Federico Geremicca, La Stampa 19/6/2007, 19 giugno 2007
Come verrà spiegato al «popolo dell’Ulivo» che il leader che con Prodi e più di ogni altro ha predicato la nascita del Partito democratico - e che qualunque sondaggio indica come il preferito per la leadership del nuovo soggetto politico - nemmeno si presenterà (salvo improbabili colpi di scena) al giudizio dei cittadini-elettori il 14 ottobre? E poi: quanto risulterà credibile e vera l’investitura popolare del primo segretario del Pd, se Walter Veltroni non parteciperà alla contesa? Detto in due parole, è questo il nuovo tormentone da ieri in gestazione nel triangolo Ds-Margherita-società civile
Come verrà spiegato al «popolo dell’Ulivo» che il leader che con Prodi e più di ogni altro ha predicato la nascita del Partito democratico - e che qualunque sondaggio indica come il preferito per la leadership del nuovo soggetto politico - nemmeno si presenterà (salvo improbabili colpi di scena) al giudizio dei cittadini-elettori il 14 ottobre? E poi: quanto risulterà credibile e vera l’investitura popolare del primo segretario del Pd, se Walter Veltroni non parteciperà alla contesa? Detto in due parole, è questo il nuovo tormentone da ieri in gestazione nel triangolo Ds-Margherita-società civile. Perché è precisamente questo quel che dovrebbe accadere il 14 ottobre: tutti alle urne per scegliere tra Bersani e Franceschini, magari tra Rutelli e Fassino o ancora tra Anna Finocchiaro ed Enrico Letta. Ma con l’impossibilità di votare per Walter Veltroni, democratico ante litteram che però non si presenterà ai nastri di partenza. In sua vece, probabilmente, si proporranno per la guida del nascente partito Giovanna Melandri o Luca Zingaretti, perché i tanti veltroniani d’Italia a qualche candidato segretario dovranno pur collegare le loro liste, se vorranno entrare a far parte della futura Assemblea costituente. Può sembrare paradossale ma è questo lo scenario più accreditato dopo la svolta e l’accelerazione impresse ieri pomeriggio all’intera vicenda dal Comitato dei «magnifici» 45: voto popolare a candidati presenti in liste collegate a un candidato segretario, e poi ratifica della scelta del leader nell’Assemblea costituente. Alla fine, infatti, è passata la linea di chi chiedeva per il Partito democratico un segretario vero e autorevole, scelto dai cittadini: proprio la soluzione meno gradita a Veltroni. Di qui a un momento vedremo il perché dell’opposizione del sindaco di Roma a una tale procedura. Per intanto si può però annotare che, in un impeto di saggezza (e di coraggio), l’Ulivo ha scelto la via della massima apertura alla società civile in un passaggio dal quale dipende per intero il suo futuro: un segnale di vitalità, insomma, dopo mesi di difficoltà di ogni genere e di autoreferenzialità spinta all’estremo. Ma torniamo al paradosso iniziale ed a Walter Veltroni. A giudizio più o meno unanime (e naturalmente più o meno malizioso) in tutta la fase di definizione di regole e percorsi per la nascita del Pd, il sindaco di Roma si è mosso sulla base di una scelta e di un obiettivo: la scelta consiste nella decisione di rimanere primo cittadino della Capitale il più a lungo possibile (il suo mandato scade nel 2011) non essendo per altro particolarmente interessato ad un ritorno alla «vita di partito» quanto - piuttosto - alla candidatura a premier alle prossime elezioni politiche; l’obiettivo, di conseguenza, sarebbe stata l’elezione di un segretario del Pd «debole» o comunque senza velleità (e possibilità) di contendergli la premiership quando verrà il momento di scegliere il successore di Romano Prodi. Se questi sono l’obiettivo e la scelta di Veltroni, è indubbio che l’elezione diretta (o semi-diretta) del neo-segretario non è per lui un buon affare, essendo l’investitura popolare - notoriamente - un potente e incontrollabile propellente. E sarebbe precisamente per questo, secondo i maliziosi, che ieri il sindaco di Roma avrebbe tentato di «raffreddare» la decisione del Comitato dei 45, prospettando una serie di controindicazioni (in parte fondate) all’elezione diretta del primo segretario del Partito democratico. Controindicazioni però rigettate sull’altare della necessità di uno «scatto» che restituisca appeal e passione ad un progetto che andava via via appassendo e perdendo l’originario interesse. La linea scelta da Veltroni è stata contestata da più parti e con più argomenti. Ieri, prima della riunione del comitato dei 45, Arturo Parisi (sponsor da sempre dell’elezione diretta del segretario) avrebbe invitato il sindaco di Roma a ripensarci: avvertendolo che quando un treno passa bisogna saltarci su, perché non è detto che vi sia una seconda possibilità. Meno concilianti e più aspri alcuni commenti degli antichi amici-nemici dalemiani: «Veltroni spieghi cosa vuol fare nella vita - argomentava ieri uno dei collaboratori del vicepremier -. Il sindaco di Roma? Il segretario del Pd? Il candidato premier? Si candidi, si può discutere di tutto: l’unica cosa che non è accettabile è che pretenda di dettare tempi e modi della nascita del Pd in rapporto alle sue personali convenienze». In effetti, Veltroni non è apparso molto convincente, ieri, nelle obiezioni mosse al metodo dell’investitura popolare. «C’è il rischio di alimentare una competizione Ds-Margherita», ha spiegato: gli è stato obiettato, naturalmente, che la temuta competizione potrebbe a maggior ragione svilupparsi con la scelta dell’elezione indiretta (cioè da parte della sola Assemblea costituente) del segretario. «Dobbiamo stare attenti a non creare dualismi con Prodi, perché questo indebolirebbe il governo», ha poi aggiunto. Obiezione, questa, apparsa ancor meno spiegabile, in considerazione del fatto che è stato Prodi stesso a proporre che siano i cittadini ad eleggere il leader del Pd. La «resistenza veltroniana», insomma, ieri non ha retto alla voglia di rimettere in discesa il carro del Partito democratico. Ma probabilmente non è finita qui. E non resta che aspettare le prossime mosse del candidato-ombra: che è pur sempre il leader al quale sono affidate le maggiori chances di riscatto e risalita di un centrosinistra disorientato e sotto tiro.