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 2007  giugno 19 Martedì calendario

DAL NOSTRO CORRISPONDENTE

MADRID – Non sono furiose ma indispettite le monache della clinica madrilena del Rosario, struttura cattolica gestita dalla Congregazione della Carità di Sant’Anna. Non avrebbero voluto che fosse pubblicat o «Libros de Amor», una raccolta di poesie dall’alta temperatura erotica di Juan Ramon Jimenez, premio Nobel per la Letteratura 1956 scomparso mezzo secolo fa. Fra le conquiste amorose del poeta, descritte con sessualità esplicita, figurano alcune monache novizie dell’ospedale del Rosario, a Madrid, in cui il ventenne Jimenez trascorse un paio d’anni, descritti dallo stesso poeta come «fra i più felici della mia vita». E le monache hanno protestato con la società editrice Linteo, che pubblica il libro e che presenterà in pubblico l’opera domani nella celebre Residencia de Estudiantes. « una mancanza di delicatezza e di sensibilità. Lo scrittore stesso non aveva voluto pubblicare questo libro», afferma una suora della Congregazione, che ha già telefonato ai giornali principali del Paese, ingolositi dalla notizia. La religiosa della clinica del Rosario ha ragione nel ricordare che Juan Ramon Jimenez, poeta delicato, intimista, romantico, con una immagine di uomo lontano dai desideri terreni, aveva deciso di riporre nel cassetto la sua raccolta di poemi scritti in gioventù dai quali emerge una sfrenata vita amorosa e relazioni con numerose donne, alcune sconosciute, altre meno. Non voleva urtare la sensibilità della sua giovane moglie Zenobia Camprubì de Aymar, la donna di cui era innamoratissimo e che sarebbe stata la sua compagna per tutta la vita. Intendeva nascondere agli occhi della consorte e del mondo le avventure che avrebbero messo in dubbio la sua figura integerrima. Le monache del Rosario si sentono responsabili del buon nome di alcune novizie, approdate nel letto del poeta dalla nascosta sensualità. Di tre giovani religiose si conoscono le generalità: Amalia Murillo, che venne trasferita in un convento di Barcellona, Filomena Perez e Pilar Ruberte, pure lei allontanata «a causa dello scandalo». A quest’ultima l’indiscreto futuro Nobel dedica varie poesie. «Quando fuggiva... dalla impetuosa volontà del mio desiderio, si rifugiava in un angolino, come una gatta / però le sue unghie erano più dolci dei miei baci / e nella prossimità ardente del piacere della sua carne mi incendiava l’odore di tutti i suoi segreti... ». Si capisce perché il lussurioso Juan Ramon sconvolga le suore del Rosario. Lo scrittore rimembra: «Sorella Pilar, hai ancora così neri i tuoi occhi? / E la tua bocca così fresca e così rossa? E i tuoi seni...? Come sono i tuoi seni? Ti ricordi quando entravi nelle ore piccole nella mia stanza? ». E ancora: «Sorella! Sfogliavamo i nostri corpi ardenti / in una profusione senza fine e senza senso... ».
La passione carnale di Jimenez naturalmente non era eccitata soltanto dalle religiose. Vi sono giovani contadine e donne della borghesia. Fra queste ultime spicca il nome di Jeanne- Marie Roussié, moglie dello psichiatra di Bordeaux che curò dalla depressione lo scrittore e che venne ricambiato non con gratitudine ma con un paio di corna. Un’altra donna sposata fu Louisa Grimm, discendente dei famosi autori di favole, che fece conoscere all’amante la lirica inglese.
Le poesie erotiche sono destinate a suscitare scalpore in Spagna dove Jimenez è venerato come il grande autore di «Platero y Yo», un capolavoro scritto in prosa nel 1917 in cui fra fantasia e realismo si descrivono i rapporti fra un asinello, Platero, e il suo padrone. Lo scrittore ricevette il Nobel quando l’amata moglie Zenobia stava per morire e non poté lasciare il Portorico, dove risiedeva in esilio dal 1936, per recarsi a Stoccolma. Aveva abbandonato la Spagna allo scoppio della Guerra civile.