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 2017  febbraio 14 Martedì calendario

I superdazi Usa contro la Ue minacciano anche la Vespa (e forse tartufi e prosciutti)

NEW YORK Raddoppio dei dazi Usa sui motocicli prodotti in Europa come rappresaglia americana nei confronti della Ue che si rifiuta di importare dagli Stati Uniti carne trattata con ormoni? Il rischio c’è: l’Ustr (US Trade Representative, l’«authority» di Washington per le trattative commerciali) ha già avviato la relativa procedura e domani terrà un «hearing» per ascoltare le obiezioni di chi, come le imprese interessate e l’associazione dei motociclisti, è contrario al provvedimento.
Una misura limitata ai veicoli tra i 50 e i 500 cc che, quindi, escluderebbe le moto di grande cilindrata: verrebbero colpite diverse aziende italiane come Piaggio (soprattutto per la Vespa), Aprilia e Ducati, oltre alla tedesca Bmw, la svedese Husqvarna, la spagnola Montesa, l’austriaca Ktm e altre.
È il primo atto della guerra commerciale che Donald Trump vuole lanciare in tutto il mondo sulle ali dello slogan «America First», senza riguardi né per i vicini (Messico e Canada) né per i partner europei? È possibile che le cose vadano in questo modo, visto anche che Robert Lightizer, l’avvocato scelto da Trump per guidare l’Ustr, è un gran fautore dell’uso dei dazi nei conflitti commerciali.
Ma è bene essere prudenti non solo perché la questione è delicata, complessa e coinvolge società quotate, ma anche per la natura stessa della vicenda che si trascina da molti anni e viene per ora gestita dai funzionari dell’Ustr seguendo automatismi burocratici: Lightizer, infatti, non si è ancora insediato, essendo in attesa del voto del Congresso di ratifica della sua nomina.
Intanto va chiarito che qui la promozione dell’industria americana non c’entra: gli Usa non producono moto di piccola cilindrata. E la sanzione non tocca le moto giapponesi e di altre case asiatiche. Nel mirino solo la Ue e, se scatteranno, i superdazi potrebbero riguardare anche altri prodotti: parti meccaniche, tartufi, prosciutti (ma solo quelli esportati con l’osso).
Da dove vengono queste stranezze? Da un arbitrato internazionale perso dalla Ue più di dieci anni fa, dopo il ricorso di Washington per il blocco delle sue carni di manzo agli ormoni. L’Europa fu condannata a indennizzare gli allevatori americani per il danno subito, quantificato allora in 116 milioni di dollari. Furono gli arbitri a stilare un elenco di prodotti che il governo Usa era autorizzato a punire con dazi raddoppiati per recuperare i soldi da dare agli allevatori.
Quei dazi allora non furono aumentati perché nel 2009 Usa e Ue trovarono un accordo: Bruxelles aprì una quota di import di carni di alta qualità che solo gli Usa erano in grado produrre. Col passare degli anni, però, altri Paesi, soprattutto Australia e Uruguay, hanno raggiunto gli stessi standard qualitativi: più competitivi anche per la rivalutazione del dollaro, pian piano si sono mangiati gran parte della quota di importazioni fissata dagli europei.
Rimasti a bocca asciutta (o quasi) gli allevatori Usa hanno chiesto al loro governo di riattivare la procedura sanzionatoria prevista dall’arbitrato. Cosa che l’Ustr ha fatto. In base ai trattati il governo americano può introdurre i nuovi dazi in via amministrativa, senza bisogno di passaggi parlamentari.
Ma prima di fare passi che hanno un costo per i consumatori, in questi casi è previsto che l’agenzia federale senta il parere delle parti interessate e dei cittadini. L’appuntamento è per domani nella sede dell’«authority» dove, ad esempio, i motociclisti sono decisi a far sentire il loro rumoroso dissenso già manifestato in circa 15 mila lettere di protesta al governo, cinquemila delle quali indirizzate direttamente a Trump.