Il fatto del giorno
di Giorgio Dell'Arti
Marco Pannella ha vinto la sua battaglia e l’Unione europea presenterà all’Onu, il prossimo settembre, una “proposta di moratoria”, cioè una richiesta di sospensione, delle esecuzioni capitali. Lo hanno deciso ieri, all’unanimità, i 27 ministri degli Esteri della Ue. Il Parlamento europeo aveva già votato, poche settimane fa, una risoluzione di moratoria, con una maggioranza schiacciante: 591 voti favorevoli e 45 contrari.
• Mi piacerebbe sapere come ragionano questi qui che sono contrari.
Gli argomenti a favore della pena di morte sono in genere tre. Prim la pena di morte soddisfa la domanda di giustizia di quelli che sono stati colpiti dal delitto, i parenti delle vittime. Lei mi dirà che si può parlare non di domanda di giustizia, ma di sete di vendetta. Ma quelli possono tirarle fuori Kant: «Se egli ha ucciso, egli deve morire. Non vi è nessun surrogato, nessuna commutazione di pena che possa soddisfare la giustizia». Nel Vecchio Testamento sta scritt occhio per occhio, dente per dente. E questo è il primo argomento. Secondo argoment sapendo che possono finire ammazzati, parecchi assassini all’ultimo momento si trattengono. Questo è un argomento molto controverso e forse fals le statistiche fanno vedere che negli Stati in cui è in vigore la pena di morte non c’è una diminuzione di omicidi. Il terzo argomento è che chi ha ammazzato una volta, se viene a sua volta soppresso, non potrà farlo più. Gli americani hanno anche calcolato che con la pena capitale si risparmia. Nelle loro carceri un condannato resta dentro in media sei anni prima di essere giustiziato. Costa meno del carcere a vita.
• Sono discorsi da brividi. E pure Emanuele Kant... Ma non era un grande filosofo etico?
Sì, «il cielo stellato sopra di me, la legge morale dentro di me». che la pena capitale è profondamente radicata nella cultura occidentale. Benedetto Croce, alla Costituente, sostenne che i criminali nazisti non andavano processati a Norimberga, ma ammazzati, anzi «strozzati per vendetta» come aveva fatto Giulio Cesare con Vercingetorige in Gallia. De Maistre, tanto cattolico, scrisse che era immorale anestetizzare il condannato a morte. Egli doveva morire soffrendo, per espiare fino in fondo la sua pena. Del resto anche chi combatte la pena di morte lo fa con argomenti di principi lo Stato non punisce, ma redime, lo Stato non può farsi assassino a sua volta, la dignità dell’uomo, la civiltà, il diritto alla vita, eccetera.
• In definitiva, questa risoluzione da far votare all’Onu che cosa otterrà?
Dovrebbe, o potrebbe, ottenere la “moratoria”, cioè la sospensione delle esecuzioni in tutto il mondo. Ci vogliono 97 voti almeno e per ora, a quanto pare, ce ne sono 92. Il problema è di non infastidire gli Stati Uniti, l’unico paese democratico che ha ancora la pena di morte nella Costituzione, anche se poi molti Stati americani l’hanno proibita. Anzi, sarà bene precisare che la maggior parte degli Stati americani l’hanno proibita. Due o tre stati – come l’Illinois – hanno poi introdotto una moratoria: la legge di morte teoricamente c’è, ma non viene applicata. Anche l’esempio di Bush – 152 condanne a morte quando era governatore del Texas e mai nessuna commutazione – non deve ingannare. La maggior parte dei ricorsi, negli Stati Uniti, ottiene in realtà di trasformare la pena capitale in carcere a vita. Però noi ci concentriamo sull’America, mentre il caso più grave è quello della Cina.
• Quanti ne ammazzano in Cina ogni anno?
Il novanta per cento dei patiboli viene innalzato in Cina. Dati del 2005: 5494 giustiziati in tutto il mondo e di questi cinquemila solo in Cina. Ai condannati cinesi non viene comunicata la data fatale. Essi aspettano, giorno dopo giorno, che il destino si compia e questo periodo di attesa può essere corto, lungo o lunghissimo. S’è saputo che le autorità collegano tante volte il momento delle esecuzioni all’andamento del mercato degli organi. Quando nel traffico internazionale la domanda cresce, ammazzano un po’ di condannati, espiantano gli organi e li vendono. Glielo racconto perché non so se un voto dell’Onu sarà capace di metter fine a una pratica come questa.
• E l’Italia?
L’Italia, su questo, è stata sempre all’avanguardia. Ha abolito la pena una prima volta nel 1889 – praticamente unica in Europa – e poi, subito dopo la guerra, l’ha tolta dall’ordinamento dove il fascismo l’aveva rimessa. Anche in questa cosa dell’Onu il governo Prodi e il ministro D’Alema hanno molto merito. Hanno sposato la battaglia di Pannella – il quale, come al solito, ha digiunato, messo la Rai sotto assedio, strepitato in tutte le sedi possibili – e alla fine, tra lo scetticismo generale, sono riusciti a coinvolgere in questa battaglia mezzo mondo. [Giorgio Dell’Arti, Gazzetta dello Sport 18/6/2007]
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