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 2007  giugno 19 Martedì calendario

Come tutti quelli che vedono il mondo da un oblò, ha due vestiti e chissà quante camicie dentro all’unica borsa che si porta sempre dietro, correndo da una parte e dall’altra, da una cattedrale a una discarica, dal freddo al caldo, anche da un insulto a una stretta di mano

Come tutti quelli che vedono il mondo da un oblò, ha due vestiti e chissà quante camicie dentro all’unica borsa che si porta sempre dietro, correndo da una parte e dall’altra, da una cattedrale a una discarica, dal freddo al caldo, anche da un insulto a una stretta di mano. Gli occhi si sono fatti un po’ più stanchi: saranno gli sbalzi di temperatura, o sarà il peso della sua agenda e delle sue corse, sarà che ormai mandano lui dappertutto. Protezione Civile, la chiamano. In realtà lui è diventato l’uomo che fa tutto, pulisce il mare, toglie le navi affondate, costruisce ospedali da campo, combatte le influenze e soccorre gli autisti in coda, cerca di prevenire la siccità e ci difende dalle alluvioni, gli danno la cittadinanza onoraria a Stromboli, lo abbracciano piangendo a San Giuliano dopo un terremoto, e in Irpinia gli prendono a calci la macchina. La vita di Guido Bertolaso è diventata come la sua agenda, e un po’ come è lui, che ha quest’aria di un militare molto english, tutto dovere e niente corridoi. Così sta passando, senza sabati e senza domeniche, dalle contestazioni di Ariano alla chiusura dell’ultima discarica in Campania, quella di Parapoti, per la quale s’era impegnato personalmente il presidente Napolitano. Lui, l’uomo che non sta fermo, questa battaglia la vive come un fardello pesantissimo, ma non ha neanche tempo per pensarci. Il commissario per i rifiuti lo fa a stipendio zero. Anche gli insulti li prende a zero euro. E l’altro ieri intanto aveva già lanciato l’allarme meteo: rischio pioggia in Piemonte e Lombardia. E dalla prossima settimana pericolo «bolle di calore» al Centro-Sud. Nei suoi uffici stanno coordinando già tutto: ci sono le tabelle che indicano le condizioni di 18 città italiane tenute sotto esame. Da qui al fronte siccità, ennesima emergenza dell’agenda Bertolaso: da gennaio ha costituito un tavolo di lavoro con il professor Bernardo de Bernardinis, direttore dell’Ufficio Emergenze e Previsioni Prevenzione, riunendo tutti i maggiori esperti, dall’Arpa al Cnr all’Aeronautica. Oggi ci sarà un’altra riunione: ogni mese viene aggiornato il bollettino sullo stato di salute di fiumi e laghi. Nel frattempo, Bertolaso sta programmando la campagna anti-incendi boschivi cominciata il 9 giugno: su tutto il territorio sono già posizionati canadair ed elicotteri, che vengono spostati a seconda delle indicazioni. Anche qui lavoro di prevenzione. Dai boschi al mare. C’è la gara per il recupero del materiale giacente nelle stive della superpetroliera affondata a Genova Voltri qualche tempo fa, e vinta dalla Smit, la più importante ditta del settore: «Abbiamo imposto che il lavoro sia completato entro il 2008». Poi ha finito di spendere i 50 milioni per lo tsunami documentando tutto sul sito della Protezione civile, e ha fatto costruire il padiglione pediatrico dell’ospedale di Beslam, dopo l’attentato che costò la vita a 340 bambini. Saltando da un posto all’altro, guardando il mondo da un oblò. In verità, è una vita che corre, e che spegne incendi, da quella volta che era ancora un ragazzino di collegio, a Farfa, e organizzò le squadre di volontari per spegnere l’incendio su una collina. Di sé ha sempre detto: «Sono un tecnico, non mi occupo di politica. Non ho tessere». E’ vero. Dicono che sia amico di Andreotti e Rutelli. Vero anche questo. Ha lavorato per Berlusconi e per Prodi. Verissimo. Ma se glielo chiedete, lui risponde solo che lavora per il suo Paese e basta, come quel motto che è scritto sulla tomba di Kennedy ad Arlington: «Non chiederti cosa fa il tuo Paese per te, ma cosa fai tu per il tuo Paese». Figlio di un generale dell’aeronautica. Laurea in medicina. Sognava di viaggiare e voleva «curare gli ultimi del mondo». Il suo relatore della tesi gli disse: «Lei è un idealista, avrà tante delusioni». Reagì come fa sempre: lavorando più di prima. Prese il master a Liverpool in malattie tropicali, e partì volontario: Algeria, Tunisia, Burkina Faso, Mali. Dal ”77 al ”79. Nell’80 lo chiamò la Farnesina: «Lei è un esperto di malattie tropicali? Ci sarebbe da gestire un ospedale italiano in Thailandia». Quando arrivò lì l’ambasciatore lo guardò imbarazzato: «Ma lei è un ragazzo...». Aveva 30 anni, salì su una campagnola Fiat con una mappa in tasca, e al confine della Cambogia il medico thailandese che lo accompagnava gli indicò una risaia ridendo: «Quello è il tuo ospedale». Costruirono 4 padiglioni e ci restarono due anni. Il giorno che se ne andò portò via il suo tricolore: «Era finito per errore in una discarica. Lo recuperai con le mie mani». Nel ”97 fu chiamato da Francesco Rutelli per il Giubileo. Lavorò con lui fino alla primavera del 2001, e in quella veste aveva preparato un piano per il G8 di Genova. Quando vinse Berlusconi, prima del vertice, scrisse due righe a Gianni Letta: avete scelto le persone e le strategie sbagliate. Troppo tardi per rimediare, ma Letta se ne ricordò e lo chiamò alla Protezione Civile. Lui chiese carta bianca: «Voglio scegliere le persone senza giudicare la loro tessera politica». Oggi Bertolaso dirige 350 persone, che a loro volta debbono coordinare tutti i corpi dello Stato, militari e civili, e un esercito invisibile di un milione e trecentomila volontari. Partono dall’ufficio di via Ulpiano anche le istruzioni per realizzare i grandi eventi, dai vertici internazionali alla santificazione di Padre Pio. E quando tutto questo finirà, niente paura. «Saluto tutti e torno in Africa a fare il medico». Stampa Articolo