Libero, 14 febbraio 2017
Mediaset al verde strozza il calcio
Il futuro del calcio italiano passa (anche) dalle televisioni. E rischia di essere un futuro tutt’altro che limpido. La partita decisiva sta per arrivare, ma non si giocherà sul campo: l’asta per i diritti tv del prossimo triennio, infatti, può mettere il mondo del pallone su binari decisamente complicati. L’antefatto, ormai, è noto: Mediaset ha scelto di limitare i propri investimenti futuri per il calcio. La controversia con Vivendi ha portato a strade differenti da quelle immaginate per Premium, così a Cologno si è dovuto far di necessità virtù: stop agli investimenti esagerati (come i 700 milioni complessivi per i diritti della Champions 2015-18), sì ad un approccio più opportunistico per il pallone. E lo ha spiegato anche Pier Silvio Berlusconi, parlando di calcio come asset fondamentale per chi vuol fare una pay tv classica: Premium però «va da un’altra parte» anche se non è detto «che non si riesca a prendere» i diritti sportivi.
Un approccio quasi ovvio per Mediaset, visti gli alti costi per il calcio e le difficoltà nate dallo scontro con Vivendi. Il problema è che a risentirne potrebbe essere tutto il pallone italiano, perché non stiamo parlando di un piccolo attore nel mondo calcistico. Basta dare un’occhiata all’ultima asta per i diritti tv della Serie A, in cui Mediaset ha speso (per Premium) 370 dei 945 milioni di euro complessivi, con il resto investito da Sky. Insomma, più di un terzo della torta che finisce nelle tasche delle squadre della massima serie.
CONCORRENTI
Soldi che, alla luce di quanto successo, rischiano di essere drasticamente ridotti nella prossima asta, se non addirittura azzerati. Certo, Mediaset potrebbe offrire una cifra minore e potrebbe aumentare l’impatto di Discovery (che negli ultimi anni sta salendo di peso in Italia), così come Sky potrebbe alzare la sua offerta, magari acquisendo anche i diritti per il digitale terrestre (sfruttando anche la piattaforma Premium, ipotesi già fatta dallo stesso Pier Silvio). La pay tv di Murdoch così può puntare a far man bassa, mettendo nel mirino pure la Champions League magari con l’ “aiuto” della Rai. Il rischio è che a pagarne lo scotto siano però le squadre.
Basta dare un’occhiata ai bilanci per capire quanto sia fondamentale il peso delle tv per il calcio italiano: nelle ultime 5 stagioni l’impatto dei diritti televisivi (compresi quelli europei) sui ricavi si è assestato tra il 58% e il 53%. Sky, Mediaset e compagnia, in sostanza, valgono più della metà del fatturato della Serie A.
Le prossime settimane saranno, così, decisive. A partire dalla definizione delle linee guida per l’asta, già in prima istanza respinte dall’Antitrust. Un aspetto non di poco conto, perché la composizione dei pacchetti può aprire anche ad altri competitor, dalle piattaforme di streaming online ai social network come Facebook e Twitter, che si stanno pian piano inserendo sul mercato.
Un modo anche per allargare l’asta a più soggetti possibili, proprio per garantirsi ricavi alti nonostante i problemi di Mediaset. Anche perché bisogna colmare il gap con l’estero, che non è proprio minimo: impossibile avvicinarsi ai 2,3 miliardi di euro annui della Premier League, l’obiettivo è stare in scia se non anche davanti alla Bundesliga, che dal 2017/18 grazie all’ultima asta incasserà 1,1 miliardi a stagione.
NUOVA LEGGE FERMA
In ballo però non c’è solo la quantità di soldi da incassare, ma anche come dividerli. La revisione della Legge Melandri (che oggi stabilisce una suddivisione per il 40% in parti uguali, per il 30% in base al bacino d’utenza e per il 30% restante in base ai risultati e alla storia) è sempre ferma, nonostante non siano mancati i proclami. E fermo rischia di rimanere anche il nostro calcio.