazioni in società private. Tramite la D&C, per citarne una, controlla la C&T Crossmedia, azienda che riceverà appalti dal Comune attraverso il Museo dei ragazzi. Nel frattempo paga l’affitto della casa fiorentina di Renzi. Ma per la procura toscana non è stato ravvisato alcun reato. Al vaglio degli inquirenti ci sono migliaia di documenti acquisiti dalla Guardia di Finanza negli ultimi due anni tra le fondazioni che fanno capo a Renzi, Palazzo Vecchio, società partecipate.
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