Massimo Nava, Corriere della Sera 19/6/2007, 19 giugno 2007
L’ultimo bacio è alla fine del comizio di Limoges, il 29 marzo scorso, tre settimane prima delle presidenziali
L’ultimo bacio è alla fine del comizio di Limoges, il 29 marzo scorso, tre settimane prima delle presidenziali. Ségolène Royal si avvicina a François Hollande sul palco, lo sfiora sulla guancia. Lui appare imbarazzato, quasi si ritrae infastidito. un momento importante della campagna elettorale, si chiude il viaggio nel centro della Francia e la candidata socialista vuole ancora dare un’immagine di armonia in famiglia. L’unione trentennale con il compagno conosciuto sui banchi dell’Ena è finita da tempo, ma il coraggio di ammetterlo arriverà solo alla fine del calvario elettorale. Per questo adesso le ripetute distinzioni tra vita privata e vita pubblica, le rassicurazioni di Hollande – «non ci sono conseguenze politiche » – suonano poco convincenti. L’annuncio tardivo indebolisce Hollande, che lo ha subito. Ma getta dubbi sulla sincerità e la trasparenza della Royal durante i lunghi mesi della campagna per l’Eliseo. Due giorni prima del bacio di Limoges, nel libro-intervista Maintenant, la Royal aveva voluto precisare che «sì, stiamo e viviamo insieme», tornando a evocare il matrimonio mancato in Polinesia: «Gli amici di François lo hanno convinto a rinunciare alle nozze in piroga, per paura del ridicolo. Non ho insistito, non abbiamo bisogno di questo per amarci». Eppure, secondo il libro Femme fatale uscito dopo le presidenziali, la crisi risale addirittura a fine 2005, quando Hollande invita a cena da Lipp i compagni di partito Julien Dray e François Rebsamen: squilla il telefonino, François bisbiglia qualche parola e parte all’improvviso, lasciando ai commensali la carta di credito e il conto da pagare. Ségolène li chiama poco dopo per parlare con il compagno... Scoppia il finimondo, secondo Femme fatale (gli autori sono stati citati in giudizio per 150 mila euro, ma confermano) sarà il primogenito della coppia, Thomas, a chiamare la direzione di Paris Match chiedendo che la bella giornalista incaricata di seguire Hollande venga destinata ad altro incarico. «A ciascuno la sua rupture », ha ironizzato ieri, non senza cattivo gusto, il segretario dell’Ump Patrick Devedjian, ULTIMO BACIO Ségolène Royal e François Hollande prima della separazione evocando la ben più nobile rottura politica di Sarkozy. La crisi sentimentale della coppia Hollande-Royal è stata la crisi del partito socialista, costretto a spaccarsi in sostenitori dell’uno o dell’altra, con l’emergere di enormi disaccordi politici (sul fisco e l’apertura a Bayrou, per esempio), che hanno spinto la Royal a cercare i consigli del filosofo Bernard-Henri Lévy più che il sostegno di rue de Solférino. Per questo ieri mattina molti si sono sfogati: «Il partito non ha saputo aiutare la candidata» (Jean-Marc Ayrault), «la mancanza di comunicazione tra il segretario del partito e l’aspirante presidente era chiara a tutti» (Claude Bartolone). Ora il gioco si fa più aperto. La Royal ripete che prova «l’ammirazione e la stima di sempre» per l’ex compagno e che non farà niente contro di lui. Punta solo a prenderne il posto, come primo segretario del Partito socialista. Ségolène e François hanno stipulato un «Pacs» nel 2001: verrà sciolto in tre mesi se, come pare probabile, entrambi ne faranno richiesta. I quattro figli Thomas (23 anni), Clémence (22), Julien (20) e Flora (15) dovrebbero restare con la madre: è Hollande a lasciare la casa al pianterreno di Boulogne-Billancourt. Nel libro Les Coulisses d’une défaite che esce domani, la Royal spiega: «Gli ho chiesto di lasciare il domicilio, lui ha accettato». Come un presidente che ottiene le dimissioni del suo primo ministro.